Strage di Bologna: 39 anni di mancate verità

Strage di Bologna: 39 anni di mancate verità

Fa caldo, anzi caldissimo. Quando finalmente riesci a raggiungere una zona d’ombra ti accendi una sigaretta, perché dopo il caffè è praticamente d’obbligo. Il bar è stracolmo, ma il giornale riesci comunque a prenderlo e quando apri la sezione sport ripensi subito a quel rigore sbagliato da Collovati. Sono passati quasi due mesi dalla finale per il terzo e quarto posto degli europei con la Cecoslovacchia, ma in Italia siamo letteralmente malati di calcio e la sconfitta ancora non l’abbiamo mandata giù. Due anni dopo ci rifaremo contro ogni pronostico, vincendo un mondiale in cui nessuno considerava la nostra nazionale, la stessa che avrebbe battuto il miglior Brasile di sempre. Ancora però non lo sai e mentre sei ancora amareggiato per quel quarto posto, non fai altro che aspettare il treno che tra una decina di minuti partirà per le vacanze che attendi da due mesi. I tuoi amici sono già al mare ed ora che sei libero sia dall’università che dal lavoro li puoi raggiungere. La sigaretta è finita, la spengi nel posacenere, richiudi il giornale e ti alzi per andare verso la stazione, ma ad un tratto senti tremare la terra sotto i piedi. Improvvisamente uno scoppio che non avevi mai sentito prima, il fumo, le persone che urlano e altre che scappano via dalla stazione, poi le macerie, pezzi di cemento che cadono dal cielo come pioggia incessante. Ancora non riesci a capire cosa sia successo, le orecchie fischiano e la vista è offuscata. Ti ritrovi in un vero e proprio inferno e sei stordito quando inizi a sentire le prime sirene delle ambulanze che corrono all’impazzata verso la stazione, caricano i feriti e ripartono più in fretta di come sono arrivate. Sono le 10.30 del 2 agosto 1980 ed hai appena assistito ad uno dei peggiori attentati terroristici della storia d’Italia, la strage di Bologna.

La causa di questo inferno è una bomba di fabbricazione militare, che precisamente contiene 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 potenziata da 18 kg di gelatinato. La bomba si trovava in una valigia posizionata sotto il muro portante dell’ala ovest della stazione in modo tale da creare ancora più danni. Alla fine la drammatica conta riporta 85 morti ed oltre 200 tra feriti e mutilati. L’esplosione è stata così forte che un corpo non fu mai ritrovato: i resti di Maria Fresu, che aveva solamente 3 anni, erano andati a finire sotto il treno diretto a Basilea, poiché probabilmente si trovava troppo vicina alla bomba che l’ha disintegrata. Questa è la violenza dell’ordigno che ha fermato l’Italia intera. I funerali vennero celebrati il sei agosto di fronte a migliaia di persone che nei giorni precedenti avevano manifestato contro il governo e le istituzioni pubbliche. Gli unici applausi furono per il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che il giorno dell’attentato era accorso con l’elicottero alla stazione di Bologna ed aveva dichiarato in lacrime: «Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia».

strage di bologna

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La strategia della tensione e la strage di Bologna

L’inquadramento dell’attentato in un più generale quadro criminale non è un riferimento causale, perché siamo nel mezzo degli anni delle stragi, meglio conosciuti come il periodo della strategia della tensione in Italia. Il parere degli storici non è unanime, ma generalmente si intende il periodo che va dal 25 aprile 1969, quando scoppiò una bomba al padiglione FIAT della fiera di Milano, al 23 dicembre 1984, in cui esplose un’altra bomba sul Rapido 904. Nel mezzo numerose altre bombe, tra cui le più drasticamente famose sono quella alla Banca dell’Agricoltura a Piazza Fontana, quella di Piazza della Loggia a Brescia e quella del treno Italicus. I morti non si contano più, i feriti sono centinaia e centinaia di più e l’Italia intera vive nel terrore quotidiano dei terroristi che uccidono migliaia di persone con ordigni piazzati in ogni dove. Lo scopo della tensione era quello di creare una diffusa sensazione di paura ed insicurezza nelle persone di tutto lo stivale al fine di giustificare eventuali derive autoritarie nel Paese. Alla base vi sono infatti organizzazioni neofasciste legate anche ad apparati dello Stato, non del tutto chiaramente identificati, che agivano per opporsi alla svolta comunista dell’Italia, in particolare dopo il sessantotto e dopo l’autunno caldo. Oltre agli attentati con le bombe vi è infatti una continua serie di uccisioni tra militanti comunisti e fascisti.

