Intervista a Gabriele Ciampi: il compositore italiano eccellenza della musica classica in America

Intervista a Gabriele Ciampi: il compositore italiano eccellenza della musica classica in America
Roma, Auditorium Parco della Musica 21-12-2014Gabriele Ciampi "The Minimalist Evolution"musiche composte e dirette da Gabriele CiampiCentOrchestrainterpretazione di Carmela Colaninnocoreografie di Paola Joriotesto scritto da Carmela Colaninno e Alessia Maurodopulos©Musacchio & Ianniello

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Gabriele Ciampi, compositore e direttore d’orchestra italiano affermato negli Stati Uniti, dove ha raccolto numerosissimi riconoscimenti prestigiosi tra i quali: la medaglia “Eccellenza Italiana”, conferita dal Senato della Repubblica Italiana, la Green-card per Extraordinary Ability, rilasciata dal governo americano, il premio “Instumental Artist of the Year” ai Los Angeles Music Award e il riconoscimento “Primidieci-Under 40 2014” assegnato dalla PrimiDieci Society.

Per Gabriele Ciampi è arrivato il momento di esibirsi anche in Italia, proprio stasera, 30 novembre 2015, al Teatro dal Verme di Milano in un concerto speciale in cui dirigerà l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali. Gli abbiamo chiesto qualche curiosità sullo spettacolo e sulla sua carriera ricca di successi oltreoceano. Proprio qualche giorno fa Gabriele Ciampi è stato invitato dalla First Lady Michelle Obama alla Casa Bianca per dirigere un concerto esclusivo, il prossimo 8 dicembre.

Ciao Gabriele,
Un’eccellenza nella musica classica in America, da cosa è stata dettata la scelta di trasferirsi all’Estero?
La mia famiglia è dal dopoguerra alla guida di un’importante azienda di distribuzione e vendita di pianoforti acustici e ho respirato musica sin da bambino. Dopo aver iniziato gli studi di composizione al Conservatorio ho alvorato per 10 anni nell’attività di famiglia ed è stata una parte improtante della mia vita. Poi ho ripreso quello che avevo lasciato. La musica non è mai morta dentro di me anche se è stata “abbandonata” per diversi anni. Non è stato facile cambiare vita, cambiare Paese e ricominciare tutto da zero.Sembra semplice e divertente all’inizio ma cqmbiamenti di questo tipo richiedono tanta forza psicologica e motivazione.
Sono stato selezionato per la UCLA per la calsse di composizione, da qui la decisione di trasferirmi a Los Angeles e continuare quello che avevo sospeso.
La mia fortuna è quella di aver potuto studiare in Italia e in California e questo mi ha permesso di liberarmi da certe regole compositive rigide imposte dalla scuola del Conservatorio e sperimentare un mio personale linguaggio. L’insegnamento in Amercia è molto pratico, in Italia molto teorico quindi trovare un equilibrio nel mezzo è fondamentale.

La “fuga dei cervelli” coinvolge anche la musica classica?
No non credo. Nel mio caso non è stata “una fuga” ma in quel momento storico, (2011-2012) gli Stati Uniti offrivano maggiori possibilità, c’è sempre stata più attenzione verso la novità. Personalemente non mi reputo un “cervello in fuga” e sono contento di tornare in Italia per concerti e registrazioni. Siamo un bel Paese con una grande tradizione musicale e abbiamo tanto da insegnare agli altri. I musicisti classici italiani sono di grande qualità e sono sicuramente un modello da seguire: anni di studio e sacrifici che alla fine fanno emergere la differenza tra chi si “improvvisa” musicista e chi lo è davvero.

Quando ti sei reso conto che tutto questo avrebbe fatto parte della tua vita coinvolgendoti in prima persona?
Diciamo che da quando ho ripreso in mano la matita per comporre (2011) dopo una pausa di 10 anni ho capito che era quello che veramente volevo fare: mi sembrava normale scrivere e stare sul palco per dirigere, ho trovato sempre tutto molto naturale. Poi con il passare del tempo il linguaggio si è sviluppato, sono cresciuto e sono diventato anche più veloce nella scrittura. Oggi come compositore che dirige la propria musica posso dire di aver completato un primo percorso rimettendomi in gioco ed esponendomi al continuo goiudizio di pubblico e critica. Indipendentemente dal fatto che la mia musica possa piacere o meno posso affermare che la scrittura non mi crea difficoltà ma mi permette di esprimere attraverso un lingiaggio universale quello che è il mio stato d’animo del momento.

