Pino Scotto, una vita rock e il nuovo album Live for a Dream – INTERVISTA

Pino Scotto, una vita rock e il nuovo album Live for a Dream – INTERVISTA
Pino Scotto

Se lo Spirito del rock decidesse di farsi una vacanza in Italia, senza dubbio assumerebbe le sembianze di Pino Scotto. 67 anni suonati, gli stessi capelli lunghi, gli occhi smeraldo coperti dagli occhiali a specchio e un po’ di barba grigia che racconta una lunghissima carriera iniziata negli anni ’70 con i Pulsar.

Pino è in forma ed è più rock che mai. Inutile fargli delle domande, ha già le idee chiare su quello che vuole dirci. Riporto dunque qui sotto il suo flusso di coscienza à la Pino.

Mi facevo due bottiglie di Jack al giorno, è da novembre che non tocco niente. Mi è venuto proprio lo schifo, il male che ti fai ti insegna più di qualsiasi altra cosa che devi reagire. Anche 35 anni in fabbrica mi hanno tenuto con i piedi per terra. E poi sono un uomo fortunato, ho avuto gravi incidenti in macchina e in moto ma ce l’ho sempre fatta solo per fortuna, mica per il fisico! Ma ho la passione per il rock ‘n roll, è anche questo che mi ha tenuto vivo. Sono scappato di casa a 16 per fare musica e per sei mesi ho vissuto in una macchina abusiva. Il parcheggiatore mi bussava al mattino quando arrivava il padrone e poi c’era un trans di nome Coccinella che mi dava da mangiare nel bar sulla strada dove batteva. Quella è stata la mia scuola.

Pino è originario di Monte di Procida nei pressi di Napoli. Una terra difficile, soprattutto per i giovani; sarebbe bello trovare un modo per aiutarli a suon di rock ‘n roll.

A Napoli gira tanta droga, c’è malavita, c’è tanto degrado. Il rock ha cambiato il mondo ma oggi non esiste più. I giovani ascoltano quei quattro rapper che fanno i giudici ad X Factor e ad Amici. Siamo noi Italiani che siamo delle m***e, sempre pronti a leccare il c**o al prossimo. Dagli anni ’70 in poi ho visto il declino di tutto, un degrado sociale politico e soprattutto artistico. Prima dicevamo che non c’era nulla, ma io tornerei indietro volentieri. Poi è arrivata la De Filippa (temo intenda la De Filippi). La metterei in galera per spaccio di demenza. Hanno rovinato la musica con quei programmi di karaoke. Ma la colpa non è sua, è della gente li guarda. I dischi oggi sono usa e getta.

Da dove cominciare per conoscere il rock, Pino ci da qualche consiglio.

Per conoscere il rock bisogna partire dagli anni ‘70. Passo tanti vecchi pezzi su Rock TV e Rock ‘n Roll radio (web radio con cui Pino collabora) all’interno del mio programma “Fottetevi tutti”. È partito tutto da lì. Ma che cosa avevano a quei tempi? La droga buona?! Quando spariranno i nomi storici rimarranno solo tribute band, sta già accadendo perché non c’è ricambio. Io faccio un centinaio di date all’anno e a volte suono con dei ragazzini che ti spaventi da quanto sono bravi. Ma non avranno mai una chance in questo paese perché i nomi grossi non si schierano mai dalla loro parte. E vogliamo parlare di quelli che suonano al concerto del primo maggio che fanno finta di essere di sinistra? Io gli voglio bene ma i Modena cantano “Bella ciao”! Siamo nel 3000!

Se Pino avesse vent’anni oggi.

Se oggi avessi vent’anni andrei a sparare alla gente. Io capisco la vostra generazione, voi non ci credete più, in Tv vedete solo p*****e, ladri e accattoni. Ci credo che ad un certo punto dici faccio la mia vita e f*****o il prossimo! La musica ha il dovere di svegliare le coscienze. Gente come Bob Dylan, Leonard Cohen mi hanno fatto capire che le parole possono fare più male di una pallottola.  Solo che i ragazzi ascoltano musica che parla di quella che te la da, di party e cocaina. Che coscienze vuoi che smuovano dei testi così? Lo Stato dovrebbe investire sulle scuole, sulle radio e sulla Tv. Ma allo Stato non gliene importa nulla che noi diventiamo dei robot. Se tu guardi su internet e ricerchi “analfabetismo funzionale” siamo il primo paese di somari. Dopo di noi c’è il Messico.

Oltre alle canzoni storiche che ripercorrono la carriera di Pino, l’album contiene due inediti tra cui Don’t touch the Kids  che parla di abuso sui minori. Nel 2011 Pino ha dato vita assieme alla dottoressa Caterina Vetro a Rainbow Projects che aiuta bambini orfani ed abusati di Belize, Cambogia e bambini della discarica di Coban in Guatemala.

