Cranio Randagio a XFactor: rap nel talent, ma solo se a modo suo

Cranio Randagio a XFactor: rap nel talent, ma solo se a modo suo
Cranio Randagio

A volte capita che anche i talent partoriscano artisti. Non è ironia o una frase fatta, capita. Raramente, ma succede. Che poi è sbagliato dire “partoriscono” perché un artista vero non si forgia nel talent, ma grazie ad esso acquista “solo” una sua visibilità mediatica. Be’, bando alle ciance: oggi vorrei parlarvi di un Artista con la “a” maiuscola, un ragazzo di Roma che si è ritrovato ad X-Factor nemmeno lui sa come (secondo le sue parole). Noi pensiamo di saperlo.

Vittorio Andrei, in arte Cranio Randagio, ha qualcosa da raccontare. Si definisce uno “pseudo-rapper paranoico” a cui rode parecchio, un sognatore che come tutti i sognatori vive nell’ansia e con l’ambizione di dimostrare, in primis a se stesso, che quando qualcosa la vuoi, la ottieni, senza se e senza ma”. Prima ancora di ascoltare un suo brano, è il nome a colpire: Cranio Randagio, una libera testa pensante che vaga alla ricerca di qualcosa. Qualcosa che poi trova nella musica, nella sua Roma, da cui parte per raggiungere Milano ed inseguire i suoi sogni, ma nella quale torna sempre col pensiero fisso. Milano, si sa, è un altro mondo, c’è più apertura dal punto di vista musicale: se sei bravo vai avanti, sennò torni a casa e zitto e accuccia. A Roma no, nel panorama musicale ci sono sempre e solo gli stessi, perennemente chiusi in crew e solide quanto intolleranti bande. Ma, come dice lui, “Roma è sempre l’amore mio, nun se lo scordamo!”. E chi se lo scorda?

E’ fin troppo chiaro quando si ascolta “Mamma Roma, Addio”, brano scritto, per l’appunto, poco prima di lasciare la meravigliosa caput mundi per la ben più nebbiosa caput lombarda. Viaggio necessario, ma sofferto. La Roma descritta è una città piena di contraddizioni, meravigliosa, “caciarona” che “sa ancora soride”, ma senza ormai libertà di prospettiva, una città che promette ma non mantiene e che non è più in grado di provvedere seriamente ai suoi figli. Poi c’è lo “sticazzi”, tipicamente romano, che però non ha un’accezione negativa, ha ancora una sua dignità: è un modo popolare per dire “vado avanti a modo mio, quello che dici non mi tocca minimamente”.

Sì, insomma, il panorama del rap italiano di oggi è quello che è: un gran casino. Da una parte troviamo rapper incapaci, firmati da capo a piedi ma senza talento, che non sanno nemmeno mettere in fila soggetto-verbo-complemento seguendo un discorso che possa filare dritto; dall’altra troviamo gente veramente valida, con un qualcosa da dire, con teste che pensano e bocche che parlano di ciò che sentono, senza partecipare allo squallido gioco delle apparenze. Cranio Randagio, fortunatamente, appartiene alla seconda categoria ed ha lottato egregiamente per raggiungere la sua sedia ai Bootcamp della scorsa puntata del talent che anche quest’anno è stato targato Sky e che conquista in questa edizione il primato di talenti-standard del secolo. Tra le eccezioni, il nostro Vittorio e un altro paio di partecipanti.

Un artista che sa riempire ogni spazio potenzialmente vuoto dell’iPod degli onnivori musicali. Ricordate il suo nome: Cranio Randagio farà strada e X-Factor, comunque vada, sarà solo l’inizio.

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