Gelli è morto: la sua P2 e l’Italia che (lo) abbandona

Gelli è morto: la sua P2 e l’Italia che (lo) abbandona

E’ bastato guardare la bacheca di Facebook ancor prima dei telegiornali per capire cos’è successo: poco prima delle undici di ieri sera, è morto Licio Gelli nella sua villa ad Arezzo in cui risiedeva ormai da anni. Le condizioni di salute dell’ex imprenditore, divenuto famoso per i suoi legami con la loggia massonica P2, erano già precarie da un paio di giorni ed era stato dimesso poco meno di una settimana fa dopo esser stato dichiarato in fin di vita.

Sui social, impazzano già i più disparati commenti: la pagina satirica Kotiomkin è, al momento, la più attiva. Emblematico un link in particolare: “E’ morto a 96 anni Licio Gelli. In suo ricordo verranno osservati altri 40 anni di silenzio in tutti i Tribunali d’Italia”. Sì, perchè il noto imprenditore non è (purtroppo) noto per le sue imprese… o almeno non quelle industriali.

Il suo nome è principalmente legato appunto a quello della loggia massonica P2, sigla di Propaganda 2, di cui era il maestro venerabile, il capo a tutti gli effetti. Era il 17 marzo del 1981 quando la lista degli aderenti all’organizzazione fu scoperta da due giudici istruttori, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, che indagavno sul presunto rapimento di un avvocato, Michele Sindona. Oltre alla lista, vennero sequestrati svariati documenti che si rivelarono ben presto il Programma che la P2 tentava di attuare ormai da anni. La loggia intendeva, ovviamente, prendere possesso delle maggiori leve di potere in Italia: gli scopi principali erano riformare il Paee dal punto di vista istituzionale e il ripristino di una società per lo più classista. Insomma, a chiare lettere: una svolta autoritaria. Della lista facevano parte esponenti di spicco della politica, delle forze dell’ordine, dell’esercito e anche del mondo del giornalismo e dello spettacolo. In molti avevano aderito a questa famigerata P2 e lo scandalo che seguì al ritrovamento dei nomi ebbe una portata di carattere esponenziale. Tra le altre cose, venne considerato invischiato nella Strage di Piazza Bologna, dalla quale uscì con una sola condanna per depistaggio e calunnia aggravata e, insomma, ben lontano dall’essere uno stinco di santo, venne infine condannato con sentenza definitiva anche per procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato e bancarotta fraudolenta.

Un tipo molto onesto, insomma. Una di quelle persone di cui l’Italia in questo momento avrebbe proprio bisogno, ironicamente parlando, ovviamente. E a tutti quelli che danno a Renzi del massone, sapete lui cos’ha risposto nel novembre del 2014 a Il Fatto Quotidiano? “Renzi è un bambinone, visto il suo comportamento che è pieno di parole e molto ridotto nei fatti: non è destinato a durare a lungo… Comunque, non è mai stato (né lui né i suoi familiari) nella massoneria. Vedo che nel suo governo ci sono molte giovani donne che io personalmente vedrei molto meglio a occuparsi d’altro…”. Ora, tralasciando la discutibilità di gusto e del come ha esposto il problema, certo che ci voleva lui a capire che il nostro caro Matteo non ha alcun tratto massonico eh. Sicuro è che in quell’intervista pungente, la sua cattiveria non dilagò solo sul Premier, ma anche su tutto il popolo italiano. Alla domanda cosa ne pensa dell’Italia oggi rispose: “Non le nascondo che vedo, con una certa soddisfazione, il popolo soffrire. Non mi fraintenda: non sono felice di questa situazione. Sono felice, invece, che vengano sempre più a galla le responsabilità della cattiva politica. Perché, probabilmente, solo un tributo di sangue potrà dare una svolta, diciamo pure rivoluzionaria, a questa povera Italia”. Ovvio, gli dispiace(va) vedere l’Italia in ginocchio, ma era contento che i nodi arrivassero al pettine. E soprattutto era convinto che solo un “tributo di sangue” avrebbe potuto salvare la nostra bella Italia dal declino in cui ci troviamo oggi invischiati tutti quanti, nessuno escluso. Nemmeno lui fino a che era in vita, che ha dovuto fare i conti oltre con le tasse da pagare anche con la sua coscienza.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook