Rapporto choc della Caritas: gli italiani al sud più poveri degli immigrati

Rapporto choc della Caritas: gli italiani al sud più poveri degli immigrati
Al sud Italia ci sono più giovani poveri che immigrati

Uno dei dibattiti più ricorrenti nel nostro Paese riguarda la presenza degli immigrati e i benefici/svantaggi che ne conseguono dal loro arrivo in Italia. Come ho spiegato dettagliatamente in un articolo precedente (leggi qui), gli immigrati e gli stranieri in Italia contribuiscono alla ricchezza e allo sviluppo del Paese, in quanto producono circa il 10% del PIL nazionale: le tasse versate dagli stranieri sorreggono il welfare nazionale, creano lavoro, grazie ai loro contributi molti anziani hanno potuto ricevere le pensioni. E come hanno sempre sostenuto gli economisti seri: gli immigrati che lavorano in Italia sono come un dono per le casse disastrate del nostro Paese, se non ci fossero loro le cose andrebbero peggio. Ma ovviamente questo non basta ad eliminare la povertà esplosa in Italia a causa della crisi economica che perdura ormai da quasi dieci anni.

Al sud gli italiani sperimentano il disagio più degli immigrati

Qualcosa in Italia sta cambiando, e forse questa volta proprio in peggio. Noi siamo abituati a vedere gli immigrati chiedere aiuto ai centri della Caritas, ma per la prima volta, nel 2015, nel sud del Paese il numero degli italiani che ha chiesto aiuto ha superato di gran lunga quello degli stranieri. È questo l’assurdo dato emerso dal rapporto 2016 della Caritas su «la povertà in Italia». A livello nazionale il peso dei migranti sulle fasce povere (persone che non hanno le risorse economiche necessarie per vivere in maniera minimamente accettabile) continua a essere maggioritario – in generale gli stranieri restano i più colpiti dalla crisi, con una percentuale che si aggira attorno al 57,2%, ma nel Mezzogiorno gli italiani hanno sorpassato gli stranieri con il 66,6%.

Rapporto 2016 della Caritas su «la povertà in Italia». Dopo una lunga e consolidata prevalenza femminile, il 2015 ha segnato anche un importante cambio di tendenza nel genere. Infatti per la prima volta c’è una sostanziale parità tra uomini (49,9%) e donne (50,1%). Di media, l’età delle persone che si rivolge ai Centri Caritas è di 44 anni. Tra i beneficiari dell’ascolto e dell’accompagnamento prevalgono le persone coniugate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Il titolo di studio più diffuso è la licenza media inferiore (41,4%); a seguire, la licenza elementare (16,8%) e la licenza di scuola media superiore (16,5%). I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale. I numeri del rapporto sulla povertà sottolineano anche i bisogni che hanno spinto a chiedere aiuto e sono perlopiù di ordine materiale. Con il 76,9% spiccano i casi di povertà economica; al 57,2% il disagio occupazionale. Dati da non trascurare i problemi abitativi (25,0%) e familiari (13,0%). Sono frequenti anche casi in cui le situazioni di disagio si cumulano con due o più ambiti problematici.  Per quanto riguarda i profughi e i richiedenti asilo, sono stati ben 7.700 le persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto della Caritas nel corso del 2015. Si tratta in larga parte di uomini (92,4%), con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da paesi africani e asiatici. Il rapporto segnala anche un’altra inversione del trend rispetto al passato. «I dati – si legge nel documento – descrivono una povertà che potrebbe definirsi inversamente proporzionale all’età, che tende cioè a diminuire con l’aumentare di quest’ultima». Pensioni sociali e piccoli sostegni riescono insomma a rendere meno drammatiche le condizioni degli anziani, mentre la persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato e sta ancora penalizzando soprattutto i giovani e giovanissimi in cerca di occupazione e gli adulti rimasti senza impiego.

Il Sud conferma in ogni caso il triste primato di luogo delle criticità. Nel rapporto si ricorda infatti che nelle regioni meridionali «vive il 34,4% dei residenti in Italia e si concentra il 45,3% dei poveri di tutta la nazione». Ancora una situazione sulla quale riflettere.

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