Un insolito spaccato di storia europea: i pirati in terra d’Islanda
Nell'estate del 1627 i corsari fecero un'incursione in terra d'Islanda: i "rapimenti turchi" sono raccontati nel libro "Schiavi dal nord".
Nell’estate del 1627 i corsari fecero un’incursione in terra d’Islanda: i rapimenti turchi sono raccontati nel libro Schiavi dal Nord.

Una storia silenziata dalle cronache ufficiali
Siamo sul finire degli anni Venti del Seicento e i corsari, sbarcati in Islanda, cominciano a fare razzia di villaggi, uccidendo decine di persone, catturandone più di 400 e sequestrando prigionieri sulle loro navi al fine di trasportarli in Nord Africa per essere venduti come schiavi. Questo, con massima dovizia di particolari, viene narrato in Schiavi dal Nord, il nuovo libro edito da Passaggio al Bosco, scritto a quattro mani da Karl Smári Hreinsson e Adam Nichols. Il primo, autore e storico indipendente, è stato ricercatore dal 2000 al 2005 all’Università del Maryland, negli Stati Uniti, mentre il secondo è professore associato della stessa università e opera nel dipartimento di Comunicazione, Arti e Studi Umanistici.
Il libro, che precisamente tratta la vicenda dell’attacco corsaro a Grindavík, racconta una storia che non è mai stata divulgata. L’interesse per questi “rapimenti turchi” (passati così alla storia, anche se compiuti da pirati di nazionalità marocchina) silenziati dalle cronache ufficiali nasce dal fatto che tale opera potrebbe mettere in discussione la narrazione dominante sullo schiavismo e getta uno sguardo obiettivo sul macabro traffico di esseri umani che ha attraversato la storia negli scorsi secoli.

Grindavík: un paradigma
Schiavi dal Nord è un insolito spaccato di storia europea, una pagina sofferente di storia del Nord, di spirito di adattamento, di un’umanità impressionante e resistente, in maniera molto tenace, alle avversità. La testimonianza portata avanti da Hreinsson e Nichols va controcorrente, si percepisce la loro bramosia di vivere e riconquistare una pagina di storia perduta; sin dai primi capitoli di questo libro. La storia tragica ha il suo inizio, come detto, nell’estate del 1627, momento in cui i corsari barbareschi provenienti dal Nord Africa razziarono i lidi islandesi in due differenti raid: il primo con un equipaggio proveniente da Salé, il secondo con predoni algerini che attaccarono i Fiordi Orientali. La prima località ad essere attaccata fu, per l’appunto, Grindavík, la cui storia (mai narrata) rappresenta il focus principale della ricerca dei due scrittori. La minuscola città ad un passo dal Circolo Polare Artico non si sarebbe mai aspettata di essere attaccata da corsari nordafricani né tantomeno che la maggior parte dei cittadini potessero essere venduti a Salé al termine di una traversata oceanica durata più di un mese. La fonte storica primaria è un manoscritto (riportato in numerosi passi nel libro) intitolato Tyrkjaráns-Saga, ossia, letteralmente, “La saga delle incursioni turche”.

Ma cosa c’entra la Turchia?
In Islanda, ci spiegano Hreinsson e Nichols, nel XVII secolo, il termine turco era riferito ai musulmani in generale, piuttosto che ai turchi che conosciamo noi oggi geograficamente. L’Impero Ottomano, al tempo, era di una grandezza quasi sterminata e, pertanto, anche solo i popoli raggiunti dall’Islam venivano automaticamente catalogati come turchi. La cronaca Tyrkjaráns-Saga è, come detto, lo scritto a cui i due autori si affidano per ricostruire gli eventi, narrati con imparzialità, dovizia di particolari e un sottofondo storico di curiosità sempre latente e, a tratti, molto intrigante. L’autore del manoscritto originale, Björn Jónsson, redasse la cronaca nel 1643 e sappiamo con certezza che egli non viaggiò mai fuori dall’Islanda: per questo motivo, la fonte è sì accreditabile come fondamentale, ma risulta non essere sufficiente a spiegare la storia delle incursioni turche in toto e il compito di Schiavi dal Nord è proprio cercare di colmare queste lacune. Se il resoconto su Grindavík risulta essere storicamente perfetto, un po’ lenta sembra scorrere, invece, la storia della famiglia benestante di Járnegerðarstaðir. Verso la fine del libro, invece, si trovano interessanti lettere del tempo indirizzate proprio ad un membro della famiglia residente a Járnegerðarstaðir, che ci fa comprendere anche quali termini e come fossero redatte le lettere in Islanda nel XVII secolo, aiutando così il lettore ad immergersi con più fedeltà nella tragedia narrata dalle ottime capacità del duo Hreinsson-Nichols.
Un ultima nota, ma non per importanza, riguarda l’uso delle interessantissime immagini, nonché di alcune mappe che aiutano a non perdersi nel mare magnum di nomi, almeno a prima vista, di difficile lettura e comprensione.




