Le manie di grandezza de L’Introverso

Le manie di grandezza de L’Introverso

Sullo sfondo nebbioso della periferia sud di Milano, si sente qualcuno che canta «(…) e quando crescerai avrai dei problemi, la società si sa ama gli schemi». E’  una band nata nel 2012 e cresciuta tra le distorsioni di quel sobborgo di cui trasforma i dubbi e le incertezze in musica. Si chiamano L’Introverso e amano le cose semplici.

Dal 30 settembre scorso è in rotazione radiofonica il loro ultimo singolo, estratto da “Una primavera”: “Manie di grandezza” spiega Nico Zagaria, voce de L’Introverso e autore del brano «parla di chi da piccolo veniva marchiato come qualcuno dal futuro certamente negativo solo per il luogo di provenienza. Nel nostro caso la Barona, un quartiere della periferia sud di Milano. E’ una canzone contro i pregiudizi, è un brano di riscatto. Crescere, sognare in grande, impegnarsi, vincere, perdere, ritrovarsi persone normali». Una canzone che, nel contesto sociale di oggi, è ben piazzata. Estremamente ascoltabile, tra l’altro, anche grazie ad uno stile indiepoprock -e chi più ne ha più ne metta- fruibile ai più. Un argomento così spinoso, difficile e per certi versi impegnato potrebbe restare ostico se non affrontato con i termini giusti: loro riescono a fare anche questo. Trasportano tutte le difficoltà e le ingiustizie subite solo perché “periferici” rispetto alla grande città in un testo che sembra un discorso da aperitivo, e non nel senso negativo. Anzi: lo rendono semplice, quasi posto con leggerezza, ma con estrema consapevolezza di ogni singola parola usata.

Non annoiano, non sono uguali a tanti altri, sono positivi. Molto lontani dai canoni standard della musica pop italiana (non potrebbero mai duettare con Alessandra Amoroso, ad esempio- forse per fortuna) si dimostrano essere una delle band emergenti più promettenti del panorama degli ultimi tempi. Inutile dire che ce n’è estremo bisogno.

C’è da dire, a onor del vero, che ricordano molto i Coldplay di Yellow. Punto che può andare a loro favore se sapranno sfruttare al meglio questa simil-somiglianza, per così dire, ma che potrebbe anche essere un’arma a doppio taglio rivolta metaforicamente con entrambe le lame verso di loro se dovessero poi scadere nel già sentito, già fatto, già detto. Rischiano molto proprio andando sul sicuro, su quel sound con cui probabilmente sono cresciuti e conoscono perfettamente. L’idea è quella che sia tutto suonato col freno a mano inserito, ma è più che regolare: al secondo album, anche il buon senso ti impedisce di strafare, a meno che tu non abbia un carattere già “strafatto” di suo (e a giudicare dal nome scelto per la band, direi proprio che non è questo il caso).

Lanciamo uno sguardo positivo sui ragazzi e staremo a vedere.

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