Un’etica della guerra civile, secondo Tiqqun
GOG Edizioni ha pubblicato "Introduzione alla guerra civile" del collettivo Tiqqun e questa è la nostra recensione a riguardo.
GOG Edizioni ha pubblicato “Introduzione alla guerra civile” del collettivo Tiqqun e questa è la nostra recensione a riguardo.

La propaganda ideologica di Tiqqun
Come può riuscire una rivista d’ispirazione anarco-insurrezionalista, di cui non conosciamo autori (o almeno nessuno ha interesse a essere riconosciuto come tale) ad aver avuto un determinante impatto (almeno filosoficamente parlando) in un periodo di tempo così ridotto dalla fine degli anni Novanta agli inizi del Duemila? Mitizzata dalla estrema sinistra anarchica francese, dai movimenti di rivolta d’oltralpe e d’oltreoceano, Tiqqun ha circolato ovunque, in soli due numeri (nel 1999 e nel 2001) e poi si è dissolta. L’idea era quella di fomentare la crescente insoddisfazione per questo mondo e che gli attivisti filo-Tiqqun si accendessero in un’insurrezione. Questo non è mai successo. O, almeno, soltanto in brevissime e molto limitate parentesi, con pochissime persone coinvolte. In Italia si è diffusa tra i centri sociali e le accademie (soprattutto negli ambienti vicini a Giorgio Agamben) e, dalle ceneri della sua dissoluzione, è sorto il cosiddetto “Comitato Invisibile” (che, in parte, ha presenziato anche alle rivolte dei gilet gialli il 24 novembre 2018 a Parigi).

La parola della guerra civile
Gli articoli della rivista sono critici nei confronti della società capitalista moderna e “Introduzione alla guerra civile”, edito, con coraggio (ci teniamo a sottolinearlo), da GOG Edizioni, non è da meno. Presenta diagnosi di molti aspetti specifici della società moderna. Anche se non citato apertamente, è chiaro il riferimento al concetto di società dello spettacolo di Guy Debord, che viene utilizzato per spiegare come i mezzi di comunicazione e i processi di socializzazione sostengano la società capitalista esistente, mentre è più volte sottolineato come il concetto di biopotere (soprattutto nella parte centrale del libro) di Michel Foucault viene utilizzato per spiegare come gli Stati e le imprese gestiscano le popolazioni attraverso i loro bisogni fisici. I termini tecnici che si leggono costantemente, come “Bloom” (che si riferisce ad una sorta di archetipo di essere umano o soggetto moderno alienato, che prende il nome dal personaggio Leopold Bloom dell’Ulisse di Joyce) rappresentano la voglia di creare un nuovo linguaggio, altro, differente dalle traduzioni, che, per Tiqqun, rappresentano la mancata comprensione di una forma-di-vita che non riesce a comunicare con un’altra, rendendosi tra loro intraducibili. Sebbene in Introduzione alla guerra civile il termine “Bloom” valga spesso come sinonimo per “uomo”, gli autori ci tengono a sottolineare che i concetti non sono di genere, bensì liquidi. Il libro, la cui prima traduzione inglese risale al 2010, è, in alcune sue parti, estremamente anticipatrice dei problemi della società odierna e offre modalità alternative di risoluzione. Già, in effetti, dalla parola ‘Tiqqun’: il termine riprende il concetto di “Tiqqun ‘olam”, termine teologico ebraico che si riferisce alla riparazione o alla guarigione del mondo. In Introduzione alla guerra civile, quindi, sono molteplici i riferimenti al miglioramento della condizione umana attraverso il ribaltamento della moderna società capitalista.

Come leggere Introduzione alla guerra civile
Introduzione alla guerra civile è il testo più spiccatamente filosofico della rivista, un inno alla gioia della rivolta e alla passione per la disobbedienza, una critica serrata al dispositivo statale, il cui scopo, a detta degli autori, è quello di neutralizzare le forme-di-vita e ridurre i suoi membri a individui, dispensando predicati (come, ad esempio, l’essere italiano, donna, omosessuale, comunista…). È solo nella guerra civile e nella lotta, per Tiqqun, laddove si palesano amici e nemici, che le forme-di-vita possono dispiegarsi liberamente, recuperando quel romanticismo rivoluzionario caduto in disuso negli anni e per questo, secondo gli autori, sempre più necessario. Un testo, Introduzione alla guerra civile, ormai mitizzato negli ambienti della sinistra anarchica francese che GOG ha messo in luce, per la prima volta, in Italia. Una risposta coraggiosa, ardua, forse, a tratti, incomprensibile. Al contempo rischiosa e pericolosa, ma anche utile per capire alcuni ragionamenti, anche non condivisibili, che potrebbero facilmente crearsi nel dibattito odierno. Introduzione alla guerra civile va vista come una possibilità di visione, una guerra ma senza polvere da sparo, fatta da articoli e commi che citano Solone nella Costituzione di Atene, fino ad arrivare a Carl Schmitt in Neutralità e neutralizzazione, passando per Lao Tse, Nietzsche e Deleuze e Guattari. Perciò, com’è utile leggere, oggi, Tiqqun? Crediamo rielaborando, attualizzandoli, i loro concetti, seguendo il loro pensiero, facendone uso individuale e prendendo una posizione, non per forza definitiva ed escludente. Soltanto così, Introduzione alla guerra civile, comprendendolo in queste sue forti assunzioni, può aiutare a rendere intellegibile il mondo con una sua personalissima traduzione e visione con la quale si può (e forse è paradossalmente consigliato!) non essere concordi.




