La figura del “Poeta cileno” nella narrativa di Alejandro Zambra
Recensioni
30 Dicembre 2022

La figura del “Poeta cileno” nella narrativa di Alejandro Zambra

di Renata Bernardo

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“Come dialogano i poeti cileni di oggi con questa eredità? Com’è essere poeti in un paese dove a quanto pare l’unica cosa buona è la poesia?”

“Poeta cileno”, edito da Sellerio, è senza dubbio un romanzo sui generis all’interno della produzione letteraria di Alejandro Zambra, e non lo è solo in considerazione della sua inusuale lunghezza rispetto alle altre opere, circa 400 pagine. Il romanzo rappresenta una novità poiché esplora una tematica di certo non ricorrente nella narrativa contemporanea e non: il rapporto tra un patrigno – o padrasto in spagnolo, oppure chau nella lingua degli indios mapuche- e figliastro.  Nonostante Zambra concentri la sua opera su questo argomento, il vero protagonista del romanzo è la poesia, o meglio, il ruolo della poesia in Cile. La poesia fungerà da filo conduttore all’evoluzione della storia e dei personaggi. 

Gonzalo e Carla, i protagonisti dei primi capitoli, dopo una breve relazione avuta da adolescenti, si incontrano in un locale a Santiago del Cile, dopo molto tempo dal loro ultimo incontro. Zambra non perde occasione di mostrarci, con la sua inconfondibile ironia, come Carla e Gonzalo abbiano due caratteri molto diversi: se la prima è pragmatica, difficilmente impressionabile e a tratti snob, Gonzalo, invece, è un inguaribile romantico, non a caso è un poeta, e rincorre imperterrito Carla con l’ausilio delle sue poesie.

Quando si rincontrano, sono cambiate molte cose, prima fra tutte il fatto che Carla, sei anni prima da una breve relazione, abbia avuto un figlio di nome Vicente. 

I due vecchi fidanzatini riallacciano comunque i rapporti e in una maniera alquanto naturale tornano a stare insieme in una relazione certamente più solida, tra due persone adulte. Un po’ per caso, come la prima volta che si sono conosciuti, Gonzalo e Vicente istaurano un dialogo, che nel corso degli anni si solidifica. Carla, Gonzalo e Vicente diventano una famiglia a tutti gli effetti. Zambra mette a nudo la tormentata visione di Gonzalo in merito al suo ruolo di patrigno: sarà all’altezza del compito? Vicente gli vorrà davvero bene?

La quotidianità di questa famiglia – o famiglistra, come la definisce Vicente- verrà messa a dura prova dalla vittoria di una prestigiosa borsa di studio da parte di Gonzalo che ne implicherà il trasferimento a New York. Gonzalo e l’allora undicenne Vicente si separano improvvisamente e in un modo apparentemente definitivo. Vicente non risponde alle email del patrigno: si sente abbandonato, privo della figura paterna alla quale si era tanto affezionato. 

Nella seconda parte del romanzo, il diciottenne Vicente non ha dubbi, non frequenterà l’università perché la sua più grande passione è, non a caso, la poesia. Mosso da onorevoli ideali, giustificherà la sua scelta a Carla e Leon (suo padre biologico) spiegando loro che fin quando l’istruzione in Cile non diventerà pubblica, alla portata idi tutti, non presenterà alcuna domanda di ammissione per nessuna università. Nel suo percorso di giovane e tormentato poeta emergente, Vicente incontra Pru, giornalista americana. Da questo incontro nasce una relazione per certi aspetti analoga a quella tra Carla e Gonzalo da adolescenti: è Vicente che rincorre Pru. 

Pru, comunque, si trova in Cile per un ambizioso articolo: è intenzionata a intervistare tutti i poeti cileni. Inizia così un meraviglioso viaggio alla scoperta di luoghi, poesie e personalità influenti del Cile, che si concluderà con un inaspettato riavvicinamento dei protagonisti e un finale memorabile. 

Zambra, dunque, dopo aver approfondito la vita familiare di Carla, Gonzalo e Vicente, ci porta all’attenzione un’altra famiglia, disfunzionale e troppo affollata: quella dei poeti in Cile. E proprio come dei figli, non è facile per i poeti cileni emergenti fare i conti con l’importante eredità lasciata dai genitori. 

Madrepatria di Neruda, Parra, Bolaño e molti altri, il Cile conserva uno spietato e viscerale attaccamento alla poesia. La figura del “Poeta cileno” delineata dalla penna di Alejandro Zambra, anch’egli poeta, contiene il fascino di un Cile inedito, inesplorato e affascinante. Grazie a questa lettura vengono meno i confini psicologici che si interpongono alla concezione standard di vita familiare: la famiglia è in tutto. Non sono necessari legami diretti di sangue, non è nemmeno necessario convivere sotto lo stesso tetto. Famiglia, in “Poeta cileno” significa amore per la poesia, nella sua forma più pura.