Maltempo: perché prevenire è meglio che curare

Maltempo: perché prevenire è meglio che curare

Il maltempo che ha flagellato Calabria e Sicilia ha lasciato dietro di sé 2 morti e danni ingenti. Case allagate, frane, rotaie divelte e strade letteralmente sgretolate rappresentano la drammaticità della situazione in questo momento.

Sebbene il governo sia pronto a riconoscere lo stato di emergenza occorre tener presente alcuni elementi, che portano a pensare come ci sia poca volontà politica di prevenire e si preferisca, invece, incrociare le dita appena arriva il maltempo e inviare soldi pubblici per ripristinare le strutture così com’erano prima di essere spazzate via. Un chiaro esempio è la tubatura che porta l’acqua nelle case di Messina: a poche ore dal ripristino, la conduttura si è nuovamente danneggiata comportando un’altra interruzione della fornitura. L’Ente che gestisce la tubazione interrata ha respinto ogni accusa, sostenendo di non essere responsabile della frana che ha causato il danno ma – al contempo – ha riconosciuto che l’area in cui è sita la tubatura è a rischio idrogeologico. In pratica se Messina è senz’acqua è colpa della frana, non dell’Ente, che nonostante riconosca la natura instabile del terreno si è di fatto svicolato ed ha avviato nuovi lavori di ripristino dell’esistente.

Sostanzialmente l’impressione è che si proceda rattoppando e puntellando quà e là, senza intervenire a fondo con opere di largo respiro che siano in grado di coniugarsi con la morfologia del territorio e la mutevolezza delle condizioni climatiche. Ovviamente queste opere hanno costi elevati ma, dati alla mano, sarebbero sicuramente inferiori al quantitativo di soldi spesi finora per le emergenze. Agire con lungimiranza significherebbe inoltre prendere coscienza di quanto riportato da Legambiente, che in un accurato dossier aveva da tempo segnalato la presenza di un cambiamento climatico in atto: “Una conferma del cambiamento climatico e il conseguente intensificarsi di fenomeni metereologici intensi arriva dai dati Ispra (Annuario dei dati ambientali 2011, Ispra 2012) relativi alla quantità di pioggia caduta nei principali eventi alluvionali dal 2009 ad oggi, come quello di Messina nel 2009, della Liguria nel 2010 e 2011, della Toscana (in Lunigiana nel 2011 e in Maremma nel 2012), la concentrazione di pioggia caduta al suolo nelle 24 ore più critiche corrisponde spesso a circa un terzo, o a volte alla metà, delle precipitazioni medie annue della regione. In Sicilia, ad esempio, nell’evento del 2009 la quantità di pioggia caduta in una sola giornata è stata pari al 78% della precipitazione media annua di tutta la regione. Negli eventi alluvionali della Toscana del 2011, in una sola giornata, la quantità di pioggia caduta sul suolo è stata pari a circa il 40% delle precipitazioni medie annue della regione. Per la regione Liguria si nota come negli eventi del 2011 la quantità di pioggia caduta nelle due giornate più critiche tra fine ottobre e inizio novembre è stata oltre il 65% della piovosità media annua della regione”.

Quanto ai soldi spesi per le emergenze, colpiscono le rilevazioni di Legambiente: considerando solo “il triennio 2009-2012, lo Stato ha dovuto stanziare più di un miliardo di euro per far fronte alle emergenze di 13 Regioni. Il 60% dei fondi è stato utilizzato per le calamità riguardanti la Sicilia (circa 290 milioni per gli eventi di Messina del 2009 e del 2011) e il Veneto (più di 300 milioni di euro); un altro 20% è stato messo a disposizione per gli eventi legati alla Liguria (stanziati 140 milioni) ed alla Toscana (110 milioni). In totale l’80% delle risorse stanziate negli ultimi 3 anni è servito per intervenire sulle regioni colpite dagli eventi più gravi, Liguria, Toscana, Veneto e Sicilia. Il danno presentato dai Comuni colpiti, così come riportato dai censimenti ufficiali dei danni realizzati dai Commissari delegati per l’emergenza, in queste Regioni ammonta a circa 2,2 miliardi di euro – quasi il triplo delle risorse messe a loro disposizione in seguito alle emergenze – ma questa stima è verosimilmente inferiore al reale danno occorso e difficilmente quantificabile. Tra le altre regioni colpite e per le quali è destinato il restante 20% dei fondi per l’emergenza ci sono la Calabria, la Campania, la Puglia, le Marche, l’Abruzzo, l’Emilia, il Piemonte, il Friuli e la Basilicata”. In breve, i soldi arrivano in quantità ma sono sempre insufficienti a riparare i danni. Tenendo presente i recenti effetti del maltempo sul territorio messinese viene da chiedersi dove finiscano in realtà i denari che vengono inviati dallo Stato, sembra che anche qui ci siano perdite nella conduttura. Secondo quanto emerge dai dati, per l’evento di Messina – Giampilieri, sono state emanate 4 ordinanze tra il 2009 e il 2011 per un totale di 240,97 milioni di euro, dei quali ne sono stati erogati solo 236,9: il 40% dei circa 550 stimati al termine della conta dei danni.

La tesi della mancanza di politiche di ampio respiro e di reale interesse verso la prevenzione è agevolmente sostenibile prendendo in considerazione le cifre del dossier di Legambiente del 2012: 2 miliardi di euro erogati per lavori terminati e in corso in oltre 10 anni, a fronte dei 44 miliardi che inizialmente erano previsti (diventati 40 anche alla luce dei fondi già stanziati) così come riportato nell’Indagine conoscitiva sulle politiche per la tutela del territorio e la difesa del suolo della Camera dei Deputati in data 16 luglio 2009. Una stima che si basa sulle indicazioni fornite dei singoli Piani di Assetto Idrogeologico, dai piani Straordinari e dai piani Decennali per l’attuazione di tutti gli interventi indicati nei Piani di Assetto idrogeologico per mettere in sicurezza le aree a rischio del Paese. “Lo Stato – conclude il documento – ha stanziato 4,5 miliardi di euro, il 10 % del fabbisogno inizialmente previsto, per la realizzazione di circa 4800 interventi di maggior urgenza su tutto il territorio italiano”. Di questi, al 2012, “ne sono stati completati solo il 46% e il 12% risulta in corso”. Il ritardo comporta l’innalzamento dei costi – anche a fronte dei sempre nuovi e ricorrenti eventi calamitosi – e innesca un circolo vizioso dal quale è sempre più complesso uscire.

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