Intervista a Valeria Farinacci: “Inaspettato, così posso descrivere il mio Festival di Sanremo”

Intervista a Valeria Farinacci: “Inaspettato, così posso descrivere il mio Festival di Sanremo”

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Valeria Farinacci, giovane promessa approdata a Sanremo nella sezione Nuove Proposte, dopo aver vinto il concorso Area Sanremo 2016.

Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla un po’ meglio e per capire come si prepara a vivere l’emozione di salire sul palco dell’Ariston, in occasione della 67° edizione del Festival di Sanremo, al via il prossimo 7 febbraio. Il brano con cui gareggerà Valeria Farinacci si chiama “Insieme“.

Valeria Farinacci. Che significa per una ragazza di 23 anni arrivare a Sanremo come giovane promessa? Esiste una lunga tradizione di giovani talenti nati proprio sul palco dell’Ariston. Come ti senti alla vigilia del Festival?

L’emozione è sicuramente alle stelle, non nascondo anche un po’ di paura, ma quella non guasta e un po’ di preoccupazione all’idea di calcare un palco simile. Per me questo è un enorme punto di partenza, è la mia prima vera grande esperienza; è un inizio per vedere come potrà proseguire il mio percorso artistico e per capire se i miei progetti possono piacere o meno al pubblico. Lo vedo anche come un piccolissimo punto di arrivo, perché essendo partita da Area Sanremo non mi aspettavo di arrivare sul palco dell’Ariston. È un qualcosa di inaspettato; “inaspettato” è sicuramente un aggettivo che userei per descrivere questa esperienza. Come ben sai, ci sono solo due modi per accedere a Sanremo: con le case discografiche o con un semplice provino, che è poi Area Sanremo. Non avendo una casa discografica dietro, è stata davvero una cosa inaspettata.

Area Sanremo prevede inoltre una serie di corsi di canto, di interpretazione, di presenza scenica, che anche tu hai dovuto seguire; si tratta in parte anche di un percorso formativo.

Oltre al provino c’è tutto un percorso formativo estremamente utile, a me è servito tantissimo. Ho imparato davvero tanto.

Ho letto dalla tua biografia che sei laureata in Lingue e Mediazione Linguistico-Culturale all’Università Roma Tre. Come sei riuscita a conciliare lo studio universitario con la musica?

Io potrei dirti che è stato semplicissimo, ma mentirei e lo direi solo per fare “la splendida”. In realtà non è così, mi è costato molto sacrificio. È stato difficile unire entrambe le cose poi a livelli alti, come piace a me. In concomitanza con il lavoro della tesi, stavo facendo gli ultimi provini per Area Sanremo. Avevo lo stage e le lezioni la mattina, la tesi l’ho praticamente scritta di notte. Insomma non è stato semplice. Quando riesci però a portare avanti due cose così, la soddisfazione è doppia. Tra l’altro io vorrei continuare anche i miei studi universitari; sono laureata con laurea triennale, mi piacerebbe proseguire i miei studi magistrali di traduzione e di studio delle lingue, affiancando ancora l’università al mio percorso artistico.

Sempre leggendo la tua biografia ho scoperto che hai vinto una borsa di studio di un anno in una importante Università londinese (University College London). Come è stata questa esperienza e consigli ai giovani di partire e fare esperienze all’estero?

Assolutamente consiglio di partire. Prima di partire non ero la stessa persona che poi è tornata dopo un anno accademico, per l’esattezza dopo dieci mesi. A me è servito moltissimo. Io già vivevo fuori casa, sono umbra di Terni, facevo l’università a Roma, quindi vivevo a Roma. Mi ero già spostata da casa insomma. Nonostante questo l’andare fuori è un’esperienza da fare, soprattutto per vivere una città, qualunque essa sia, integrandosi con essa. Io mi sono candidata per questa borsa di studio perché sognavo di vivere Londra non da turista, cosa che mi era successa in passato dal momento che amo Londra, ma da studentessa universitaria londinese e integrarmi con le persone che vivono lì, con il fantastico melting pot che c’è lì. Mi è servita come esperienza sia a livello umano perché ho imparato tanto e sono cresciuta tanto, sia a livello musicale. Ovviamente ho partecipato a tantissimi concerti, ma ho avuto modo di ascoltare davvero tanta musica in generale, anche semplici performance live nei pub. È stato davvero bello poter ascoltare musica nuova, sentire ciò che piace ai giovani in Inghilterra, ascoltare e ricevere spunti da poter poi sperimentare con la mia musica. Ho avuto modo di ascoltare sonorità diverse e questo mi è servito davvero tanto.

Hai notato differenze sostanziali tra il panorama musicale inglese e italiano anche per quel che riguarda la musica ascoltata dalla tua fascia d’età, quindi la musica che ascoltano i giovani che sono la categoria di persone che più segue anche la scena underground, che gira per locali ad ascoltare performance live?

