Ponte sullo stretto? no grazie, prima il lavoro e le opere urgenti

Ponte sullo stretto? no grazie, prima il lavoro e le opere urgenti

Matteo Renzi è sicuro, il ponte sullo stretto di Messina “si farà, il problema è quando”. No, il problema non è tanto il quando, il punto cardine è il “si farà”. Proprio come alcuni predecessori, il Primo ministro ha rispolverato la proposta di realizzare il tanto discusso ponte sullo stretto di Messina, un’opera faraonica ai limiti dell’ingegneria umana che sin da quando è stata concepita nell’idea si è rivelata essere fallimentare.

Il progetto di unire la Sicilia al continente ha origini remote; durante le varie epoche sono state avanzate numerose proposte: dal collegamento tramite barche a quello sottomarino, dalla realizzazione di un ponte a campata unica al concorso indetto dal Ministero per i lavori pubblici nel 1969, dal ponte strallato al ritorno in auge del progetto del collegamento a campata unica; insomma, tante idee ma nessuna ancora realizzata in concreto: che ci sia un messaggio nascosto che la politica non riesce o non vuole cogliere?

Oltre al messaggio sibillino, i progetti finora proposti hanno un altro denominatore comune: il fiume di denaro speso per sovvenzionarli, un fiume metaforico che si fa beffa della Messina – ma non solo Messina – senz’acqua, costretta a servirsi delle autobotti o a stipare la poca acqua disponibile in piccole cisterne domestiche – quando va bene – oppure dentro alle pentole da cucina.

Mentre il governo ha approvato la richiesta di stato di emergenza per il messinese, Renzi ha parlato della necessità di connettere la Sicilia e Reggio Calabria all’alta velocità e di un investimento pari a 2 miliardi di euro (ripartiti in 5 anni) per la rete stradale e ferroviaria siciliana. I conseguenti 400milioni di euro annui sono poca cosa ma se spesi con criterio potrebbero alleviare la situazione attuale che – testimonianze dirette alla mano – si riassume nelle quasi 6 ore necessarie per spostarsi da Catania a Palermo utilizzando i mezzi pubblici.

In breve, l’apertura di Renzi al ponte sullo stretto stride con le priorità del territorio e si scontra con altre necessità più impellenti quali l’ultimazione di opere in corso (come la Salerno – Reggio Calabria), la realizzazione di progetti di prevenzione delle calamità e il miglioramento della situazione occupazionale, specie quella giovanile. Investire ingenti capitali per realizzare il ponte senza prima risolvere in toto le problematiche esistenti dimostrerebbe senza ombra di dubbio il disinteresse della politica verso i reali problemi della società, tra cui è bene ricordare il 40% di disoccupazione giovanile.

Purtroppo la sensazione di disinteresse è sempre più concreta: mentre l’Inps ha avanzato una proposta per dare sostegno economico agli over 55 adoperando fondi ricavati da una riduzione sui vitalizi e sulle pensioni da oltre 2mila euro, il governo ha prontamente bocciato il progetto “Si è deciso – spiega il Ministero del Lavoro in una nota – di rinviare perché quel piano, oltre a misure utili come la flessibilità in uscita, ne contiene altre che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi”. Intervenire sui diritti acquisiti è arduo ma in questo caso sarebbe quantomeno auspicabile; lo stop alla proposta dell’Inps – arrivato da Poletti e da Alfano – sembra più una scelta ‘d’interesse’ che una scelta di tutela spassionata dei diritti acquisiti.

Probabilmente il ‘mettere le mani in tasca’ a chi percepisce un vitalizio o una pensione molto più che dignitosa avrebbe ripercussioni in campo elettorale e il Pd ne è consapevole: i ‘bamboccioni’, i ‘choosy’, gli esodati e tutti coloro che hanno perso il lavoro non sono ‘appetibili’, in effetti non sarebbero mai in grado di pagare mille euro per partecipare a una cena di partito. Il fatto di non essere ‘appetibili’ – tra l’altro – è dimostrato dalla manovra degli 80 euro, distribuiti solo tra chi già prende un discreto stipendio: chi prende meno – o non prende nulla – rispetto alla soglia, non becca un solo centesimo. Il tutto accade mentre in alcuni Paesi avanzati dell’Europa il reddito di cittadinanza è realtà consolidata.

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