Le pagelle (senza voti) della seconda serata accendono la gara del Festival

Le pagelle (senza voti) della seconda serata accendono la gara del Festival

Tra ospiti speciali, gag comiche, momenti emozionanti e commoventi, la seconda serata del Festival non ci ha lasciati indifferenti: tra teneri ricordi a Sergio Endrigo, ospiti del calibro di Pippo Baudo, e l’esordio delle Nuove Proposte, i dieci big in gara hanno gareggiato con tutte le loro forze.
Ecco il nostro punto della situazione.

Le Vibrazioni – Così Sbagliato
Vagamente meglio di ieri sera, molto vagamente. Riesumati dopo anni, forse perché non avevano più nulla da dire. Canzone che non lascia assolutamente niente dopo l’ascolto -nemmeno dopo il secondo. Intonazione traballante in più punti. Tentano un rock che non convince troppo.

Nina Zilli – Senza appartenere
Canzone dedicata alle donne, molto più convincente di ieri sera. Sicuramente la tensione è stata scaricata, perché adesso si comincia ad intravedere la Nina Zilli che conosciamo. Il pezzo funziona, adatta alla sua voce e al suo stile. Buon controllo vocale, a differenza di ieri. Menzione speciale per il vestito: delizioso.

Diodato e Roy Paci – Adesso
Diodato molto più sciolto di ieri, fin dalle primissime note. Buon testo, scritto da lui stesso. Molto meglio rispetto a ieri sera, sia l’interpretazione che l’intonazione. Ottimo Roy Paci alla tromba, anche lui molto meno in sordina rispetto a ieri sera. Non male nel complesso.

Elio e le Storie Tese – Arrivedorci
Un’ironia un po’ consunta quella degli “elii” che però si modella loro intorno perfettamente: la canzone giusta per il loro ultimo saluto. Il look tendenzialmente più inquietante del solito. Come non presentarsi a Sanremo con una canzone che con Sanremo non c’entra niente, nemmeno per sbaglio?

Ornella Vanoni, Bungaro, Pacifico – Imparare ad amarsi
Ad una certa età bisognerebbe capire che non è più il caso: anche questo è imparare ad amarsi. La Vanoni è talmente rifatta che si distinguono a stento le parole. Bungaro interessante, peccato abbia pochissimo spazio. Brano che non sa nè di carne nè di pesce. Rivogliamo la Bossa Nova, Ornella. E, forse, la lucidità.

Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto
Una delle sorprese di questo Festival; ex Pooh che si scopre essere migliore come solista. Un po’ sotto tono rispetto a ieri, pezzo molto buono e testo non banale. Si sente il suo passato in band sulle spalle. Giacca più sobria, oggi.

Ron – Almeno pensami
Questo pezzo sprizza Dalla da ogni poro. Alziamo le mani: è meraviglioso. Dolce, come una carezza, e Ron è un interprete magistrale. Niente da aggiungere. Semplicemente bellissimo.

Renzo Rubino (sostituzione Meta-Moro) – Custodire
Renzo chi? Testo molto interessante, ma non basta. Quasi peggio di ieri sera. Ricorda in qualche modo il Francesco Renga di qualche anno fa. Intonazione imprecisa in più punti, buona l’orchestrazione, ma ancora una volta non basta.

Annalisa – Il mondo prima di te
Niente: pezzo azzeccatissimo. Un’Annalisa in ottima forma, molto meno timorosa di ieri (a ragione, ha aperto lei il Festival), con grinta e personalità. Intonazione ottima, ottima interpretazione, bel testo, bella melodia, bellissima potenza vocale e timbro pulitissimo e brillante.

Decibel – Lettera dal Duca
No, non è il marito di quella Contessa con cui vinsero Sanremo anni ed anni fa: secondo quanto spiegato da Michelle è una lettera aperta a David Bowie, il Duca Bianco. Un buon concept, quindi, ma anche qui non basta. Forse anche loro hanno fatto il loro tempo? Nulla di speciale, non resta molto, nè della canzone nè della performance, in linea con quella di ieri sera.

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