In Italia pensi sia possibile fare il tuo stesso percorso?
Secondo me ora è possibile. Ci sono aperture verso la novità da parte di enti Nazionali importanti (come ad esempio Musica per Roma, I Pomeriggi Musicali) e questo permette a giovani artisti di proporre i propri progetti.
Certo non si deve pensare subito al guadagno, siamo artisti e dobbiamo produrre arte: se produciamo materiale commerciale avremo possibili veloci guadagni ma vita artistica molto breve.
Forse oggi questo è il vero problema, c’è poca originalità nella musica. Si cerca subito il successo mediatico, di costruire un personaggio e la qualità della produzione artistica spesso non è all’altezza delle aspettative.
Oltre ad artisti di grande livello e spessore che dobbiamo prendere come esempio sono presenti sul mercato anche fenomeni commerciali che “assemblano” le composizioni…più che rivoluzionari sono reazionari ad un sistema (mondo classico) che fortunatamente rimane per loro blindato.
Questo calo di qualità, a causa anche della tecnologia e dei computer, sta avendo gravi ripercussioni sul mercato musicale italiano e sarebbe importante tornare al passato, ripartire da un pianoforte carta e matita e riportare la musica ai livelli che merita: Musica uguale serietà.

Tornerai il prossimo 30 novembre per dirigere la prestigiosa orchestra de “I Pomeriggi Musicali”, che effetto fa ogni volta ritornare?
Grande soddisfazione, l’Italia è il mio Paese e sono orgoglio di avere l’opportunità di collaborare con una grande Orchestra come quella de I Pomeriggi Musicali. Essere stato inserito in una stagione classico/sinfonica con un progetto originale è un bel segnale che la Fondazione sta inviando ai nostri artisti e al nostro Paese.
Sono sicuro che con tanto studio e sacrificio i risultati arrivano, questo vale anche per tanti giovani talenti (e sono tanti nel nostro Paese) che dovrebbero credere di più nelle proprie possibilità e non abbattersi alle prime difficoltà. Anche lo scorso anno all’Auditorium Parco della Musica (per la seconda volta) è stata una grande esperienza, sono “templi sacri” della musica classica e avere la fortuna di potersi esibire in questi luoghi credo sia il massimo specialmente per un compisitore che dirige la propria musica.

Sarà la tua prima volta a Milano, definita da te come “Il cuore della musica classica”, se è così, perchè direttori d’orchestra del tuo livello non ce li teniamo ben stretti qui da noi?
Preferisco definirmi Compositore, non sono un direttore d’orchetsra. Dirigo la mia musica e non ho altre ambizioni. Ci tengo perchè sono contrario alle invasioni di ruolo che troppo spesso ritroviamo sul mercato (specialmente in Italia): basta con le apparenze e i personaggi costruiti, il musicista professionista deve essere serio e rispettoso del ruolo altrui. Vediamo troppo spesso nei teatri personaggi che nascono come bravi esecutori poi diventano improvvisamente compositori, direttori d’orchestra e scrittori. Dobbiamo distinguere bene il fenomeno commerciale del momento dal musicista di talento che crea qualcosa di originale.
Ci sono tanti mestieri che caratterizzano il mondo musicale e si nasce compositori (e si studia per questo) non è possibile fare altro. La mia direzione d’orchestra è legata unicamente alla mia musica, il direttore d’orchestra professionista compie un diverso percorso formativo così come il bravo professore d’orchestra deve studiare duro 10 anni per formarsi. Per questo non credo ci sia tempo sufficiente per fare altre professioni e il rischio è quello di ottenere risultati artistici modesti.
Non bisogna invadere il campo altrui ed autoproclamarsi innovatori solo per raggiungere risultati commerciali.
L’esperienza è fondamentale per un musicista, per completare un percorso formativo che ha origine nel nostro Paese. Forse bisognerebbe credere di più nei giovani e dare maggior risalto a progetti nuovi che possono sembrare anche “inadeguati” al momento ma che permettono ad un artista di potersi esprimere. Sarebbe bello rivedere esibirsi in Italia tanti talenti che oggi vivono all’estero e mi auguro per il bene del nostro Pease ci sia per loro l’opportunità e la voglia di tornare…anche se momentanemaente e per brevi periodi.

