La ragnatela delle spie
Bellotto e Giuliani firmano un libro complesso come “La guerra delle spie” (edito per Castelvecchi) che inquadra la guerra ombra tra gli 007 americani e cinesi
La battaglia ombra tra spie cinesi e americane non è limitata soltanto alla condizione di “guerra senza limiti” – che non è sfociata mai in guerra aperta – ma più ampiamente si colloca all’interno di un processo più ampio di ragnatela spionistica. La consapevolezza arrivata post 11 settembre, del fatto che gli americani non sono invincibili e, pertanto, con la conseguente fine del sogno americano e la sua grande illusione, sono i temi trattati nel primo – di cinque – capitoli. Interessante la panoramica sulla struttura dell’intelligence cinese, a noi forse poco nota, quel firmamento spionistico che coincide con l’MSS (Ministero della Sicurezza di Stato) e l’MPS (Ministero della Pubblica Sicurezza). Gli uffici e gli apparati spionistici cinesi – ma soprattutto il loro funzionamento – è fondamentale per comprendere in che maniera la Cina stia scavalcando gli Stati Uniti in termini di competizione per la formazione di 007.
La Nuova Via della Seta cinese è poi parte di un piano più grande per creare una sorta di fusione economico-civile-militare, dove l’high tech è il settore nel quale si gioca la partita più importante. Dai sistemi HikVision, al caso TikTok fino a toccare aziende che fatturano ormai miliardi come Huawei. Non ci troviamo in una nuova guerra fredda sino-americana ma quel che vogliono sottolineare Bellotto e Giuliani è il fatto che gli occhi e gli orecchi cinesi hanno ormai invaso il mondo.
Ma quindi cosa vuole fare questa Cina? Mettere le mani sul Vecchio Continente? Concentrarsi più nella “guerra” con gli Stati Uniti? Fare di testa sua? La cosa certa è che il Dragone senza dei competitor al suo livello – e sì, appare a prima vista come un paradosso – non riesce a tirare avanti. Bellotto e Giuliani parlano di un Project 141 che meriterebbe una trattazione più prolissa e differente, così come alcuni altri passi del libro, forse eccessivamente ancorati alle notizie dei quotidiani e che scavano poco in profondità su alcune tematiche che agli occhi dei più sono celate; restano un mistero.
La guerra delle spie (nonostante il riferimento a Hagen/Höttl sia un po’ cupo) è un ottimo libro per approcciare da neofiti alla competizione Cina-Stati Uniti, una buona analisi dei vari case studies ma, alla fine dei conti, un po’ povero di riferimenti di inchiesta, che forse avrebbero dato un lustro differente alla trattazione. Probabilmente non era l’intento di Bellotto e Giuliani, bravi giornalisti de “Il Giornale”, il primo molto interessato al tramonto del sogno americano, il secondo con un focus prettamente asiatico-centrico, ma avrebbe sicuramente contribuito (e non poco) alla capacità di presa del libro in toto.




