Carlo Cottarelli: l’ennesimo economista come presidente del Consiglio

Carlo Cottarelli: l’ennesimo economista come presidente del Consiglio
Fonte immagine: lettera43.it

Il ‘governo del cambiamento’ (dei nomi di candidati ministri e presidenti del Consiglio) sembrava cosa fatta, invece no. È bastato un solo nome, Paolo Savona, per mandare tutto in frantumi e sciogliere una squadra di governo pronta a partire. Sembra che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e i leader della coalizione gialloverde, soprattutto Salvini, abbiano giocato a braccio di ferro sulla figura del papabile ministro dell’Economia.

Savona: euroscettico e anti-tedesco, ormai 82enne, ma a quanto pare ancora in grado di destabilizzare un già troppo precario equilibrio fra forze politiche allo sbaraglio. O Savona o niente! E niente sia. Domenica Giuseppe Conte ha deposto l’incarico di presidente del Consiglio. Le riserve di Mattarella riguardo la figura di Savona sono ben esposte qui.

Non è Di Maio, non è Salvini, né Conte, sarà Cottarelli? Il presidente della Repubblica, proprio ieri mattina, ha affidato a Carlo Cottarelli il compito di formare una squadra di governo capace, in primis, di ottenere la fiducia in Parlamento – in caso contrario si tornerebbe alle elezioni subito dopo agosto – e poi di arrivare fino all’approvazione della legge di bilancio e quindi di mantenere l’incarico fino al 2019.

Il profilo di Carlo Cottarelli

Economista di 64 anni, nato a Cremona. Laureato in Economia all’Università di Siena, ha conseguito un master alla London School of Economics, per poi lavorare dal 1981 al 1987 presso la direzione monetaria del Servizio Studi della Banca d’Italia e dal 1987 al 1988 al Servizio Studi dell’Eni. E’ stato direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per Italia, Albania, Grecia, Malta, Portogallo e San Marino da novembre 2014 a ottobre 2017. Da ottobre 2013 a ottobre 2014, per i governi Letta e Renzi, è stato commissario per la Revisione della Spesa Pubblica in Italia. Dal 2008 al 2013 direttore del Fiscal Affairs Department del Fondo Monetario Internazionale e dal 30 ottobre 2017 direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano. Attualmente è anche visiting professor alla Bocconi.

Cottarelli ha ricoperto l’incarico di commissario alla spending review per un anno nel governo Letta, fortemente voluto da quest’ultimo. Le manovre economiche hanno visto la razionalizzazione delle forze di polizia, delle auto blu, i tagli alle partecipate ed una maggiore efficienza nell’illuminazione pubblica.

Il piano di Cottarelli prevedeva tagli tra i 18 e i 20 miliardi per il 2015 e per l’anno successivo 36 miliardi di risparmi. Molti degli interventi suggeriti sono stati attuati, in altri casi invece le proposte sono rimaste tali, tra queste l’idea di intervenire sulla spesa delle pensioni introducendovi un contributo progressivo e temporaneo da applicare oltre una certa soglia, che non avrebbe toccato l’85% dei pensionati, ma che sarebbe servito a finanziare nuove assunzioni.

Poco tempo fa era intervenuto sulla necessità di ridurre il debito e sul risanamento della finanza pubblica: «dobbiamo ridurre il debito pubblico altrimenti rimarremo schiavi dei mercati», criticando il contratto di lavoro gialloverde, che «comporta un aumento del deficit pubblico particolarmente elevato e le coperture non sono individuate in maniera chiara».

Il ‘governo di servizio’

Cottarelli, subito dopo l’incontro con Mattarella, ha rassicurato «sulla gestione prudente dei conti pubblici» e sul «dialogo costruttivo con l’Ue» e ha garantito tempi brevi per la presentazione della lista dei ministri al Quirinale. «Il presidente mi ha chiesto di presentarmi in Parlamento con un programma che porti il Paese a nuove elezioni».

Il programma di Cottarelli, se dovesse ottenere la fiducia, si propone di arrivare all’approvazione della legge di bilancio, per poi sciogliere il Parlamento e accompagnare il Paese alle elezioni 2019. «Il governo manterrebbe una neutralità completa rispetto al dibattito elettorale. Mi impegno a non candidarmi e chiederò lo stesso impegno a tutti i membri del futuro governo».

La parte finale del discorso è stata puramente economica: Cottarelli ha menzionato i conti pubblici e i rapporti con l’Unione europea: «Negli ultimi giorni sono aumentate le tensioni sui mercati finanziari, lo spread è aumentato, tuttavia l’economia italiana è in crescita e i conti pubblici rimangono sotto controllo. Un governo da me guidato assicurerebbe una gestione prudente dei nostri conti pubblici. Il dialogo con la Ue in difesa dei nostri interessi è essenziale, deve essere un dialogo costruttivo, nel pieno riconoscimento del ruolo essenziale dell’Italia», confermando la “continua partecipazione all’area dell’euro”.

In ogni caso le probabilità che il suo governo possa ottenere la fiducia in Parlamento sono praticamente nulle: M5S, Lega e Forza Italia hanno annunciato il loro voto contrario, mentre il Pd sembra predisposto a sostenere il governo Cottarelli, “siamo compatti per il si”, ha specificato il segretario reggente Martina.

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