Ezio Bosso a Sanremo 2016: “La musica è una fortuna che condividiamo”

Ezio Bosso a Sanremo 2016: “La musica è una fortuna che condividiamo”

Ezio Bosso, ospite di Sanremo 2016 durante la seconda serata ha emozionato tutti quanti. Ecco i nostri commenti.

Appena l’ho visto entrare con quel sorriso, sulla sua sedia a rotelle e con le mani agitatissime ho finalmente capito perché quel nome mi diceva qualcosa di più. Sono scattata a sedere sul divano e ho esclamato: -E’ quello della colonna sonora di “Io non ho paura”!-. Un film meraviglioso quello di Salvatores, tratto poi dal romanzo omonimo di Ammaniti, ma che, ho sempre sostenuto, non sarebbe della stessa tessitura senza quella ben precisa colonna sonora. E’ stato come vedersi concludere un cerchio: libro, film, musica. E me lo sono ritrovato felicemente ad un Sanremo più spento del solito, meno emozionante, meno travolgente, troppo studiato. Lui, con quel “Ciao!” e quello spirito allegro, ha portato una grossa ventata di autenticità ed emozione sull’Ariston, che quest’anno ne aveva decisamente bisogno.
Con la sua infinita semplicità e simpatia, racconta della sua portinaia che da bambino gli ripeteva: “Aspetto di vederti a Sanremo” e lui le rispondeva: “No, ma io non canto!” e del suo primo CD da solista, uscito ad ottobre dello scorso anno, dal titolo “The 12th Room”: “Le dodici stanze le attraversiamo tutte nella nostra esistenza. La dodicesima è anche la prima, quella in cui si ricordano tutte le altre e quindi quella in cui si è pronti per ricominciare e si diventa liberi. E’ una stanza buia e stretta, difficile da accettare”.
Ezio Bosso questa stanza la conosce bene: nel 2011 gli viene diagnosticata una grave malattia autoimmune degenerativa alla quale va ad aggiungersi un tumore al cervello. E’ così che inizia il suo viaggio nella dodicesima, troppo buia e troppo angusta per un musicista come lui, un compositore e un esecutore di altissimo livello. Una gabbia necessaria alla sua guarigione e alla successiva libertà, come se la malattia avesse ampliato essenzialmente la sua creatività.
“Di solito i titoli li do in inglese perché fa più fighetto: pensa a Following the Birds e ora pensa a Seguendo un uccellino… però alla fine è proprio seguendo quell’uccellino che mi sono perso e ho iniziato a ragionare sull’importanza di perdersi per imparare a seguire”. E infatti è un po’ la sua storia quella che porta sull’Ariston con questo brano: inizialmente è un volo leggero, che all’improvviso si fa affannato come se il piccolo volatile non ricordasse più come muovere le ali. Ma alla fine tutto torna: la calma, lo stormo, le passioni, la stessa musica che per Ezio è condivisione, amore, fratellanza, unione. Che ci insegna una delle cose più importanti: ascoltare.
E’ proprio vero che la musica è una fortuna, forse una delle più grandi sulla faccia della Terra. E fortuna è anche che abbia scelto proprio Ezio Bosso per insegnarci che non importa quante paure, quante reti o quante gabbie la vita possa imporci, “la musica è fondamentale perché la musica siamo noi”.

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