Intervista a Braschi: “A Sanremo porto sul palco il tema dell’immigrazione, in modo diverso”

Intervista a Braschi: “A Sanremo porto sul palco il tema dell’immigrazione, in modo diverso”

Continuiamo con i protagonisti del Festival di Sanremo 2017. E’ il turno di Braschi, fra le nuove proposte in gara con il brano “Nel mare non ci sono i coccodrilli”.

Braschi è tra le nuove proposte del Festival di Sanremo 2017, con il suo brano “Nel mare ci sono i coccodrilli“. Un giovane che sta già arrivando oltreoceano, gli scorsi 1 e 2 febbraio ha presentato il suo disco “Trasparente” a New York, disponibile dal 10 febbraio 2017.

Lo abbiamo intervistato per conoscere qualcosa in più di Braschi poco prima della sua esibizione al Festival.

Raccontaci di te: chi è Braschi?

Braschi è un tipo che scrive le canzoni che canta, che cerca di campare con questo mestiere e di farlo nel modo più onesto possibile.

Come ci si sente ad essere stati scelti tra tanti per la categoria di Sanremo Giovani?

Fortunati e forse predestinati, nel senso più umile del termine! Io credo molto nel destino e mi reputo davvero un ragazzo fortunato.

Credi sarà una lotta difficile contro gli altri ragazzi in gara?

No, la lotta non mi appartiene proprio!Credo che sia una grande opportunità per tutti noi, ecco la vedo più in questo modo.

Parliamo un attimo del tuo brano “Nel mare ci sono i coccodrilli”, e partiamo proprio da questo titolo. Da dove nasce e di cosa parla?

Il titolo è una citazione del libro omonimo di Fabio Geda e il brano parla di me, un ragazzo di Rimini che si definisce “fortunato in mezzo alla vita che passa”. E’ una riflessione sul fatto di essere nato nella parte privilegiata del mondo. Possiamo solo andare avanti tentando di vivere le nostre vite “ballando”, lontano dall’acqua, dove si nascondono i coccodrilli.

Da che base parti in genere per scrivere i tuoi testi?

Di solito parto da una frase o da una parola che mi da la giusta ispirazione. Altre volte può essere un’immagine che mi viene in mente e mi detta in un certo senso la via su cui costruire il pezzo.

Raccontaci: perché hai deciso di portare proprio questa canzone a Sanremo?

Volevo trattare il tema dell’immigrazione da un’altra angolatura, in modo non retorico ma più originale, facendo in modo che arrivasse a tutti un messaggio così importante ma senza risultare pesante.

Sappiamo che sei stato in America: qual è il tuo rapporto con questo Paese?

Ho una relazione di amore e odio con gli Stati Uniti. Sono cresciuto con il mito del sogno americano e sono molto affezionato a quei luoghi che mi hanno dato tanto sia dal punto di vista umano sia da quello musicale. E’ un posto in cui ci si può sentire accolti come a casa e al tempo stesso molto estranei, ora come ora sono contentissimo essere qui e vivere in Italia anche se sempre con un occhio laggiù.

A prescindere dagli esiti, cosa ti aspetti per il “dopo-Sanremo”?

Vorrei fare tanti concerti e girare l’Italia il più a lungo possibile cantando i pezzi del mio nuovo album “Trasparente”, faccio il cantautore per l’emozione che mi dà il palco e la condivisione con il pubblico è la parte che amo di più del mio mestiere.

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