Intervista| Il Muro del Canto: “Fiore de Niente è un punto di partenza per un riscatto”

Intervista| Il Muro del Canto: “Fiore de Niente è un punto di partenza per un riscatto”

Il Muro del Canto, gruppo romano doc, ci ha concesso un’intervista per parlare un po’ della loro ultima fatica, “Fiore de Niente”.

Raccontateci un po’ di quanto siete cambiati dai vostri esordi nel 2010.
Siamo cambiati sotto il punto di vista professionale. All’inizio era tutto molto più semplice e istintivo, ora prestiamo molta attenzione alle nostre scelte, ma le soddisfazioni e la passione si sono triplicate.

Di certo non è difficile capire quale sia la vostra città d’origine. Quanto c’è di Roma nelle vostre canzoni e cosa proprio non vi piace di lei?
Roma è una metropoli e come tale caotica, nervosa e cattiva. E’ una città in cui ognuno deve mettersi alla prova e tirare fuori le unghie per sopravvivere, può sembrare molto letterario, ma è reale.

Ultimamente ritengo sia davvero gravissimo che si stiano chiudendo spazi sociali e culturali rubati al degrado e divenuti punti di riferimento per i quartieri, li dove c’era solo il vuoto istituzionale il vuoto sta tornando per un disegno di stato.

Quanto è durata la “costruzione” del vostro ultimo lavoro, “Fiore de Niente”?
La scrittura di “Fiore de Niente” è durata circa tre anni nei quali siamo stati, impegnatissimi soprattutto nei concerti. Abbiamo scritto un brano alla volta, durante le prove settimanali fino a quando abbiamo capito che era arrivato il tempo di parlare del terzo disco. Le registrazioni sono state affidate a Giancarlo Barbati Bonanni, il nostro chitarrista. Abbiamo potuto in questo modo seguire il disco dalla composizione al mastering curandone ogni aspetto. Giancarlo ha fatto un eccellente lavoro e questo è il disco de “Il Muro del Canto” che suona come avrei sempre voluto.

Qual è stato il riscontro immediato di fronte al vostro lavoro da parte del pubblico?
Non vorrei peccare di presunzione dicendoti che il riscontro immediato è stato esaltante. Abbiamo venduto moltissimi dischi, in un periodo così buio per la discografia e il pubblico ai nostri concerti è raddoppiato. Per noi è bellissimo, perché il calore e l’affetto del nostro pubblico ci riempiono il cuore.

Entrando nel vivo del CD, di cosa parla la canzone che dà il titolo all’album? Come nasce?
“Fiore di Niente” è nata ascoltando gli umori della gente, di chi lavora e paga un affitto, di chi accende un mutuo, di chi è salassato dalle tasse, rapinato dalle banche, da Equitalia e raggirato dalla politica.
Nasce nella stanchezza e nella frustrazione quotidiana ma è un punto di partenza per il riscatto.

Di impegno sociale ne è pieno tutto “Fiore de niente”, da Ciao Core a  Madonna delle Lame a Figli come noi. Quale è il filo conduttore di questi brani?
Il filo conduttore è la realtà contemporanea filtrata attraverso la nostra sensibilità, sia emotiva, che civile.
Il titolo riassume il bello imprescindibile della vita e il niente che sembra restarci in mano dopo innumerevoli sacrifici.

Parliamo del video pubblicato su Yotube proprio di Figli come noi, che vede la partecipazione di attori come Elio Germano, Stefano Fresi, ma anche di Chef Rubio, Zerocalcare e molti altri. Evidente la “censura” della frase “la polizia carogna ed assassina” con la più diplomatica “e chi pulì quel sangue in tutta fretta”. E’ stata una decisione condivisa o sofferta?
Parlerei di scelta e non di censura. Per noi adottare una frase o un’altra (visto che ne avevo scritte due, con due significati diversi) è stato motivo di  tormento e di molte riflessioni. Per il video abbiamo utilizzato la più frase più sottile e ragionata, nel disco invece quella più provocatoria. È stata una scelta condivisa e al tempo stesso sofferta. Il nostro intento era parlare delle vite spezzate da quelle forze dell’ordine che abusano della loro forza e del loro potere, sappiamo benissimo che non tutta la polizia è composta da picchiatori e assassini, altrimenti saremmo tutti morti.

Figli come noi non è l’unico brano di forte impatto: cosa potete dirci di L’anima de li Mejo?
L’anima de li Mejo è un brano che mi dà grande soddisfazione perché affronta la vita e la morte in poco più di tre minuti e ogni volta che l’ascolto mi carica e mi contagia di energia positiva. E’ stato l’ultimo brano che abbiamo scritto per l’album e quello che ci trova tutti assolutamente d’accordo. Come del resto anche il videoclip, realizzato da Marcello Saurino e disponibile su youtube.

Notevole anche la scelta di unire musica e racconto in brani molto particolari come Domenica a pranzo da tu’ madre e Vivere alla grande. Come è nata quest’idea?
I racconti che Alessandro Pieravanti recita durante i nostri live e che sono presenti dal nostro primo disco all’ultimo, sono secondo me (e lo dico da estimatore) molto belli e sono la seconda dimensione della nostra espressione. A differenza dei miei testi i suoi possono scendere più nei dettagli del quotidiano e farti rivivere situazioni che si conoscono molto bene, come quella della Domenica a pranzo da nostra madre o le realtà dei quartieri dormitorio e dei centri commerciali.

In tutto l’album c’è solo una canzone d’amore “Quando scende la notte”, intensa e anche questa un po’ amara. E’ una scelta o un caso?
Le nostre canzoni d’amore sono sempre molto amare, ma posso dire che “Quando scende la notte” è la prima tra queste in cui l’amore è stranamente condiviso o si respira la sensazione che qualcosa potrebbe andare bene. La storia di cui parlo è una di quelle “maledette e infinite che riaccendono la vita”. Tutte le considerazioni precedenti a questa affermazione servono per inquadrare i percorsi sentimentali del personaggio. Per essere precisi nel disco c’è anche un’altra canzone d’amore che è “La Neve su Roma”.

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