Il pop e l’indie non esistono

Il pop e l’indie non esistono

No, non esistono. E’ inutile star qui a contare e separare gli artisti indie dal resto del mondo per far sapere che noi ascoltiamo buona musica -che poi ci stiamo ancora chiedendo da quando siano diventati sinonimi- o denigrare un artista perché “troppo pop”. Se fate parte della prima o della seconda categoria di ascoltatori, sappiate che state parlando del nulla. Indie e Pop sono due dei termini musicali che con il passare del tempo sono stati travisati di più e che, nel senso letterale, hanno un significato quasi opposto a quello che è stato loro attribuito in seguito.

Quanti gruppi (italiani o stranieri) vi vengono in mente che rientrino nella categoria “indie“? Se dovessimo fare una lista non ci basterebbero sei giorni. Eppure, state certi che più della metà sono molto meno indie di quanto potreste credere. Il senso originale, infatti, era molto più filosofico di adesso. La parola è un neologismo inglese che è a sua volta l’abbreviazione di “indipendent”. Tutti i gruppi che non pubblicano album con le major di turno, quindi, seguendo questa logica, possono essere considerati indipendent: gli stessi Finley, punkettari da tempi non sospetti, concluso il sodalizio con la EMI di Cecchetto, hanno fondato la Gruppo Randa, etichetta indipendente con cui hanno pubblicato poi Fuoco e Fiamme. Al contrario, gli Of Monsters and Man (uno dei gruppi “più indie” del momento) pubblicano ormai da anni con la Universal, una delle tre major dell’industria musicale. Certo, a livello teorico oggi è facile essere indie (con internet e i programmi di registrazione chiunque può farsi il suo studio in casa senza troppe difficoltà e a basso costo), ma non è solo una questione di etichetta discografica. Senza voler mitizzare troppo un modo di fare che ha sicuramente più lati negativi che positivi, è la parte però teorica che al momento ci preme di più chiarire.

Gli artisti che aderiscono alla filosofia indie, dovrebbero preoccuparsi di più della propria arte che delle considerazioni commerciali e dell’immagine. Ed è proprio questo punto ad essere stato ribaltato: pensate a Lo Stato Sociale che abilmente si sono costruiti attorno al nome un vero e proprio personaggio con figure di riferimento e tutto il resto. Non si capisce precisamente da dove nasca la sovrapposizione del genere musicale (indie rock, soprattutto, quando in realtà un nome quel rock là già ce l’aveva, anzi due: punk e alternative rock) sulla filosofia di riferimento, fatto sta che l’indie sta diventano un vero e proprio fenomeno popolare. Sì, sta diventando mainstream. Non è paradossale? L’indie, nato per essere meno mainstream possibile, di nicchia, una valida alternativa al resto, sta diventando proprio come quello stesso resto. Sta diventando pop.

Perchè anche qui si sono andati un po’ a perdere i dati anagrafici ufficiali del pop che risalgono ai tempi in cui la musica consisteva nello sbattere un ramo contro un muro. Ogni genere può essere pop: vuol dire popolare e se un brano piace a molte persone, se è in classifica FIMI o al primo posto di iTunes diventa automaticamente pop anche se magari lo suonano i Metallica, Ray Charles o il gruppetto di paese che fa grunge. Dire che qualcuno fa pop non indica che faccia quel genere, ma solamente che piace e che in qualche modo ha trovato il suo modo di fare musica. Lady Gaga è pop tanto quanto i Green Day, ma mentre questi ultimi suonano punk lei si avvicina a sonorità più dance. Il pop è l’insieme di tante cose, ma soprattutto del tempo che si sta vivendo: è il riassunto di fattori economici, sociali, musicali, culturali, politici, filosofici. Beethoven ai suoi tempi era pop perché piaceva a molti e molti se lo andavano ad ascoltare; Mozart non lo era perché considerato “troppo” per il momento in cui ha vissuto.
Indie e pop, quindi, non esistono. Non come generi musicali con un fusto osseo proprio, quantomeno. Nascono (e dovrebbero continuare a vivere) in funzione di altro: sono come dei raccoglitori all’interno del quale possiamo metterci tutto quello che ci pare, ma con coerenza e senza strafare. Per la musica vale lo stesso principio della morte dei sinonimi in letteratura, in un certo senso: se una persona deve dire che una cosa è formidabile, dice semplicemente che è bellissima. Eppure, ci sono un sacco di sinonimi più importanti di “bello”: meraviglioso, fantastico, superbo, strabiliante. Così con la musica: è più facile dire che quel cantante fa pop e l’altro fa indie piuttosto che dire folk-rock alternativo o dance anni ’80 con qualcosa di blues. E’ comprensibile, visto che siamo tutti di fretta. Ma almeno con la musica, prendiamoci il nostro tempo e non ci fermiamo ai contenitori “indie” e “pop”. Scaviamo: saremo perplessi per quante sorprese ci siamo persi in superficie.

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