Corruzione: la maniera normale di gestire il potere

Corruzione: la maniera normale di gestire il potere

Corruzione e clientelismo, due vocaboli complementari che emergono con preoccupante costanza nonappena le forze dell’ordine scavano un poco sotto la superficie pulita dell’ “Italia che riparte”. L’ultimo fatto in ordine cronologico riguarda l’arresto del vertice di Reti ferroviarie italiane Dario Lo Bosco, finito ai domiciliari con l’accusa di aver intascato una mazzetta da circa 60mila euro legata ad un appalto per l’acquisto di un sensore per il monitoraggio delle corse dei treni.

Oltre a Lo Bosco, gli agenti hanno arrestato anche due funzionari del Corpo forestale dello Stato, Giuseppe Marranca e Giuseppe Quattrocchi, rei di aver intascato rispettivamente 149mila euro e 90mila euro per un appalto volto ad ammodernare la rete di comunicazione via radio. Le mazzette sarebbero state elargite da Massimo Campione, un imprenditore agrigentino che per assicurarsi la realizzazione dei lavori ha scelto la via più semplice e deplorevole, che sbaraglia la concorrenza semplicemente ungendo gli ingranaggi del meccanismo. Campione, inoltre, aveva con sé un registro in cui annotava i dettagli delle unzioni (nomi, date e cifre elargite) da cui emerge anche la natura clientelare dei rapporti: oltre alle mazzette, infatti, ci sarebbero impianti di condizionamento e assunzioni di parenti delle persone finite sotto inchiesta.

Questo e gli episodi di cronaca dei giorni scorsi, tra cui ricordiamo le vicende delle ciliegie della ‘Dama nera’, testimoniano la preoccupante diffusione della corruzione e del clientelismo in Italia, meccanismi che consentono solo a chi ha già delle risorse di poter affermarsi nella società, che ormai considera naturali l’utilizzo di questo tipo di pratiche. Sono, volendo adoperare una definizione di tipo accademico “la maniera ‘normale’ di gestire il potere e di porsi di fronte al potere, divenendo anche una forma di cultura politica”. Già, la politica, che trema – ma non troppo – quando emergono fatti come quelli citati: Campione, che avrebbe deciso di collaborare, potrebbe mettere nei guai anche alcuni esponenti politici – sono in atto perquisizioni – ma resta il nodo della pena irrisoria, che può essere letta tranquillamente come forma di autotutela da parte di chi detiene il potere.

Allo stato attuale le pene sono troppo blande e non commisurate al danno effettivo che corruzione e clientelismo arrecano a quel poco di società ancora sana: qualche mese di domiciliari, un’ammenda, un poco di oblìo dal proscenio e si può tornare di nuovo ‘in affari’, anche con la politica, che non ha la volontà di stroncare il fenomeno con il quale ha stretto un legame simbiotico. In breve, nonostante ogni tanto ‘salti qualche testa’, il tutto assume il contorno di una mìse en scene patetica che costringe chi indaga a estenuanti lavori ma senza che si ottengano risultati duraturi e risolutivi. Il meccanismo, che sminuisce gli attori che agiscono in buona fede e sovente con competenza, è esclusivo e si manterrà fin quando la politica – e anche chi non fa parte della politica ma ad essa si ricollega – trarrà benefici restando sostanzialmente impunito.

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