CONCERTO SENZA IMPEGNO a Villa Ada: mini-Woodstock o festa di paese?

CONCERTO SENZA IMPEGNO a Villa Ada: mini-Woodstock o festa di paese?

Difficile decidere. Di certo, Villa Ada ha ospitato, l’11 settembre scorso, uno dei concerti più belli ai quali abbiamo avuto la fortuna e l’onore di assistere. Ma la domanda (del tutto lecita) resta: questa serata è degna dell’appellativo di Woodstock all’italiana?

villa adaIl concerto -organizzato nella location più suggestiva di tutto il parco, con un palco modesto nel bel mezzo della penisola del Laghetto, resa ancora più affascinante dalla nebbia, ma molto meno dall’umidità- non si era presentato nel migliore dei modi già dall’ora di pranzo quando, a causa di una bufera che ha tartassato Roma di acqua e vento per più di due ore, si è temuto l’annullamento.

Ma, a poco tempo dall’apertura dei cancelli, il clima ha deciso di graziarci e lo staff ha pubblicato sui social una foto confermando che l’orario di inizio sarebbe stato alle 19.30 per la durata di ben cinque ore. Il ricavato del concerto – chiamato “senza impegno” poiché non organizzato tramite scalette e scadenze da rispettare ma quasi interamente improvvisato – è stato devoluto totalmente in beneficenza ad un amico comune di tutti gli artisti presenti – attori, fotografi, cantanti- per cure mediche non meglio specificate.

villa adaIl nome è rimasto anonimo per scelta del diretto interessato e ne rispettiamo, ovviamente, la privacy. Tuttavia, fare due più due è lecito e siccome di supposizioni ne sono state fatte tante, anche noi di 2duerighe vogliamo partecipare. Tutti gli artisti presenti l’altra sera sul palco avevano in comune qualcosa… riuscite ad immaginare cosa?

I primi ad esibirsi sono stati i “The Bastard Sons of Dioniso”, gruppo reso celebre da X-Factor 2009. Band interessante, a conti fatti, con una buona preparazione tecnica ma con un settaggio davvero pessimo, probabilmente dovuto anche al ritardo con cui è stato fatto il soundcheck a causa della bufera del pomeriggio. Configurazione strumentale a parte, questo gruppo di origini trentine ha buone basi e ottime idee, ma un’impellente necessità di migliorare le performance live.

Interessante sotto molti punti di vista, il romano The Niro, promettente e coinvolgente dalla voce calda e pulita e con falsetti perfetti. Anche lui con un settaggio ai limiti dell’accettabile- pecca di un po’ tutta la serata, culminata con un breve black-out di qualche minuto mentre sul palco Marina Rei cantava “Al di là di questi anni”.

villa adaFantastico Diodato con la sua voce espressiva e con un’ottima padronanza dei live – e con, ad onor del vero, un settaggio relativamente migliore dei precedenti. Meraviglioso il suo omaggio indie rock a Fabrizio De Andrè con “Amore che vieni, amore che vai” in una versione del tutto nuova che dona alla canzone una nuova veste e la rende il canto di un disperato innamorato.

Fabrizio Pocci e Il Laboratorio sono stati la vera rivelazione della serata: sconosciuti ai più, sono riusciti a far ballare un intero parco con la loro musica scatenata, sincera, diretta e divertente. Ottima tenuta del palco, ottimi testi, ottima musica. Ottima persona vista la sua immensa disponibilità e contatto con il pubblico.

Carmen Consoli non si smentisce mai: classe, eleganza, voce meravigliosa, canzoni storiche. Una Donna con la D maiuscola- l’unica insieme all’altrettanto bella ed energica Marina Rei che molto ironicamente e professionalmente ha saputo dribblare l’inconveniente della corrente fantasma per un pochino.

Particolarmente interessanti L’Orage, noti per essere il gruppo spalla di Francesco De Gregori, ma che hanno dimostrato di essere autonomi, molto bravi ed estremamente versatili a livello linguistico riuscendo a cantare senza problemi in quattro lingue diverse.

villa adaStorici, immancabili, ai quali siamo affezionatissimi coloro che hanno messo su tutta la baracca: la Bandabardò ha emozionato, divertito e fatto ballare tutti, anche chi fino a quel momento stava denigrando ogni artista salito sul palco (probabilmente più per sfizio personale che per vere mancanze tecniche). Lo scopo del gruppo è sempre stato quello di portare sul palco la stessa atmosfera di una schitarrata tra amici e ci riescono sempre. Filosofia condivisibile o meno, ma che ha portato loro tanta fortuna e altrettante soddisfazioni. Di certo non un gruppo per puristi (per fortuna).

Ma sono stati loro tre i più attesi della serata che, finalmente, dopo due anni da “Il Padrone della Festa” sono tornati sullo stesso palco, insieme: Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri che hanno letteralmente mandato in tilt il pubblico riproponendo brani del loro repertorio comune, tra canzoni storiche e più recenti fino alla mega chiusura con “L’amore non esiste” a cui hanno partecipato tutti, lanciando magliette della serata. Evidente, ma non compromettente l’assenza ingiustificata di Fabrizio Moro.

Presentatori della serata, intrattenitori, sempre pronti al “cazzeggiamento” -così come definito da loro stessi- Massimiliano Bruno ed Edoardo Leo, personaggi di spicco del panorama cinematografico italiano e persone brillanti e geniali.

Insomma… avete capito cos’hanno tutti in comune? Ma certo: la gavetta. Anche i più giovani prima di un X-Factor o di Sanremo hanno suonato nei piccoli locali, hanno girato per le città lasciando demo a chiunque fosse disposto ad ascoltarle e caparbiamente non hanno mai mollato. Quindi, possiamo presupporre senza averne la certezza, che “l’amico in comune” sia qualcuno legato alla produzione artistica, allo scoutismo musicale. Supposizioni, solo supposizioni.

Per certo, sappiamo solo che questo concerto è stato entrambe le cose. Un Woodstock all’italiana, in cui si è avuta la possibilità di vedere live per 5 ore di seguito molti dei volti più importanti del panorama della musica italiana, ma anche una grande festa per l’onesta con cui è stata condivisa la serata tra artisti e pubblico e soprattutto perché noi italiani avremo anche tanti difetti, ma come sappiamo divertirci noi pochi altri sanno fare.

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