Giovani, Eurostat: il 67,3% degli italiani vive ancora con mamma e papà

Giovani, Eurostat: il 67,3% degli italiani vive ancora con mamma e papà
FOTO: Buzz

Bamboccioni, choosy, svogliati e chi più ne ha più ne metta: in questi anni la politica non le ha certo mandate a dire ai giovani nostrani, dipingendoli come pappemolli incapaci di lasciare il confortevole nido di casa e costruirsi una vita propria. Ovviamente le definizioni non certo lusinghiere elencate poc’anzi sono già state ampiamente criticate, discusse e – alla fine – ritrattate dagli stessi ‘autori’, ravveduti per quanto riguarda i loro torpiloqui ma costantemente incapaci di fornire alla linfa vitale di questo Paese gli strumenti necessari per emanciparsi dall’ambiente natìo.

Eppure proprio quello sarebbe il compito della politica, gestire le risorse in modo da offrire ai cittadini gli strumenti per vivere dignitosamente. Ma una vita dignitosa, con un Pil (uso un termine economico) ‘strisciante’ e una disoccupazione – specie giovanile – alle stelle, è perolpiù un’utopia malcelata dietro misure insufficienti (vedi la nuova Legge di stabilità) e trovate da cabaret (su tutte il recente fertility day) che di certo non aiutano le famiglie in difficoltà, né agevolano il giovane passerotto a spiccare finalmente il volo.

Non c’è solo l’alto tasso di disoccupazione o un Pil che cresce a ritmo di zerovirgola a raccontarci come stanno realmente le cose; stando ai nuovi dati forniti da Eurostat, infatti, il 67,3% degli italiani di età compresa tra 18 e 34 anni, vive ancora con i genitori. La percentuale – fornita dalla stessa fonte – sale addirittura al 50,6% se si considera la fascia d’età compresa tra 25 e 34 anni. I dati sono impietosi e proiettano l’Italia al secondo posto in Ue, dietro alla sola Slovacchia, che si guadagna lo scettro attestandosi a quota 69,6%. Insomma, ‘un’eccellenza’ di cui non andare certamente fieri e ben lontana dagli strepiti del presidente del Consiglio e dalla maggioranza, entrambi sempre pronti a giurare che l’Italia è ripartita, a dispetto di chi sa solo fare polemica stando a una (non meglio precisata) finestra.

Eurostat ha inoltre precisato che la media europea dei giovani che vivono ancora con i genitori è al 47,9%, in discesa rispetto al 48,1% del 2014: un risultato incoraggiante e in antitesi – ça va sans dire –  con l’Italia, per la quale si è registrato addirittura un incremento di quasi 2 punti percentuali tra il 2014 e il 2015. Eurostat ha infine rilevato che nel nostro Paese poco più di 4 persone su 10 (in pratica 4 persone e uno stinco) continuano a vivere in casa con i genitori nonostante abbiano un impiego lavorativo fisso. Sarebbe opportuno analizzare più in profondità queste 4 persone (più lo stinco) su 10, capire le reali motivazioni che impediscono loro di lasciare la casa in cui sono cresciuti ma ci ritroveremmo di fronte a percentuali tanto elaborate quanto inutili ai fini dell’analisi. Di sicuro, tra le motivazioni – e questo è un punto importante – non mancherà il fatto che vivere per conto proprio non è certo un passo da affrontare a cuor leggero: tra affitto, bollette e spese varie, uno stipendio – seppur fisso – si polverizza in men che non si dica, trasformando – estremizzo – il cinema a 2 euro del mercoledì in un sogno irrealizzabile.

Ultima – ma non ultima – riflessione riguarda il concetto di ‘giovani’; sorprende infatti che si adoperi tale termine con persone che hanno superato da un pezzo i trent’anni. Le agenzie di stampa (alcune) hanno varato il termine ‘giovani adulti’, un accoppiamento che mi lascia sinceramente perplesso e mal si addice a identificare una fascia d’età in cui in molti Paesi – sviluppati e non – il termine ‘giovane’ decade in genere poco oltre il diciottesimo anno d’età, per lasciare spazio a un più adatto ‘adulto’, un uomo o donna pronto/a a vivere in piena autonomia la propria esistenza. A ben vedere, anche in Italia si diventa ‘adulti’ a 18 anni (età in cui si acquisiscono pieni diritti/doveri) ma togliersi di dosso – in questo caso come aggettivo – la parola ‘giovane’, resta affare complicato. Si finisce, dunque, in un controsenso non solo grammaticale ma etico e anche pratico, un limbo dal quale è difficile uscirne e attraverso il quale la politica attua virtuosismi di cui faremmo volentieri a meno.

E mentre nei telegiornali la preoccupante percentuale diffusa da Eurostat passa come sesta o settima notizia (preceduta anche dalla distruzione della sonda Schiapparelli), tanti (giovani) adulti pulcini (ormai grandicelli) sono ancora costretti a tenere le ali ripiegate, in attesa di una reale presa di coscienza da parte della politica, che sempre più appare distaccata dalle reali necessità del Paese.

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