Omega Empire, emergenti con qualcosa da insegnare

Omega Empire, emergenti con qualcosa da insegnare

L’unità di misura della validità di un bravo artista? La capacità di crescere. Facendo fronte a tutte le difficoltà, i problemi, i no, le porte in faccia. Facendo leva su quelli che sono i propri punti di forza e lavorando su ciò che va rafforzato. Loro lo hanno fatto, e averli seguiti praticamente fin dalle fasi embrionali del grande progetto che sta diventando quello degli “OM∑EGV ∑MPIR∑” è stata una grande fortuna, perché ad oggi mi ritrovo a scrivere con cognizione di causa, conoscendo il loro percorso e le impronte che hanno lasciato sul terreno.

Emergere come rapper, in un paesino di 16.000 anime scarse, è più difficile di ciò che si crede; si deve far fronte alle aspettative, alle critiche della gente, ai piccoli spazi, ai piccoli(ssimi) budget, all’incapacità delle persone di comprendere in pieno un sogno così grande- perché quando vieni da un posto piccolo, secondo i più anche i sogni dovrebbero essere piccoli. Loro non ci stanno e anno dopo anno cercano con costanza, talento e mezzi a disposizione quel riscatto tipico di chi la vita ha voglia di affrontarla tutta, costi quel che costi: sono Hit Vega, Clypper e Guada. Partiti un po’ in sordina, ognuno per proprio conto, sono presto rimasti “incastrati” uno nelle rime dell’altro. E dico incastrati non a caso, nel senso che le loro canzoni sono veramente un perfetto incastro di tre personalità differenti sotto molti punti di vista, ma perfettamente amalgamabili. Restando sempre fedeli a loro stessi, riescono a “confondersi” nei brani, senza quindi far ascoltare uno strappo troppo forte tra una strofa e l’altra. E non è cosa da poco, perché questo è l’errore dei “grandi” (nel senso di famosi) rapper di oggi che decidono di collaborare tra loro: io sono io e non ho intenzione di mischiarmi con “te”, anche se magari poi con “te” ci faccio un pezzo. Il problema è che a lungo andare, per 4 minuti essere catapultati da un mondo all’altro di continuo, sballottolati come una pallina antistress, stanca. Gli Omega no: loro, non si sa come ma credo per una sorta di alchimia naturale, sono uniti e divisi al tempo stesso. Le atmosfere delle loro canzoni sono sempre profonde, forse anche grazie alla scelta di utilizzare prevalentemente il suono del pianoforte analogico al posto del sinth che da un tocco più intimo ai brani.

Proprio poco più di una settimana fa, tra l’altro, è uscita la loro ultima fatica: il video di “Non dimenticherò mai” che vede la collaborazione con Emanuela Salvatori, altra giovane promessa del pop dalla voce pulita e dal carattere deciso, e che precede l’uscita dell’EP “Freshness”. Il video, per la regia di Emiliano Locatelli, è girato tra Latina, Roma e la piccola cittadina di Priverno da cui provengono. La canzone parla di un amore non proprio finito, quella delicatissima fase in cui si balla su un filo prima della rottura: “Son partito, ti ho lasciato un biglietto in cui c’è scritto tutto quello che non ti ho mai detto”; “Sento l’infinito in bocca se guardiamo il mare”. In realtà, dal video si evince che la causa di questa storia sull’orlo del baratro sia l’ossessione di lei verso il suo idolo (interpretato da Anthony Peth) che la porta a rimettere in discussione tutti i rapporti, compreso quello stabile con il suo ragazzo. Un caso purtroppo meno isolato di quanto si pensi; una riflessione tutt’altro che banale su quanto il mondo degli “esseri famosi” possa influenzare la vita delle persone comuni.

In linea generale, la piega presa da questi ragazzi è decisamente quella giusta. Basta tenere in mente la parola giusta: crescere. Pur restando genuinamente se stessi.

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