Clientelismo, cos’è e come difendersi

Clientelismo, cos’è e come difendersi

Tra i tanti motivi che impediscono una concreta e diffusa ripresa dell’economia italiana troviamo il clientelismo. Volendo partire con una definizione che ne delinei i tratti principali, lo si può inquadrare come sistema di rapporti sociali fondati su uno scambio ineguale tra un patrono e un cliente. Esso si fonda su relazioni informali e personalizzate, rette dallo scambio di favori. Il contenuto dello scambio è sempre concreto perché le risorse oggetto del negozio sono di tipo strumentale, politico ed economico. Esistono diverse forme di clientelismo, una di queste è il clientelismo politico che, fondandosi in uno scambio di favori in cambio di sostegno politico, diviene una modalità di gestione del potere e di organizzazione del consenso.

Il clientelismo è largamente diffuso in ogni tempo e a livello mondiale, ne è testimonianza il lavoro di Antoni Maczak, uno studioso polacco che dopo aver analizzato puntigliosamente l’evolversi del fenomento in ogni epoca e in numerose società, ha definito il clientelismo come un qualcosa di camaleontico ma comunque essenziale alla vita politica e sociale. Anche la mafia, come segnala il prof. Caciagli dell’università di Firenze, si avvale delle pratiche clientelari e spesso – vedi i recenti fatti di Roma – preferisce assicurarsi il potere con questo mezzo anziché utilizzare la violenza diretta. Per quanto riguarda il punto di vista politologico, troviamo due forme di clientelismo: quello dei notabili (di tipo verticale) e quello delle organizzazioni (orizzontale). Nella società contemporanea la seconda forma prevale nettamente sulla prima, i politici di professione (o uomini di apparato) distribuiscono risorse pubbliche e favori collegati alle Istituzioni in cambio di voti. In questo tipo di contrattazione lo scambio è solo materiale (mentre nella prima forma c’è anche una componente legata alla devozione/rispetto) e l’elemento principe diviene il partito (ma non è raro che si adoperi anche il sindacato o la burocrazia) attraverso cui controllare e distribuire risorse pubbliche come sovvenzioni, posti di lavoro, alloggi e permessi d’ogni sorta.

Il clientelismo trova terreno fertile dove c’è frammentazione di ideologie, dove è presente una forte instabilità del lavoro dipendente e dove ogni individuo – sebbene parte della società – si trova ad essere in un certo modo isolato dal resto dei propri simili. Il clientelismo riesce a sopravvivere bene e a mutare a seconda dell’epoca perché è una pratica che utilizza mezzi leciti ed è sempre di natura consensuale. Il clientelismo ha permeato i modi di comportarsi e di pensare, generalmente le sue pratiche non sono percepite come frode o inganno ma sono – e qui emerge la bassezza di numerose persone – interpretate come normale strumento di gestione del potere e di porsi di fronte ad esso: è, in sintesi, una cultura politica che si rinnova – mutando – nel tempo ed ha caratteristiche proprie.

In accordo con il prof. Caciagli, possiamo dire che il clientelismo, anche se in forma ridotta/saltuaria, lo si può trovare ovunque si voti. A questa definizione, però, potremmo aggiungere che esso può sorgere in ogni tipo di rapporto tra un soggetto che detiene i mezzi e uno che ha bisogno di tali mezzi: esempio chiaro e recente è la vicenda di una donna 43enne che giorni fa aveva richiesto l’approvazione di un mutuo; il direttore della banca – come riporta il sito della Gdf – avrebbe concesso il finanziamento solo se la donna in questione avesse intrattenuto rapporti intimi con il suddetto direttore. La signora ha però denunciato il fatto e ha consentito in tal modo alle autorità di far luce sulla vicenda. Questo ci porta a due conclusioni, la prima: il clientelismo è pratica radicata e diffusa in numerose aree, la seconda: sebbene resista al procedere del tempo si può provare a combattere e ridurre in modo considerevole.

Come si può uscire dal circolo vizioso? in verità non è per nulla semplice, anche in considerazione dei 4835 funzionari pubblici coinvolti in affari personalistici scovati di recente dalle Fiamme gialle. Però qualcosa si può fare, con la volontà politica di eliminare gli habitat del clientelismo, con la volontà dell’individuo di non piegarsi alla tentazione di scendere a patti che arrecano danno alla collettività (e al singolo) in virtù di un tornaconto particolare ed educando le generazioni più giovani al rispetto della propria persona e della comunità in cui vivono. Certo, nell’era del postidealismo sembra una missione impossibile, basti osservare l’impietosa realtà che rivela un numero esagerato di clientes, ma nulla è impossibile, sebbene gli studiosi tendano a confermare – forse con un po’ di arrendevolezza – che il clientelismo potrà presto divenire la regola non scritta di tutti i sistemi politici.

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