Il tuo nuovo spettacolo è inedito, puoi darci qualche anticipazione? Quali influenze racchiuderà?
La Musica che proporrò per il concerto a Milano è un omaggio al classicismo, le forme classiche sono alla base delle mie composizioni, conoscere bene il passato permette di costruire il futuro. La particolarità di questo concerto a Milano è la varietà del programma proposto. Si parte con una parte cameristica con un Trio per passare poi ad una Suite per chitarre e orchestra, per poi terminare con il Concerto per Pianoforte e orchestra in La Maggiore che è stato eseguito alla Casa Bianca dal pianista David Osborne in occasione del concerto di Natale riservato alla famiglia del Presidente Obama.
Questo concerto per pianoforte sarà eseguito per la prima volta in Italia in versione “integrale” (3 movimenti) e interpretato dalla giovane pianista Stefania Argentieri e dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali.

Sempre composto con la tecnica carta-matita-foglio, perchè la scelta di non usare la tecnologia?
Intanto dobbiamo fare una distinzione tra Italia e Stati Uniti.
In America la figura del compositore è decisamente controversa, viene affiancata spesso ai film, alla televisione e ai videogames. A causa ella tecnologia e dei computer oggi è possibile scrivere musica senza avere delle vere e proprie basi ma utilizzando dei suoni che poi vengono elaborati dando vita a sonorizzazioni utili per cinema e tv. In California questo avviene spesso e i cosiddetti compositori sono in realtà bravi arrangiatori.
Si scatena così una competizione inutile che porta solo gravi conseguenze nel mercato (se pensiamo a quanti musicisti perdono possibilità di lavoro a causa dei computer e dei virtual instruments). Allo stesso tempo questa attività porta un notevole guadagno ma non crea arte, sono solo suoni finalizzati ad un determinato utilizzo.
In Italia è diverso, l’antica tradizione musicale e le prestigiose scuole e Accademie permettono una formazioni completa. Siamo un Paese che musicalmente può dare tanto, il problema è trovare spazio per emergere in un mercato in cui la novità spaventa sempre.
Secondo me la vera musica non si scrive con il computer ma ci vogliono carta, matita, un pianoforte e tanto studio, non solo “accademico” ma anche sul campo.
Bisognerebbe tornare alle origini in cui il compositore creava la propria forma di arte pura e la proponeva al pubblico in ambito concertistico. Riproporre questa figura oggi è complicato ma è l’unico modo per porre basi solide per il futuro: si tratta di un lavoro lungo e i risultati arrivano dopo anni.

Il lavoro con i Pomeriggi sta avvenendo a distanza, ti stai trovando bene? O è molto più difficile lavorare così?
In realtà è più facile. Quando si lavora con interpreti solisti e orchestre di grande livello è tutto più semplice. L’unica vera diffficoltà sarà creare quel rapporto stretto tra compositore/direttore e un gruppo che lavora insieme da anni. Questo è un aspetto importante del mio lavoro, creare un gruppo unito pronto ad esibirsi e a coinvolgere l’ascoltatore. Quando si lavora tutti i giorni con un team di persone è più semplice raggiungere i risulatit ottimali…in poche ore di lavoro insieme servono invece più concentrazione e velocità.
Il Direttore in questi momenti è l’anello di congiunzuone tra la musica da eseguire e il pubblico che verrà in teatro e ogni aspetto deve essere considerato nel dettaglio: un buon concerto da ascotlare è come un buon pianoforte da suonare, la qualità e la differenza dagli altri la fanno i dettagli (dalla preparazione dei musicisti alla scelta delle luci dautilizzare in teatro, la disposizione dell’orchestra sul palco…tutti elementi che un Direttore d’orchestra dovrebbe valutare).

Dopo questo spettacolo, tornerai ancora in Italia?
Ritornerò in America per un paio di progetti molto importanti e poi ritornerò sicuramente. Ci saranno un tour e il mio nuovo Album e mi piacerebbe questa volta presentarlo in anteprima nel mio Paese.

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