Missione Sophia, scontro tra ministeri Interno e Difesa

Missione Sophia, scontro tra ministeri Interno e Difesa
©Il Fatto Quotidiano

Continua imperterrito il ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla linea di chiusura dei porti: ieri la bocciatura della missione Sophia; due giorni fa l’ironia sulla maglietta rossa dell’iniziativa di Libera e il rifiuto alla scontata provocazione di indossarla; lo scorso 25 giugno l’incontro con le autorità libiche a Tripoli per proporre la costruzione di centri d’accoglienza per migranti sul confine meridionale della Libia, nonostante le note pessime condizioni dei centri di accoglienza/detenzione e la diminuzione del 78 per certo rispetto al 2017 degli sbarchi in Italia.

A crescere è invece il numero su cui pochi sembrano intenzionati a riflettere, quello delle persone morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo: solo nel 2018 oltre mille decessi. «Eppure il 51 per cento degli italiani pensa che gli sbarchi siano altrettanti o superiori di quelli del 2017», scrive The Guardian.

L’Associated press (Ap) invece riporta dati e fatti agghiaccianti riguardo le espulsioni di massa che stanno avvenendo in Algeria, come conseguenza delle decisioni europee sui flussi migratori. Le espulsioni più massicce sono ricominciate dall’ottobre 2017, ma l’agenzia ha calcolato che in poco più di anno l’Algeria avrebbe espulso e abbandonato nel deserto più di 13mila migranti, comprese donne e bambini, lasciati senza cibo e acqua e costretti a lunghe marce sotto minacce armate. Alcuni sarebbero arrivati in Niger, molti altri morti nel deserto.

Il no di Salvini alla missione Sophia

La missione internazionale Sophia, così chiamata in ricordo della bambina nata su una nave militare in seguito al salvataggio della madre al largo della Libia nel 2015, è guidata dall’ammiraglio Enrico Credendino ed è stata concordata nel 2015 in sede europea. Nasce in seguito a quello che l’UNHCR ha definito il più grande disastro della storia recente: l’affondamento a Nord della Libia di un peschereccio con oltre 800 migranti, avvenuto il 18 aprile 2015.

Vi hanno preso parte tutti gli stati dell’Unione tranne Danimarca e Slovacchia e ha il vantaggio di poter trattare in sede Onu tutto ciò che accade nel Mediterraneo centrale. Gli obiettivi dell’operazione sono il contrasto al traffico libico di esseri umani e la garanzia della sopravvivenza di chi è costretto ad imbarcarsi su gommoni inadeguati alla traversata, ma non di intervenire direttamente nei salvataggi. È l’Italia ad aver posto come condizione la sua guida – la sede operativa si trova a Roma – sia perché si tratta di un’operazione ritenuta strategica per il controllo del Mediterraneo, sia perché consente di monitorare in sede Onu e Nato i traffici dalla Libia. L’accordo prevede che i migranti siano condotti esclusivamente nei porti italiani: questa è appunto la condizione contestata da Salvini.

Nonostante i salvataggi in mare non rientrino fra gli obiettivi della missione, le navi militari hanno effettuato diversi soccorsi, come è accaduto il 5 luglio. Le imbarcazioni dell’operazione sono state coinvolte nel 10 per cento dei salvataggi in mare, e solo in pochi casi le navi militari che hanno prestato soccorso non erano italiane. Grazie alla missione Sophia più di 150 scafisti sono stati consegnati alle forze di polizia italiane, 200 militari libici addestrati e 550 imbarcazioni distrutte.

Il regno di competenza è esplicitamente affidato al «Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea», dunque rimane fuori dal raggio decisionale del ministero dell’Interno, eppure il leader leghista non si è preservato dall’intromettersi nella questione.

A scatenare l’intervento di Matteo Salvini – «oltre alle navi delle ong vanno fermate anche le navi militari internazionali che partecipano alle operazioni di pattugliamento nel Mediterraneo» – è stato il pattugliatore militare irlandese Samuel Beckett, che ieri è entrato nel porto di Messina con 106 profughi a bordo, raccolti nelle acque della SAR libica, a largo delle coste maltesi, e tratti in salvo il 5 luglio. Sono 93 uomini, 11 minori e 2 donne incinte, prevalentemente di nazionalità sudanese. Tutti, secondo quanto riferito dal Giornale di Sicilia, avrebbero pagato circa 3000 dinari libici ai trafficanti, compresi i bambini, per fuggire dal conflitto libico, che ha prodotto 100mila morti e messo in fuga 2milioni di persone. Il gommone era partito da Garabulli, uno dei principali centri libici della tratta di esseri umani. La nave irlandese ha chiesto il permesso di sbarcare i migranti e il Viminale ha indicato Messina come porto sicuro.

Sulle parole del vicepresente leghista è intervenuto il ministro 5s della Difesa, Elisabetta Trenta, ricordando a Salvini che le missioni militari non rientrano nella sua sfera di competenza: «Eunavfor Med è una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni. Quel che vanno cambiate sono le regole di ingaggio della missione e per farlo occorre farlo nelle sede competenti, non a Innsbruck», dove Salvini si è riproposto di parlarne.

 

Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli si accoda, per l’ennesima volta, alle posizioni del leader leghista. Così su Twitter: «abbiamo accolto a Messina 106 migranti salvati da nave Eunavformed. Ce lo impone folle accordo europeo Sophia con cui Renzi ha svenduto interessi Italia. Rispettiamo la regola, ma ora va cambiata».

Anche Di Maio interviene dopo la polemica tra i due ministri e sembra fare da moderatore: «Finchè la missione Eunavfor Med rimane in piedi, gli unici porti sono quelli italiani, ma l’obiettivo nostro è cambiare le regole di ingaggio della missione. Mi ricordo che un anno fa sono stato a parlare con Frontex e mi spiegarono che il governo Renzi diede la disponibilità di portare i migranti nei porti in cambio di punti di flessibilità usati per il bonus degli 80 euro. Noi chiederemo flessibilità senza barattarla in cambio dell’apertura dei porti».

Incurante – o forse no – dei continui screzi da lui causati all’interno del governo, Salvini fa parlare ancora del suo nuovo obiettivo: punta a Innsbruck, giovedì, per la riunione dei ministri dell’Interno europei. Dovrà inevitabilmente discutere con i ministri di Germania e Austria circa le loro intenzioni di intensificare i controlli alle frontiere, provocando conseguenze che si ripercuoterebbero negativamente sul confine del Brennero tra Italia e Austria.

Intanto Natasha Bertaud, portavoce della Commissione europea per la Migrazione, dopo che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato che al tavolo di Innsbruck chiederà che i porti italiani non siano usati per gli sbarchi dei migranti da parte delle navi che partecipano alle missioni internazionali, fa sapere che «è imminente una revisione del mandato strategico dell’operazione Sophia e quindi sarà quella l’occasione per discutere le proposte italiane».

 

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