68° edizione del Festival di Sanremo. Lo scontro generazionale della musica italiana

68° edizione del Festival di Sanremo. Lo scontro generazionale della musica italiana
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Si è appena conclusa la prima serata della 68° edizione del Festival di Sanremo. Sotto la direzione artistica di Claudio Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino hanno debuttato alla conduzione del Festival con naturalezza, ma tradendo la normale emozione. Michelle ha spiccato per la sua frizzante simpatia e la sua bellezza. Finalmente possiamo dire con gioia che la presenza femminile sul palco dell’Ariston non ha dovuto svolgere solo il ruolo di bella presenza, di addobbo sanremese. La Hunziker ha preso con decisione in mano la situazione ed è stata autonoma e a suo agio in questa sua prima volta all’Ariston.

Ma veniamo alla musica, indiscussa protagonista della serata. Come ogni Sanremo, la sfida generazionale tra i grandi interpreti della musica italiana degli ultimi anni o decenni e le giovani nuove leve imperversa. Si tratta di una sfida che si riconferma sempre più ardua, perché emergono differenze di anno in anno più evidenti e tangibili a livello di sonorità e di tematiche affrontate.

Quelli che ci sono apparsi come i due estremi di questa sfida odierna sono da un lato il versante smembrato dei Pooh e dall’altro quello de Lo Stato Sociale. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, sentimentalmente bella e dolce la loro reunion, ma in quella che è la canzone più old fashioned di tutte le 20 in gara. Red Canzian al contrario esprime un’energia e una voce inaspettata, sicuramente una verve che è mancata un po’ ai suoi colleghi.

Come una bomba sul palco dell’Ariston arriva Lo Stato Sociale con la loro “Una vita in vacanza” la performance più innovativa che si sia vista sul palco dell’Ariston da un po’ di anni a questa parte. Espressivi di un certo gusto musicale e di un certo disagio, forse a volte stantio e trito, che coinvolge in primo luogo le nuove generazioni, questi giovani de Lo Stato Sociale confermano la loro ironia ed irriverenza. A condire la loro esibizione sovversiva anche una performance di danza, protagonista “la vecchia che balla”; si tratta di Paddy Jones, all’anagrafe Sarah Patricia Jones, una signora di 83 anni che si è lanciata in un ballo scatenatissimo accompagnata dal suo maestro di danza, Nico Espinosa.

Parliamo delle voci femminili: impeccabile, come sempre, la bella Annalisa, dalla voce da usignolo ma forse accompagnata da un pezzo che non le rende davvero troppo giustizia. Noemi si riconferma una interprete esperta del palco di Sanremo, ma tutto sommato la sua performance trascorre senza infamia e senza lode. Nina Zilli, probabilmente la canzone non è la migliore ascoltata stasera ma il testo è interessante e merita attenzione. Tre voci fantastiche, ma non possiamo dire lo stesso dei pezzi che ci hanno fatto ascoltare stasera.

È il turno degli interpreti maschili. Ron si presenta con una canzone scritta da Lucio Dalla “Almeno pensami”, già questo basta a fare della sua esibizione un momento emotivamente intenso e coinvolgente; a ciò va aggiunta la bellezza delle parole del testo, per cui ringraziamo dell’omaggio che è stato reso a Lucio Dalla, presente con lo spirito in questa prima serata. Max Gazzè realizza una ballata “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, una canzone d’amore tra il sogno e la favola. Mario Biondi è la perfezione vocale e il tocco colto di jazz, che raggiunge finalmente il palco dell’Ariston. Giovanni Caccamo porta una canzone che è una perfetta canzone sentimentale sanremese, che passa abbastanza inosservata. Qualche sprazzo in più viene da Renzo Rubino e Luca Barbarossa, che con la sua “Passame er sale” propone per la prima volta a Sanremo un testo in dialetto romanesco.

È la volta dei gruppi. Tra gli esponenti young di questo festival ci sono i The Kolors, che restano forse più vincenti con pezzi in inglese. I Decibel tornano al festival di Sanremo 38 anni dopo la prima volta con “Lettera dal Duca”, che ha tutto l’aspetto di un revival anni ’80. Elio e le Storie Tese, “Arrivedorci” è il saluto che la band fa al pubblico, confermando la decisione di lasciare questa volta definitivamente le scene della musica; il tutto viene fatto nella modalità bislacca e bizzarra che ha caratterizzato da sempre le loro partecipazioni sanremesi.  Le Vibrazioni sembrano resuscitare direttamente dagli anni ’90 e Francesco Sarcina è un novello Piero Pelù, però possiamo dire che il loro ritorno è fatto in gran rispolvero con un pezzo energico e coinvolgente.

Per finire le combinate di artisti. Ermal Meta e Fabrizio Moro presentano un pezzo “Non mi avete fatto niente”, un pezzo politicamente impegnato, contro la paura causata dagli attentati terroristici di matrice islamica; intenzioni positive ma con un retrogusto amaro in bocca di demagogia populistica e da campagna elettorale. Diodato e Roy Paci con “Adesso” si rivelano una felice combinazione, positivo è il primo ascolto della loro canzone. Enzo Avitabile, il musicista napoletano debutta al Festival insieme a Peppe Servillo, in un brano che è un dialogo, più che un duetto. Formazione assolutamente inedita e inaspettata quella di Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico; la ballata è un tripudio del sentimentalismo sanremese, si fa un po’ difficoltà a seguire il pezzo al primo ascolto.

Ospiti in questa serata inaugurale Fiorello, che ha avuto l’arduo compito di rompere il ghiaccio ad inizio Festival e che, diciamolo, ha avuto il grande merito di lanciare la conduzione togliendo dall’impaccio un Baglioni un po’ teso per lo meno nei primi momenti del Festival. Laura Pausini era in diretta telefonica perché bloccata da una laringite, Tommaso Paradiso è salito sul palco per un duetto sui generis con Gianni Morandi; infine Gabriele Muccino con il cast completo del nuovo film “A casa tutti bene”, di cui fa parte lo stesso Favino.

Permettete un’ultima nota al merito: bello e rassicurante è stato rivedere il maestro Beppe Vessicchio annunciato a piena voce a dirigere l’orchestra.

Perché Sanremo è Sanremo. Stay tuned!

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