I cantanti e la dislessia: la musica come rivalsa, scommettiamo?

I cantanti e la dislessia: la musica come rivalsa, scommettiamo?

Scommettiamo che se vi dicessimo che Beethoven oltre ad essere sordo era anche dislessico nessuno ci crederebbe? E che Enrico Caruso era anche disgrafico? Di nomi ce ne sono a bizzeffe: Cher, Noel Gallagher, Mika, Lee Ryan, Joss Stone, Ozzy Osbourne, Robbie Williams, Mozart, Tchaickovskij, Enrico Caruso, Beethoven, Daniel Powter, Tim Scott. Sì, tutti loro hanno un DSA, disturbo specifico dell’apprendimento: la dislessia.

In Italia è un argomento quasi tabù. Se ne sta parlando solo negli ultimi anni, dal momento in cui ci si è resi conto che, secondo le stime dell’AID-Associazione Italiana Dislessia, si considerano casi di dislessia in almeno un ragazzo per classe scolastica. Ma cos’è, precisamente? Non si sa bene perché –forse per semplice chiusura mentale-, ma nel nostro Paese ogni tipo di disturbo viene etichettato come “ritardo”. Ecco, niente di più sbagliato.

La dislessia (e così anche tutti gli altri DSA) non è altro che un’ “interferenza” neurologica che riguarda la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto. La differenza non sta nell’intelligenza né tantomeno nella capacità di comprensione: le persone dislessiche hanno, anzi, una creatività spiccata che si sviluppa proprio per far fronte alle loro difficoltà. A differenza nostra, che ragioniamo in un discorso pensando alle parole che diremo, spesso un dislessico ragiona per immagini, focalizzandosi sulla percezione dell’idea e non sulle lettere in fila. Se provassimo a ragionare anche noi così, faremmo una fatica immensa (fidatevi).

Ma la dislessia è curabile? Be’, non lo è. Semplicemente perché non è una malattia. Può essere corretta, se presa in tempo, quantomeno a livello scolastico, ma non sarebbe abbastanza contronatura voler correggere il modo in cui una persona pensa? Lo sbaglio maggiore che si fa, anche a scuola, è ghettizzare i ragazzi con questo genere di difficoltà ed essere convinti che per loro le porte dello studio o del successo siano precluse a prescindere. Purtroppo il sistema scolastico, ad oggi, non è ancora in grado di aprire i propri orizzonti e far fronte a queste spaventose mancanze d’informazione.

Ma allora come aiutarli? I nomi che ho detto all’inizio dovrebbero essere d’esempio. Le arti sono la prima vera forma di comunicazione tra esseri umani. La musica in primis, proprio perché non sente la necessità di essere scritta nel linguaggio comune. La musicoterapia –altra disciplina in Italia praticamente sconosciuta- può aiutare tantissimo bambini e ragazzi con difficoltà d’apprendimento.

Lo stesso Mika, in un’intervista diffusa da “La Stampa” qualche tempo fa dichiara di essersi sentito per anni come un pesce su un albero a causa dell’incapacità della scuola di seguirlo e capirlo, facendolo sentire “stupido e diverso” dichiarando “A scuola – prosegue Mika – ho avuto molti problemi: non ero in grado di scrivere e di leggere. Poi, con la forza della musica e di una persona speciale come mia madre, sono riuscito a sviluppare una versione diversa del pensare comune e a trovare la chiave per avere una vita normale e per sistemare tutte le altre parti della mia esistenza”. Lo dice lui, mica uno qualunque: l’idolo di mezzo mondo con milioni di copie vendute alle spalle, colui che è stato avvicinato più e più volte alla figura di Freddie Mercury per voce e per teatralità musicale.

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