Franco Piccinno, in viaggio a suon di jazz

Franco Piccinno, in viaggio a suon di jazz

Il pianoforte è uno strumento romantico e xx, capace di esplorare le regioni più intime dell’animo umano, di sollevare impeti, ma anche di trasportare la mente sulle ali dell’immaginazione. Da questi presupposti prende avvio la ricerca jazzistica di Franco Piccinno, che per il suo debutto con l’etichetta Auand combina efficacemente questi elementi per trarne un album, Migrations, ricco di fascino, biografico ma non referenziale, capace di parlare all’ascoltatore e di accompagnarlo in un viaggio fra tradizioni musicali differenti. Il titolo, elegante e intenso, rimanda all’idea di scoperta di culture e territori lontani, dove il concetto di altro si fa ragione di arricchimento, intellettuale e artistico insieme.

L’immagine di copertina, del resto, chiarisce l’idea del viaggio, da farsi però con lentezza, a piedi o in bicicletta, quasi un pellegrinaggio dove ogni tappa è occasione di scoperta e riflessione, del mondo come di se stessi, assaporando ogni istante e ogni particolare.

L’apertura dell’album, è un omaggio al classico jazz di scuola bebop. Smoothie è un vivace brano dall’atmosfera anni Trenta, con una batteria cadenzata in sintonia con il contrabbasso, e questa trama sonora il pianoforte si muove con vivacità, a metà fra il romanticismo di una ballata e la mondanità da club, un’atmosfera che ricorda i raffinati locali parigini di Saint Germain o di Broadway. Piccino sviluppa un linguaggio pianistico bebop, che a metà si lascia andare a un ritmo più vivace sul registro semiacuto, esaltante come un sorso di Martini. Last Night Joke, come suggerisce il titolo, è caratterizzata da un’atmosfera intensa e coinvolgente, gradevolmente ballabile, supportata dal vivace pianoforte che qui sfiora il musi hall, salvo inframezzarvi passaggi “distanziati” sullo stile di Thelonious Monk. Le robuste, forsennate percussioni di La Pusata avvolgono di febbrilità questo brano travolgente, giocato appunto sulla concreta presenza della batteria, che si spende in prolungati a solo, cardine di un’atmosfera urbana americana che sembra uscita da un quadro di Hopper, in interessante contrasto timbrico e concettuale con la vivacità del pianoforte. Un dittico d’apertura che omaggia la prima grande età dell’oro del jazz.

Lo scenario cambia con Esperame en el cielo, una romantica ballata latineggiante, dove la batteria profuma di bossa nova e il pianoforte regala un delicato fraseggio su sei note. Piccinno interviene sulla versione originale di Lopez Vidal eliminando le parole, e lasciando che a parlare siano soltanto le note, e questo fa sì che la melodia assuma un carattere ancora più introspettivo, senza però perdere dinamicità.

Migrations, che dà il titolo all’album, vi si inserisce come un momento di sosta a metà del cammino. Si tratta di un piano solo che si discosta dall’atmosfera generale degli altri brani, costituendo un momento di pausa dal viaggio in giro per il mondo, per dedicarsi al viaggio all’interno di se stessi.

In chiusura, Scalinatella è una delicata poesia in musica, dedicata alla Vecchia Napoli, ai suoi vicoli e palazzi grondanti di storia e di storie, narrate da un pianoforte che unisce il jazz alla solennità barocca, confezionando una melodia intrisa di sole, di fatalismo, di allegra pigrizia, e ascoltandola sembra di rileggere il De Crescenzo di Così parlò Bellavista.

Un album caleidoscopico, come un palazzo delle meraviglie dove ogni sala è una scoperta e dove il pianoforte si erge a protagonista, affiatandosi però con armonia con la sezione ritmica.

La musica è una delle componenti più suggestive del patrimonio culturale immateriale di un popolo, ne cattura gli impeti e gli ideali, accosta alle parole, o le sostituisce con, sensazioni e colori. Piccino ne fa una mappa per avvicinarsi a quel patrimonio spirituale che è insito in ogni popolo.

Niccolò Lucarelli

Migrations

Franco Piccinno

Auand 2016

1 Smoothie (Piccinno)

2 Late Night Joke (Piccinno)

3 Esperame en el cielo (Lopez Vidal)

4 Lido (Piccinno)

5 Migrations (Piccinno)

6 Delice (Piccinno)

7 Four winds (Holland)

8 Scalinatella (Bonagura/Cioffi)

Franco Piccinno – pianoforte

Aldo Vigorito – contrabbasso

Giuseppe La Pusata – batteria

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