Le pagelle dei Big della terza serata di Sanremo 2018: tra stonature e sorprese

Le pagelle dei Big della terza serata di Sanremo 2018: tra stonature e sorprese

Una nuova serata del Festival continua la gara dei Big con la terza serata, un’altra tranche e ci avviciniamo sempre di più al verdetto finale.

Una gara che continua e un secondo ascolto dei brani in gara, sempre e comunque senza eliminazione. Ecco le nostre pagelle senza voti per una panoramica sulle performance della terza serata del Festival. Chi ci avrà convinto e chi invece proprio no?

Giovanni Caccamo- Eterno
Più sussurrata, più espressiva e più interpretata. Meno sicuro, però, rispetto a martedì e infatti calante durante quasi tutto il pezzo. Non ha convinto del tutto,  decisamente troppo emozionato.

Lo Stato Sociale- Una vita in vacanza
Non sembrano troppo lucidi e allo stesso tempo è come se il palco fosse loro. Sembrano più stanchi del solito, decisamente meno grintosi dell’altra sera. Immancabile la ballerina ottantenne, vera atttrazione di tutto il pezzo. Incredibile. Complimenti alla signora.

Luca Barbarossa- Passame er sale
Stornello romano delicato, dolce e semplice. Un bilancio di una storia d’amore ancora viva dopo tantissimi anni. Interpretazione da brividi, nella sua onestà e sobrietà, propria di Barbarossa da tempi non sospetti. Niente da dire, arriva. E arriva bene.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo- Il coraggio di ogni giorno
Più energici di martedì, anche più precisi e interpretativi. Incredibile Avitabile al sax contralto con una tecnica paurosa. Molto legati alla loro terra, sono una strana accoppiata ma funzionano abbastanza. Fedeli a loro stessi.

Max Gazzè- La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
Anche lui molto più preciso della prima sera. Dolcissima interpretazione per una canzone dolcissima, con un’orchestrazione pazzesca e un testo quasi medioevale. Commovente, davvero. Niente da eccepire: ottima, sotto qualsiasi punto di vista. Gran lavoro, Max.

Facchinetti e Fogli- Il segreto del tempo
Facchinetti senza più voce, Fogli che cerca di mettere le toppe dove può, ma non riesce. Certo, i Pooh tutti insieme hanno fatto la storia. Separati sembrano pesci fuor d’acqua. Stecca paurosa sull’acuto finale di Roby Facchinetti. Forse, il discorso di ieri per la Vanoni vale anche qui. Peccato.

Ermal Meta e Fabrizio Moro- Non ci avete fatto niente
Dopo tutte le polemiche di questi giorni, un’accoglienza calorosissima. C’è da dire che sono saliti sul palco per farsi valere: molto più “urlata”, con la voglia di farsi ascoltare. Fabrizio Moro dall’intonazione incerta, ma dalla forte espressività. Ermal con il suo modo incisivo di raccontare e la sua voce particolare. Dolce l’abbraccio finale e i sorrisoni che sembrano dire, parafrasando Vasco: noi siamo ancora qua, eeeeh già.

Noemi- Non smettere mai di cercarmi
Leggermente calante, ma dall’interpretazione infinitamente più intensa della prima serata. Emozionata anche lei dall’atmosfera creata. Menzione speciale per il vestito che, nonostante lo scollo a V profondissimo risulta tutt’altro che volgare. Bisogna saperli portare. I brani e i vestiti. E Noemi è riuscita a fare entrambe le cose.

The Kolors – Frida (Mai mai mai)
Con il loro ridodante brano sanremese salgono di nuovo sul palco con una bella energia e carica. Stash e il suo assolo di chitarra convincono. Potrebbero tentare la scalata?

Mario Biondi – Rivederti
La canzone non decolla come dovrebbe ma la voce di Mario Biondi cattura l’attenzione per tutto il brano. La sua tecnica vocale e controllo sono indiscutibili, forse un pezzo migliore lo avrebbe valorizzato maggiormente.

La terza serata si chiude così, da domani tutti i big verso la finale.

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