Don’t touch the kids  dice: la soluzione per voi ce l’ho a casa mia, due P38 cariche. Io lo farei perché i bambini non si toccano e basta. Ho chiesto aiuto ai cantanti che riempiono i palazzetti ma non è servito a nulla. Quando ho bisogno di soldi per i bambini chiamo ragazzi come Caparezza, Sud Sound System, I 99 Posse. Io e la dottoressa Caterina Vetro salveremmo due milioni di bambini con un milione di euro. Quei bambini sono tutti figli nostri. Caterina è li otto mesi l’anno avremmo bisogno di più soldi ma noi ci mettiamo il massimo impegno.

Live for a Dream contiene 16 brani in ordine cronologico dai tempi dei Pulsar, messi assieme da Pino secondo un criterio puramente emotivo. All’interno del cofanetto c’è anche un DVD.

Sul DVD ci sono le stesse tracce in versione video dove mostriamo le fasi di registrazione del brano e poi parti di un viaggio emotivo per Milano in tutti i luoghi dove sono nati i pezzi, dalle sale prove dei Vanadium al Leoncavallo. Oggi lì c’è una banca! Ti rendi conto? Li si parlava di rivoluzione una volta.

I brani così in ordine sono anche  la scaletta del tour.

Il tour sta andando molto bene. A Messina abbiamo fatto un concerto con 1800 persone. Non facciamo certo i palazzetti ma locali da 300-400 persone li riempiamo. È incredibile quanto mi stia divertendo a cantare pezzi dei Pulsar degli anni ‘70, quello non potevo essere io, era mio padre!

Il secondo inedito The Eagle Scream è stato scritto subito dopo la morte di Lemmy dei Motorhead.

Io e Lemmy eravamo molto amici, mi ricordo quando andavo a casa sua. La notte che è morto l’ho visto volare via come un’ aquila. L’ultima volta che ci siamo visti parlavamo di demoni, di mostri e lui aveva il suo, questo tumore che se lo è portato via. Io ho sempre vinto contro i miei mostri. Mio nonno Peppino me lo ha insegnato, l’unica cosa che conta nella vita sono le palle, mi diceva. E io la mia dignità me la sono guadagnata, come la mia pensione che sto prendendo dal lavoro fatto in fabbrica. La musica mi fa ancora guadagnare ma non in senso economico, quella mi da la vita. Ricordo una sera a Los Angeles, ero con Nikki Sixx, eravamo conciati malissimo. Mi ha detto: “Io nella vita faccio un lavoro per cui pagherei, faccio quello che mi piace e mi danno anche un sacco di soldi.” Perciò anche se non guadagno tanti soldi mi ritengo una persona molto fortunata lo stesso.

Ma se è vero il motto “Sesso droga e rock ‘n roll”,  non è vero che il rock è una cosa per soli duri.

Il rock ha il cuore tenero. Le ballad e i lenti più belli li hanno scritti le band metal. Rock è uno che ha le palle, come diceva mio nonno Peppino,  ma che ha un cuore grande come il mondo. Io mi metto ancora a piangere quando guardo i film, mica mi vergogno a dirlo.

Il rock è anche trasgressione però.

Certo, fa parte dell’attitudine. È da un anno che non tocco alcool, ma io solo sul palco mi bevevo una bottiglia di Jack e l’altra me la bevevo fuori. Anche quelli che si sono avvicinati al rock sono sempre stati più attivi sessualmente. Io se mi levo gli occhiali non vedo nulla, ma meglio che cali la vista che qualcos’altro vero?

Cosa ascolta Pino Scotto oggi.  

Da un paio d’anni ascolto il nuovo country americano, Travis  Tritt, Randy Hauser, Chris Stapleton, un country che ha ripreso il blues e il rock ‘n roll, belle voci e bei testi. Altrimenti l’attitudine è sempre Seventies.

Il problema è che oggi non si comprano i dischi con questa storia dello streaming. I ragazzini si scaricano la canzone e non sanno neanche chi l’abbia scritta. Vanno ai concerti con le maglie dei Led Zeppelin, dei Deep Purple, dei Metallica ma conoscono solo due brani di quelle band. Noi ci compravamo gli LP, si leggeva chi aveva scritto, chi aveva suonato. Oggi con un click scarichi un album e lo Stato non fa niente per questo! Io mi faccio un mazzo così per un anno per produrre un disco! Sono d’accordo però sul fatto che i dischi costino troppo. 10 euro è già un prezzo onesto perché tutti ci guadagnino. La musica ha bisogno di essere curata e abbracciata come si fa con gli amici, come si fa con l’amore.

Trovate le date del tour all’indirizzo www.pinoscotto.it. Mentre per aiutare Pino e la dottoressa Cristina Vetro a riportare il sorriso ai bambini di Belize, Cambogia e Guatemala il sito è www.rainbowprojects.it.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook