Brunori come Gaber: “Brunori Srl – una società a responsabilità limitata”

Brunori come Gaber: “Brunori Srl – una società a responsabilità limitata”
Parte la nuova tournée di Brunori SAS!

Parte la nuova tournée di Brunori SAS!
Parte la nuova tournée di Brunori SAS e diventa…SRL!

Parte venerdì 3 luglio il tour che terrà occupato il giovane Dario Brunori, in arte Brunori Sas, per tutta l’estate e nei primi mesi autunnali e che farà tappa nelle principali città italiane: “Brunori S.r.l.: una società a responsabilità limitata”, ironico e pungente, il cui titolo sembra spuntare fuori nel momento socio-storico-politico più indovinato di tutti, visti i recenti casi di cronaca, nera e estera in primis.

Uno spettacolo, in ogni caso, a metà tra la stand-up comedy e il teatro-canzone del vecchio Gaber, che incastra nel modo più immediato e semplice possibile l’autobiografia di Dario con una società che con il suo modo di vivere ha ben poco a che fare. Lui è un cantautore “che si è fatto da solo”, che viene da una piccola frazione di Santa Caterina Albanese, in provincia di Cosenza, e piano piano è uscito fuori da sé, con la sue forze.

Per promuovere l’idea di questo spettacolo, Laeffe ha mandato in onda uno speciale tv in cui Brunori, accompagnato dall’ottima spalla Neri Marcoré, ripercorre le tappe fondamentali della sua vita in un viaggio da Roma a Cosenza e ritorno. Inoltre, ci anticipa, in un modo estremamente buffo e personale, i temi di cui tratterà lo spettacolo.

Al centro del palco, per così dire, troviamo la società. Non solo intesa dal punto di vista economico -visto che il suo nome d’arte deriva proprio dalla fabbrica di mattoni di proprietà paterna- ma soprattutto dal punto di vista umano.
S.R.L sta per società a responsabilità limitata. Secondo Dario, infatti, l’odierna collettività italiana è fondata su un solo principio: il diritto di delega. “Se noi pensiamo sempre che conta solo chi conta, che se non sei qualcuno non sei nessuno, stiamo facendo due azioni terribili: da una parte deleghiamo, e dall’altra un po’ ce ne laviamo le mani”.

Questo accade soprattutto nelle grandi città, nelle metropoli come Roma o Milano che sono diventate il centro e la culla della vita e in cui la massa ha un’identità talmente forte da schiacciare quella del singolo che diventa, di conseguenza, un nessuno. In paese, invece, e in particolare a Joggi dove lui ha vissuto l’infanzia, non è così: tu sei qualcuno, necessariamente, perché tra poche persone il singolo spicca come singolo innanzitutto, e solo dopo come parte di un “certo modo di stare al mondo, un certo modo di essere umani.

Occhi che si guardano, mani che si stringono, bocche che si parlano: quella che si possa definire una società di persone”. E tra tutti questi singoli che si trovavano a formare una comunità, l’importante era la propria presa di coscienza, l’essere consapevoli delle proprie libertà, ma soprattutto delle proprie responsabilità, poiché ognuno è parte del motore del paese. E’ così che nasce quella parola ormai tanto sconosciuta: l’empatia. Brunori ci racconta che conveniva l’altruismo, poiché nasce da un impeto spontaneo, ma è sempre ricambiato: solo così si distrugge il diritto alla delega.

C’è bisogno, sempre più spesso, di qualcuno che prenda le proprie direttive senza guardare cosa fanno gli altri, qualcuno che sia più o meno in grado di assumersi responsabilità concrete e possibilmente non a scopo di lucro. Naturalmente, verrebbe da pensare ai giovani- parola sconosciuta negli anni ’80. Brunori riporta infatti che prima non esistevano i giovani: c’erano i piccoli e i grandi, non quest’inutile distesa di un’età di mezzo che è solo la scusa per non affrontare la vita. E poi, ci tiene a precisare quanto sia diverso essere ragazzi oggi rispetto a trent’anni fa: “Mentre noi non vedevamo l’ora di diventare adulti, oggi l’ora di diventare adulti non arriva mai!”.
Insomma, la sua è una critica alla società, a noi che ne facciamo parte e che, volendo o meno, ne assumiamo i comportamenti solo per emulazione. Be’, lui si sente particolarmente in colpa per questo. Perché, come dice Sartre (o meglio, internet): “Quando non si fa nulla, ci si sente responsabili di tutto”. Un po’ è vero, ma lui è un caso unico: si sente in colpa “mediamente tra le cinque e le sette ore nei giorni feriali e fino a dodici ore nei weekend, verso tutti e senza limiti”.

Lo speciale di Laeffe, quindi, lascia trasparire più di quanto dovrebbe: ironia, nostalgia, risate, vino, empatia, responsabilità – sono solo alcune delle parole chiave di questo nuovo spettacolo teatrale. Con la sua capacità comunicativa intensa e disarmante, Dario ci trasporta nel suo mondo fatto di piccole realtà quotidiane, ricordi, metropoli, infiniti viaggi in macchina e canzoni: una vita semplice, di chi conosce la fama senza aver dimenticato le proprie radici e se le porta dietro ovunque va.

La sua Calabria, infine, terra di mare e di colori, è la cornice perfetta.

Martina Simonelli 
2 luglio 2015

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