Intervista a Cassandra Raffaele: “Sono una Cantora e mi autoproduco, basta pregiudizi sulle donne nella musica italiana”

Intervista a Cassandra Raffaele: “Sono una Cantora e mi autoproduco, basta pregiudizi sulle donne nella musica italiana”

Abbiamo incontrato Cassandra Raffaele, cantautrice e produttrice di se stessa, da poco uscita con il suo nuovo album “Chagall”. Ecco cosa ci ha raccontato.

Cassandra Raffaele è un’artista indipendente, si definisce e viene definita “Cantora”, per la sua capacita di raccontarsi attraverso le canzoni. E’ uno dei pochi esempi di donna cantautrice, produttrice ed arrangiatrice. Ma non solo, Cassandra Raffaele  suona anche chitarra, ukulele, batteria, basso e tastiere/synt. Da poco ha pubblicato il suo nuovo album “Chagall”, uscito lo scorso 30 ottobre 2015, in cui raccoglie tutte queste influenze in 11 tracce di contaminazioni musicali, unite ad importanti collaborazioni come BRUNORI SAS (nella traccia “La sirena e il marinaio”), ELIO – di Elio e le storie tese (nella traccia “Meditazione”) e di NICO & THE RED SHOES (nella traccia “Il Filo”).

Abbiamo incontrato Cassandra Raffaele per farci raccontare qualcosa di più sull’album e sul suo essere “Cantora”.

Ciao Cassandra,
ti definisci la “Cantora” indipendente, esattamente perchè?
E’ un termine rubato alla letteratura greca, il “Cantore” era il poeta che utilizzava la musica per far arrivare le sue poesie alla gente anche più semplice. Io mi sento molto così, utilizzo la musica per dire delle cose, magari a volte non facili per il linguaggio che utilizzo, ma alla fine penso sempre che sia la musica ad esprimere la leggerezza ed è questo il suo potere più grande!

Essere una donna produttrice, nella musica, può davvero essere così controcorrente?
Non dovrebbe esserlo, se siamo musicisti e viviamo di musica dovrebbe essere scontato! Sicuramente se parliamo della scena italiana ci sono poche donne che lo fanno, è un mercato dominato soprattutto dagli uomini, sia per mancanza di numeri sia perchè si fa fatica ad esporsi in un ambiente…un po’ maschilista! Spesso alla donna viene associato il termine di “cantante”, però sono piccole cose che ti fanno capire che qualche pregiudizio c’è ma in realtà io penso a costruire delle cose, e le cose che costruisci non hanno sesso, non sono faziose. Al di là di tutto credo anche al merito, le donne non devono affermarsi solo perchè donne ma soprattutto perchè fanno delle cose interessanti!

Ci sono stati episodi in cui hai sentito maggiormente questa cosa?
Ti racconto una cosa che fa un po’ ridere, ma che è successa per davvero!
Dovendo propormi in un locale che organizza rassegne, il tizio che ci ha ascoltato ha detto “nel mio locale i concerti con cantautrici donne non funzionano tanto, portano musica un po’ noiosa…” in quel caso abbiamo raccolto questo feedback, di me tutto si può dire, ascoltandomi, tranne che offro un concerto noioso. E lui mi parlava del suo locale molto esigente, abituato ad avere artisti particolari…e quindi ci siamo accorti che certi piccoli privilegi concessi agli uomini, a volte, alle donne non sono concessi.

Privilegi di che tipo?
Ti è mai capitato di vedere una cantautrice non particolarmente piacente che sia uscita adesso negli ultimi anni? Che si è affermata nel mondo cantautorale?
Nel mondo maschile vedo tanta gente più “nerd” dal punto di vista estetico, invece alla donna è sempre richiesta una certa esteticità. Oppure, se c’è una cantautrice uscita fuori con un argomento diverso dall’amore. Vi dò solo degli input…mancano le artiste o dalla donna non te lo aspetti? Dalla donna ti aspetti un certo tipo di musica, un certo appeal, può anche dire “cuore mare sole” e va bene, se lo fa un uomo è un idiota! L’uomo è un cantautore, la donna cantante…in Italia è così! Combatto questo pregiudizio quotidianamente raccogliendo anche feedback positivi e mi sono guadagnata il mio spazio!

La decisione di autoprodurti da dove arriva?
La scelta di autoprodurmi non deriva dall’ambiente “ostile”, è “ostile” un po’ per tutti, mi sento sulla stessa barca di tanti uomini che fanno musica e viviamo le stesse difficoltà. E’ stata un’esigenza, di autodeterminarmi, autoprodurmi, perchè oggi mancano le figure professionali attorno, perchè con la crisi della musica anche le figure si sono ridotte. Poi c’è anche il web che ti consente di farti notare, quindi produttori, manager, soprattutto quando sei all’inizio non puoi neanche permetterteli. Spesso impari a fare delle cose per un’esigenza materiale e poi devi avere quell’indole, io ce l’ho da buona siciliana! Io mi lancio ed imparo facendo, ed è una cosa alla base! E’ stato un gioco quello di autoprodurmi! L’ho vissuta così..

