Un tunnel sotto il Canale di Sicilia, l’idea che vuole unire fisicamente Europa e Africa

C’è un’idea che negli ultimi mesi ha ripreso vigore nei circoli accademici e diplomatici romani, quella di scavare un tunnel sottomarino di circa 140 chilometri sotto il Canale di Sicilia per collegare direttamente la Sicilia alla Tunisia, un’infrastruttura pensata a una profondità nell’ordine dei 300 metri che, se realizzata, diventerebbe la più grande opera sottomarina mai costruita in Europa. Il progetto di pre-fattibilità porta la firma del Center for International and Strategic Studies della Luiss, diretto dal professor Raffaele Marchetti, secondo cui le condizioni odierne sono profondamente diverse rispetto a vent’anni fa, quando questa suggestione circolava già ma restava confinata a uno stadio puramente embrionale. Il tunnel, immaginato come un corridoio strategico capace di far viaggiare insieme treni, merci, passeggeri, cavi per le telecomunicazioni ed eventuali condotte energetiche, richiederebbe un investimento compreso tra i trenta e i quaranta miliardi di euro, una cifra che colloca l’opera nella stessa categoria delle grandi infrastrutture transcontinentali più ambiziose mai concepite, superando di gran lunga anche il collegamento sottomarino tra Spagna e Marocco, oggi fermo alla fase di studi geologici e sismici dopo l’accordo firmato dai due paesi alla fine del 2025 e comunque destinato a restare cinque volte più corto di quello ipotizzato nel Mediterraneo centrale. Per i promotori dell’iniziativa la sfida non è tanto tecnica quanto geopolitica ed economica, perché la conformazione dei fondali e il contesto climatico vengono considerati favorevoli, mentre a mancare sarebbero soprattutto la volontà politica condivisa e le risorse finanziarie necessarie a trasformare lo studio in cantiere. L’obiettivo dichiarato resta quello di riportare la Sicilia al centro delle rotte tra i due continenti, in un momento in cui il Canale di Sicilia si conferma già oggi uno snodo strategico per l’energia e i dati, basti pensare al progetto Elmed, l’interconnessione elettrica ad alto voltaggio che collegherà Partanna alla costa tunisina, o al segmento tunisino del sistema di cavi in fibra ottica Medusa, capace di trasferire tra i venti e i ventiquattro terabit al secondo tra le due sponde del Mediterraneo. Restano tuttavia aperte diverse perplessità, perché senza un adeguamento delle infrastrutture terrestri, tra linee ferroviarie, terminali e connessioni logistiche, l’attraversamento sottomarino difficilmente riuscirebbe da solo a sostenere i volumi di traffico previsti dai suoi ideatori, e c’è chi guarda con scetticismo a un progetto che, dopo appena poche settimane dal suo annuncio, non ha ancora ricevuto alcun via libera definitivo né un finanziamento concreto, restando per ora poco più di un affascinante esercizio di visione strategica sul futuro del Mediterraneo.