Io ho notato questa cosa. Ci sono differenze di sonorità tra il panorama musicale inglese e italiano, ma soprattutto c’è una maggiore attenzione al testo e alla sfera autorale in Italia. In Inghilterra si predilige lo sperimentare a livello di suoni e sonorità, lasciando un passo indietro il testo. Ci può essere per esempio un brano che musicalmente ci cattura tantissimo; in Inghilterra va tantissimo la musica elettronica, che io ho scoperto lì perché prima non la conoscevo, o il jazz, a conferma del fatto che ho ascoltato molti generi a me poco noti. Invece dal punto di vista testuale si resta un po’ indietro. In Italia accade quasi il contrario. Chi ascolta musica italiana, ascolta principalmente il testo, vuole sapere di cosa parla il brano. È la stessa cosa che accade a noi quando ascoltiamo un brano inglese, ci piace tantissimo ma poi non sappiamo nemmeno cosa dice. Questo non vale per tutti i casi ovviamente, non voglio fare di ogni erba un fascio, parlo in generale per quel che ho notato nel mio piccolo. In Italia il testo la fa ancora da padrone, è ancora molto importante.

Questo discorso vale maggiormente per una manifestazione quale quella a cui ti appresti a partecipare. Arrivando a parlare del tuo singolo “Insieme”, che brano è e cosa vuole comunicare? Qual è l’essenza di questo brano?

Esatto. La priorità nel mio brano “Insieme” è data dal messaggio che vuole comunicare. Di cosa parla infatti il testo? Parla di questo stare insieme, al di là delle difficoltà, rimboccandosi le maniche, come si suol dire. Quando il testo dice “dobbiamo stare insieme”, si intende sia in un rapporto di coppia, in una storia d’amore, sia in una comunità. Questo bisogno di stare insieme è un concetto molto semplice, ma non così scontato. È un concetto difficile da applicare, basta leggere i giornali per vedere che in una società in cui ogni giorno si vogliono costruire muri per allontanare i diversi, è difficile parlare di come sia necessario invece stare insieme, stare uniti. La diversità non è vista come ricchezza, anzi tutt’altro. Il testo dice che “le differenze sono la base dell’amore”, così come sono la base del rispetto dell’altro. Questo è il messaggio che io vorrei portare, questa è la priorità che mi sento di dare al testo, ossia il suo messaggio.

Hai conosciuto Giuseppe Anastasi, compositore e autore del brano “Insieme” al CET (Centro Europeo di Toscolano) di Mogol. Come è avvenuto questo incontro e come è nata la collaborazione che poi ha portato “Insieme” a Sanremo?

Io sono approdata al CET tramite una borsa di studio ed è stato uno dei primi concorsi a cui ho provato a partecipare. Una volta arrivata al CET tra i vari corsi, c’è il corso “Autori” e l’insegnante del corso “Autori” è proprio Giuseppe Anastasi. Tramite il CET abbiamo avuto modo di conoscerci, io ho presentato la mia musica, ho portato quelle che potevano essere le mie idee, i miei progetti e quant’altro e lui mi ha proposto di collaborare. Da lì è nata la nostra collaborazione con una serie di inediti, che poi tra l’altro usciranno il 10 febbraio in un cd, cd che è già uscito nei digital store e su spotify; si tratta di un mini album dal titolo “Insieme”. Così è nata la nostra collaborazione, io ho raccontato ciò che ho vissuto, le mie seppur piccole esperienze e Giuseppe Anastasi, persona dotata di una spiccata intelligenza sensibile, è stato in grado di tramutarle in testi d’autore. È stato interessante perché c’è stato un dialogo aperto tra di noi. Io ho portato delle sonorità musicali e le abbiamo sperimentate insieme, cosa che non mi aspettavo visto che avevo di fronte un celebre autore, spesso associato al nome di Arisa, per la quale ha firmato il testo dei suoi più grandi successi. Abbiamo avuto modo di divertirci un po’e di creare qualcosa di diverso e di nuovo.

Cosa si aspetta Valeria da Sanremo, indipendentemente dal risultato e dalle classifiche?

Come ti dicevo prima, si tratta di un’esperienza talmente inaspettata che, astraendo da tutto quello che c’è intorno e cioè interviste, riflettori, caos, trambusto, la sfida e la competizione, io voglio vivermi un’esperienza indimenticabile. Questo mi interessa sopra ogni altra cosa. Voglio sicuramente comunicare sul palco, la priorità di cui ti parlavo prima è riuscire a comunicare il mio messaggio, anche a costo di commettere qualche imprecisione tecnica, andando al di là anche della performance tecnica e vocale. Preferisco commettere qualche imprecisione vocale, ma riuscire ad emozionare e a comunicare il messaggio che mi sta a cuore. Insomma mi aspetto di vivere un’emozione del genere.

Come si prepara Valeria all’inizio del Festival? Come ti prepari alle serate e alle esibizioni che ti aspettano sull’importante palco nazionale?

Dunque abbiamo fatto un po’ di prove, sono stata a Sanremo più volte e abbiamo avuto modo di provare sul palco, cosa che tra l’altro non mi aspettavo sinceramente perché pensavo che a noi giovani ci catapultassero direttamente sul palco. Invece abbiamo avuto modo di provare molto e quindi di familiarizzare, per quanto è possibile, con il teatro vuoto, con l’orchestra ma soprattutto con il palco. Alla fine è quello che mette davvero paura e spaventa. Io sto cercando di mantenere la calma, cosa che non riesce davvero semplice, se devo dire la verità. Sto cercando comunque di fare del mio meglio.

Siamo sicuri che Valeria Farinacci darà solo del suo meglio in questa importante esperienza che la attende. Facciamo il nostro migliore in bocca al lupo a Valeria. Buona Fortuna per il tuo Sanremo!

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