Vittorio Mezza racconta Napoli

Vittorio Mezza racconta Napoli

Dopo la convincente prova del progetto internazionale con David Milzow, il pianista Vittorio Mezza si dedica alla rilettura in chiave jazzistica di una delle tradizioni musicali più colorate della Penisola, quella napoletana. L’album è pubblicato da AbeatRecords.

vittorio mezzaRaccontare Napoli non è cosa agevole, per quella vastità e complessità che le caratterizzano, da un punto di vista storico, antropologico, sociale. Una realtà composita e difficile, stratificata nei secoli, intrisa di barocco fatalismo e di estemporanea intraprendenza, nonché di quella solare, dolorosa bontà immortalata anche da Curzio Malaparte nei capitoli partenopei del suo crudo e controverso La pelle. È a questo particolare modo di essere che Vittorio Mezza intende rendere omaggio, attraverso una tracklist accuratamente meditata, che abbraccia le origini della canzone napoletana sino ai nostri giorni, una successione di brani che si dipana xx come altrettanti capitoli di Così parlò Bellavista, del partenopeo DOC Luciano De Crescenzo, e che spazia dalla tradizione di De Curtis e Nicolardi ai cantautori più moderni come Renato Carosone e l’indimenticato Pino Daniele, con un’incursione nelle colonne sonore cinematografiche firmate Morricone.

Racconti musicali che dipingono un secolo di cultura napoletana con le sue vicissitudini, non ultima l’emigrazione e la conseguente nostalgia della Patria. Undici brani da cui scaturiscono emozioni forti legate alle più svariate e intense situazioni della vita, quali l’amore, la passione, il legame con la terra natia e la sua bellezza, la partenza in cerca di fortuna e il difficile adattamento in un Paese straniero. Ironicamente ma non troppo, è su questi due ultimi aspetti che si sofferma Renato Carosone nel suo Tu vuò fa’ l’americano, brano ormai storico e pietra miliare dello swing italiano. Mezza lo rilegge con il medesimo brio, e i contrappunti pianistici infondono concretezza a un brano “spensierato”.

vittorio mezzaIl momento più intenso dell’album arriva con l’ottava traccia, un medley di tre brani da altrettante colonne sonore: Poverty (dallo straordinario C’era una volta in America), seguito da Nuovo Cinema Paradiso e Tema d’amore, tratte dal poetico film di Giuseppe Tornatore. Le distorsioni di Kroller donano un’atmosfera urbana a Poverty, che quasi dipingono le tenebre dei vicoletti di Little Italy sorpresi dalla notte. Il pianoforte di Mezza interviene con levità in Nuovo Cinema Paradiso, carico di struggente nostalgia. Appena più vivace, l’appassionato Tema d’amore, dove il pianoforte dialoga con le percussioni. Tre brani legati nell’album, ma anche, di per se stessi, dal tema della lontananza, del distacco, della nostalgia per la terra d’origine. Sta qui la chiave dell’album, che esprime anche interessanti notazioni sociologiche, riflettendo su quell’italianità che continua a sopravvivere all’estero, nei figli e nei nipoti dei nostri emigranti di tanti decenni orsono. In questo senso, si può interpretare il lavoro di ricerca di Vittorio Mezza anche come un omaggio all’italianità che, anche all’estero, riesce a conservare i suoi caratteri distintivi, che si ripercuotono anche nella solare passione per la musica e il canto.

Niccolò Lucarelli

Vittorio Mezza – pianoforte acustico
George Koller – contrabbasso e fretless bass (SENZA TASTI)
Davide Di Renzo – batteria e percussioni

1 Tu vuò fa’ l’americano (Carosone)
2 Tammurriata nera (Nicolardi – Mario)
3 Torna a Surriento (E. e G. De Curtis)
4 Lacreme napulitane (Bovio – Buongiovanni)
5 Dicitencello vuje (Fusco – Falvo)
6 Quanno chiove (Daniele)
7 Era de maggio (Costa – Di Giacomo)
8 Poverty – Nuovo Cinema Paradiso (E. Morricone) – Tema d’amore (A. Morricone)
9 Funiculì funiculà (Turco – Denza)
10 Voce ‘e notte (Nicolardi – E. De Curtis)
11 Reginella (Bovio – Lama)

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook