L’antifragile non vuole miti
La categorizzazione talebiana di fragile si addice appieno alla riflessione che Mare connesso: Europa e mondo islamico nel Mediterraneo (secoli XV-XIX) vuole introdurre. Una pagina dopo l’altra, il fragile è colui che soccombe, colui che non ha peso nelle narrazioni storiche. Perché la storia la fanno i vincitori, i più forti.
Edizioni Carocci ci regala una squisita analisi sull’alterità come costruzione di un espace movement tra Oriente e Occidente che si costruisce attraverso la documentazione attenta di episodi che cristallizzano l’immaginario collettivo dell’altro, del “turco”. Una raccolta di saggi curata da Jake Dyble, Alessandro Lo Bartolo ed Elia Morelli e pubblicata nel 2024.
Nel 1936 Jacques Lacan introduceva un concetto psicoanalitico noto come lo stato dello specchio secondo cui il senso di unità dell’Io deriva dal riconoscimento del proprio riflesso, inizialmente percepito come un altro da sé e poi ricondotto ad unica immagine personale. L’alterità è dunque un processo di consapevolezza che crea identità e divisioni, semplifica la costruzione di un io personale, nel caso di Lacan, e sociale, nel dialogo interculturale.
Il punto di forza di questa saggistica è un approccio interdisciplinare che permette di inquadrare il Mar Mediterraneo come un crocevia di scambi culturali, economici e politici. Dall’appropriazione culturale e fascinazione occidentale per l’esotico nel traffico delle mummie a Livorno, alla percezione dell’altro nel contesto della medicina e il trattamento che era riservato al galeotto straniero nel XVI e XVIII secolo.

Il cattivo straniero
Il Mediterraneo che viene tratteggiato è uno spazio dinamico che divide e unisce comunità differenti. Il focus sono gli strumenti politici, commerciali, finanziari, giuridici e culturali mobilitati nello spostamento di merci, persone e idee tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Una narrazione per una comprensione più profonda della percezione dell’altro, spesso influenzata da stereotipi o pregiudizi radicati.
La natura accademica di questa raccolta di saggi la rendono adatta a rivelare storie che altrimenti sarebbero state marginalizzate o trascurate. E’ il caso di Henry, un “servant” la cui storia non sarebbe arrivata al grande pubblico se non fosse stato di “nascita riguardevole”. Questo caso ci invita a riflettere su come determinate visioni del passato si siano formate attraverso una commistione di potere e privilegi.
In definitiva, Mare Connesso è complesso per chi non mastica di archivistica o storia medievale e contemporanea, tuttavia gli spunti di riflessione sono ampi e non si concludono nell’opera stessa. Per chi è disposto a immergersi nelle pagine della storia, mettendo in luce aspetti di storia e cultura che meritano maggiore attenzione, è possibile che sia solo il punto di partenza per esaminare prospettive diverse dall’eurocentrismo in cui spesso siamo immersi inconsapevolmente.




