V. Babele deve crollare, nel suo nuovo album Mannarino ci canta il perché
Recensioni
13 Ottobre 2021

V. Babele deve crollare, nel suo nuovo album Mannarino ci canta il perché

V, il nuovo album di Mannarino, è uscito il 17 settembre 2021. In un caleidoscopio di suoni e voci, il cantautore romano ci porta le voci di protesta di tutto il mondo. Mannarino le ha raccolte per noi e le ha unite in questo disco, tripudio di lamenti in canti gioiosi, come solo alcuni popoli sanno fare, voci di ribellione.

di Carlo Mondello

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Mannarino, dopo lunghi viaggi e lunga attesa, è tornato. “Apriti cielo”, sua ultima fatica, risale ormai al lontano 2017 e se in quell’album sonorità di tutto il mondo iniziavano a fare capolino tra le note del cantautore romano, in “V” troverete un tripudio di influssi in grado di farvi sentire davvero dalla parte opposta del pianeta. Le frontiere, perlomeno quelle musicali, sono state abbattute, non serve nessun documento per muoversi da una traccia all’altra.

Dove

A un’iniziale ascolto, voci, suoni, canti si rivelano stranieri e l’orecchio si perde. Dov’è stato Mannarino? Che ha fatto? Chi lo segue sa quanto sia un viaggiatore nel vero senso del termine e Africa, il primo singolo estratto, è già manifesto di tutto il disco. Ma non fermatevi solo in questo continente, c’è molto spazio. È in Africa però, che si trova la culla dell’umanità, nel continente più povero e maltrattato del pianeta. È qui che tutto ha avuto origine e da qui l’uomo si è allontanato per dare vita a una “civiltà” che oggi riecheggia come una parola vuota:

“Lasciami entrare nell’Africa
Qui fuori c’è troppa logica
Lasciamo fare alla musica”

Africa

Quando

Un viaggio che è anche nel tempo, per tornare alle origini, per ricordarci chi eravamo anche migliaia di anni fa. “V” è davvero un immenso progetto musicale che fonde universi lontani per poi lasciarci intendere che l’universo umano è uno solo. Guardare indietro ci può salvare dalla cecità che ci opprime e che non ci permette di vedere le disparità dell’oggi. Una denuncia che sa tanto di ballo ancestrale e sciamanico, lingue provenienti da tutto il mondo, canti che celano, nella loro lingua magica, verità perenni.

“Gli occhi di Iracema sono d’acqua 
La goccia che si dondola si stacca 
Cade sulla pietra e poi si spacca 
Ma mille gocce spaccano la pietra”

Agua

Bastano solo quattro versi di Agua per poter scorgere dentro l’imperfetta forma di una goccia, quanto Iracema, eroina del romanzo di José de Alencar, abbia la stessa forza che i latini riassumevano nella locuzione “gutta cavat lapidem”. Quell’energia dettata dalla perseveranza e non dal furore. Una rivoluzione è però necessaria, ci siamo persi e il divario è adesso troppo grande. Saranno le donne a salvare il mondo, per Mannarino non sembra esserci altra soluzione, e una Bandida deve tenere le redini del cambiamento.

Chi

Un album che è elogio dell’eterno femminino, come amerebbe dire Goethe. In Lei, c’è tanto di questo topos da rievocare l’immagine della Maddalena ritratta in “Supersantos”, con tutta quella forza e quella umanità che Mannarino sa tratteggiare.

Brutte notizie per i nostalgici de “Il bar della rabbia”, Mannarino è proprio cambiato, ma in meglio. Si può ancora ballare, non preoccupatevi, basta mettere su Ballabylonia e provare anche a cantarla.

“E l’amor chegou what we have to do?
Yemanja Xangò y l’amour toujours
E la banda passò hasta Timbuktu
Habibi look my gun is dancing near to you”

Ballabylonia

Grande Torre di Babele – Pieter Bruegel Il Vecchio – 1563

Perché

E ancora una volta è Babele che deve cadere, la torre che abbiamo costruito, protesi verso un qualcosa, non ci ha innalzato, ci ha solo allontanato dalla Terra, ci ha offuscato la vista e resi sempre più sordi alle voci che si sollevano dalle parti più povere del mondo. Mannarino le ha raccolte per noi e le ha unite in questo disco, tripudio di lamenti in canti gioiosi, come solo alcuni popoli sanno fare, voci di ribellione. E allora ben venga la confusione delle lingue e dei suoni, perché questa musica ci ricorda un antico linguaggio universale che può solo renderci più uniti.