Il tuo stile ha avuto molti cambiamenti, oggi chi sei?
Principalmente sono una persona libera, e questa cosa la vivo come un dono raggiunto! Come genere, ogni persona ha un genere a sé, con cose diverse da raccontare. La musica diventa un mezzo per esprimere tutto quello che sei, oggi sono la sintesi di quello che ho vissuto.

È uscito Chagall, nuovo album…e condivido la scelta del titolo, hai dipinto questo tuo quadro musicale di un sacco di colori…
Se facciamo l’accostamento colori-suoni ci sono delle sfumature che ti riportano alla matrice più vintage, quindi più analogica dei suoni. Puoi ascoltare un pianoforte vero di fianco ad un synth, così come trovi il suono distorso della chitarra nel “Cane che abbaia morde” che cita spudoratamente un pezzo di “Last for life”! Ho cercato di trovare una chiave che unisse suono sintetico ed elettrico. C’è un lavoro non lasciato al caso.

Tutto composto e arrangiato da te, ti sei trovata sempre bene o ci sono stati momenti in cui hai pensato “Ma non era meglio non fare tutto da sola”?
Si! (ride, ndr) te lo posso garantire! Sono stata pienamente coinvolta, la scrittura dei brani, gli arrangiamenti insieme a Carlo Longo e ci sono quei momenti in cui non riesci a staccarti da quello che fai, per capire bene quello che stai facendo e sono momenti alienanti! Sono stata così coinvolta, sono riuscita a gestire questi momenti anche con la squadra che ha collaborato con me, ma sarei felice di vivere anche attraverso occhi esterni la mia musica. Non vedo questo come il raggiungimento di uno stato, per questo album sono stata produttrice, per il prossimo vedremo!

Le collaborazioni di questo album: Elio, Brunori SAS e Nico & the red shoes. Anche queste, come te, per niente mainstream.
Sono state delle scelte dovute anche agli incontri diretti, che ho avuto modo di fare in questi anni. Elio l’ho conosciuto ad XFactor e l’ho incontrato di nuovo per La Famiglia Addams a Roma, ci siamo incontrati e gli ho fatto sentire il brano “Meditazione”. Con Dario a casa sua gli ho fatto ascoltare quasi tutto l’album, per avere un suo feedback, è una persona vera, verace!! Li ho voluti ospitare, creare attraverso il brano una stanza, un salottino per loro! Abbiamo molte cose in comune, anche nel modo di lavorare. L’unica che non ho conosciuto dal vivo è stata Nico, abbiamo fatto tutto in rete e tramite il mio manager ho avuto la possibilità di contattarla. E allora le ho chiesto di accomodarsi! E siamo diventate amiche virtuali, spero di ospitarla in una delle prossime date.

Con Elio vi eravate conosciuti ad XFactor…ricordi positivi o negativi di quell’esperienza?
XFactor lo devi vivere così com’è, con il positivo e negativo che ha. Positivo è stato il passo che mi ha fatto fare nella mia vita, dovevo scegliere tra un lavoro sicuro e la musica che non è affatto “sicura”, ed io ho scelto quest’ultima! Ci vuole una dose di follia per poterlo fare, lasciare un lavoro sicuro per un altro. XFactor è un mondo in cui tu sei ma devi anche apparire, io avevo sempre dato più importanza all’essere, e mi sono scontrata anche questo aspetto.

Lo rifaresti?
Non lo rifarei per non ripetermi, però è una cosa che sicuramente è stata importante per me. Se dovessi ricominciare da capo con un’altra vita, magari lo rifarei! L’anno che feci io era una sorta di Grande Fratello con le telecamere nel loft! Quindi tutta un’altra cosa!

Nell’album c’è un brano che pensi sia la sintesi di te stessa e di tutto il progetto?
Si, Chagall, è anche la prima traccia dell’album. E’ l’intro al mio mondo, che ha suoni, parole non sempre facili! Dico perchè mi sento sempre con un piede dentro la fossa, lo dico però con un certo distacco e quindi non capisci magari l’inquietudine del brano. Sia per il testo e l’arrangiamento credo sia uno dei più rappresentativi.

E sul palco? Ti rapporti con il pubblico e con le tue canzoni…cosa vedremo?
Ho cercato di rispettare la natura dei brani così come sono nati, in quattro sono riusciti a riprodurre esattamente un album, oggi riuscire con un set così piccolo di musicisti è una conquista. Spesso devi utilizzare un ensemble di musicisti più numeroso, però suono anche io, c’è la bassista che canta, il batterista che canta e il chitarrista che canta e intanto suona il synth. Sono contenta di essere riuscita a riprodurre questa energia, ma ho curato tutto anche dal punto di vista dell’aspetto scenico. Infatti mi presenterò sicuramente con dei bei abiti e non mancano i colpi di scena!

 

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