Cosa ci ha lasciato Sanremo 2018?

Cosa ci ha lasciato Sanremo 2018?

Il Festival di Sanremo è terminato da quasi due settimane, eppure il suo (non troppo) lontano eco ancora lo si può ascoltare praticamente ovunque; basta accendere una qualsiasi stazione radiofonica per essere presto raggiunti da uno dei brani che erano in gara, o andare in un centro commerciale qualsiasi per rischiare di trovarsi incastrati nelle lunghe file degli instore che big e giovani stanno portando avanti qua e la per l’Italia. Per non parlare di Amazon che ci consiglia gli ultimi album in uscita (e guardacaso sono tutti dei cantanti in gara a Sanremo) o dei programmi tv che vedono i big della musica italiana sfilare in un continuo via vai di parole già fin troppo spesso ripetute.

Ma cosa stupisce ancora in tutto questo? Cosa ci tiene ancora incollati al Festival di Sanremo nel 2018, ora che i brani sono fruibili in tempo zero grazie a rai play o spotify che li rende disponibili subito dopo le esibizioni o ai social che fanno più cronaca (e più rapida) dei quotidiani?

Ciò che stupisce è ciò che è diverso. Ed ecco quindi Mirkoeilcane in gara con “Stiamo tutti bene”, che si presenta con un brano dal significato denso e profondo ma invece di cantarlo lo recita, e allora una volta superato lo “shock” iniziale ci troviamo con gli occhi rossi e i brividi ascoltando una storia che troppo spesso ci viene raccontata ma su cui non ci soffermiamo mai. Ci stupisce Ornella Vanoni, che a ottanta e passa anni si presenta per 4 sere sul palco dell’Ariston con lo stesso vestito, cambiandone solo il colore, perché in fondo non è l’abito che fa il monaco, e di certo non nel caso di un’artista del suo spessore.

Ci stupiscono i ragazzi de “Lo Stato Sociale“, praticamente sconosciuti ai più fino a un paio di settimane fa e che ora addirittura sono stati chiamati per un concerto in piazza a Bologna: il loro brano sicuramente è uno dei più cantati di questo Festival (dove in fondo i brani ritmati sono stati davvero pochi) e uno dei meriti che gli va riconosciuto è (oltre a quello di averci deliziato con la bravura della “vecchietta che balla” di cui tutti abbiamo provato un pizzico di invidia) è quello di averci messo in testa un motivetto impossibile da non canticchiare, che ha fatto alzare praticamente tutto l’Ariston persino nella serata della finale.

Del Festival di Sanremo di quest’anno ci restano gli Elii, che hanno deciso di salire sul palco dell’Ariston per dire “Arrivedorci” al proprio pubblico nell’anno del loro addio alle scene; ci resta Red Canzian che ha deciso di mettersi in gioco e far sentire la sua voce al grande pubblico, cercando di farsi conoscere come autore e non solo come “bassista dei Pooh”.

E che dire di Ermal Meta e Fabrizio Moro? Due grandi cantautori che al grido del “Non ci avete fatto niente” sono riusciti a superare ogni difficoltà a cui sono stati messi davanti e a conquistare il primo gradino del podio; Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, saliti sul palco in nome della loro amicizia per dimostrare che la passione e l’amore per la musica non finiscono mai, nemmeno quando dopo 50 anni metti la parola fine alla band nella quale hai militato per mezzo secolo. E ancora Max Gazzè e la sua dolce poesia, Ron sul palco con un brano di Lucio Dalla che già in partenza si presentava vincente. E infine ci resta il sorriso di Michelle Hunziker, la poliedricità di Pierfrancesco Favino, la voglia di rimettersi in gioco in tutto e per tutto, anche a costo di sembrare inadatto di quel gran “dittatore artistico” che è stato Claudio Baglioni.

Che lo si voglia o no Sanremo è un passaggio obbligato per la musica e la cultura italiana. È quel qualcosa che tutti dicono che non guardano mai perché “è la solista storia” ma che poi fa ascolti sempre più alti di serata in serata, è quel discorso attorno al quale tutti si attorcigliano per giorni. E’ quella magia che solo la musica sa creare.

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