Strage di Bologna: indagini e depistaggi dell’alto

Le indagini sulla strage di Bologna partirono da subito con il piede sbagliato, facendo già intendere che scoprire la verità completa ed ufficiale su quanto accaduto non sarebbe stato facile. In un primo momento infatti governo e polizia sono d’accordo sull’attribuire la causa dell’esplosione ad una caldaia difettosa che si trovava sotto la stazione. Tempo dopo si arrivò ad affermare la natura terroristica dell’attentato, ma gli attimi che seguirono la strage furono fondamentali per permettere ai veri colpevoli di muoversi senza problemi. Il magistrato che seguì le indagini dall’inizio, Libero Mancuso, dichiarò anni dopo che i depistaggi nelle indagini iniziarono già dai primi minuti. Nei giorni successivi comunque guadagnò terreno l’ipotesi dei neofascisti e infatti molti militanti vengono arrestati con diversi capi d’accusa, tra cui eversione dell’ordine democratico, ma nel 1981 furono tutti scarcerati. Nel corso degli anni i depistaggi furono moltissimi, decisi ed attutati anche da diversi organi nazionali, primi su tutti i servizi segreti, in cui vi erano ai vertici molte persone iscritte alla loggia massonica P2, la stessa che si ritroverà nei depistaggi di altre stragi ed eventi centrali della storia nazionale di quegli anni.

Comunque dopo anni di indagini e processi Valerio Fioravanti, Francesca Membro e Luigi Ciavardini sono stati condannati come esecutori materiali della strage di Bologna. I tre sono alcuni dei fondatori dei NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, un’associazione terroristica neofascista, il cui scopo era quello di destabilizzare l’ordine nazionale con attentati ed uccisioni.

Fioravanti e Mambro all’epoca

Per quanto riguarda i mandanti, però, le ombre sono ancora molte. Il presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi, ha dichiarato che andrebbero cercati nei vertici delle istituzioni del tempo, ma anche nelle associazioni ad esse vicine come la P2, respingendo invece qualsiasi pista che riguardava ipotetici mandanti esteri. Secondo le stesso Bolognesi, più precisamente, la strage di Bologna faceva parte di una più grande macchinazione volta a combattere il comunismo a livello internazionale, che è stata messa in atto in Italia con la strategia della tensione, in Grecia con la dittatura dei colonnelli oppure in America Latina con i colpi di stato. In Italia vi era addirittura un’organizzazione paramilitare fondata da diversi vertici della Repubblica di Salò dopo la seconda guerra mondiale, che veniva utilizzata proprio in quest’ottica di combattere l’avanzata comunista nel nostro Paese. Praticamente una sorta di servizio segreto non ufficiale che serviva per far attuare le decisioni derivanti dagli organi di Stato tramite l’utilizzo di mano d’opera militare presa dagli ambienti eversivi dell’estrema destra. A capo di questa organizzazione, che si chiamava Anello o Noto Servizio, vi era Giulio Andreotti, in base alle dichiarazioni di Licio Gelli o di Michele Ristuccia, che dichiarò in un interrogatorio: «[l’anello] dipendeva direttamente dalla presidenza del Consiglio. La sua gestione è stata monopolio democristiano, tranne che nell’ultimo periodo, nel quale suppongo che anche il Psi sapesse, in quanto mi risulta che avesse fatto alcune richieste». Ad oggi, comunque, le indagini sui mandanti sono state archiviate dalla Procura di Bologna, poiché non esistono prove concrete che legherebbero soggetti esterni ai NAR alla strage di Bologna.

Licio Gelli, secondo da sinistra, insieme ad Andreotti
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