Intervista ad Appino: “Con la musica i cavoli tuoi diventano anche degli altri”

Intervista ad Appino: “Con la musica i cavoli tuoi diventano anche degli altri”
Intervista ad Andrea Appino: “Con la musica i cavoli tuoi diventano anche degli altri”

Con l’affabilità che lo caratterizza e la sua immensa simpatia, Andrea Appino risponde ad un po’ di nostre domande dalla sua casa al mare, dall’altra parte del telefono inizia così la nostra intervista “qualche giorno di vacanza, ma non sono al mare, faccio il grosso ma non è vero… sono a casa, solo che ho la casa sul mare”, tra una battuta ed una riflessione profonda, esattamente come nelle sue canzoni.

Ciao Andrea!
Il tuo ultimo cd “Grande Raccordo Animale” perché l’hai definito come scritto in viaggio e per i viaggiatori. Ecco, qual è il significato del viaggio e, soprattutto, chi è il viaggiatore?
Mah- nasce proprio inteso come un viaggio vero e proprio, perché per anni non avevo più viaggiato per piacere. Visti gli impegni con gli Zen e varie altre sono sempre stato in giro e avevo collegato la vacanza allo stare a casa a fare niente… e quindi erano 8 o 9 anni che non facevo un viaggio e ne avevo bisogno visto che è stato un anno personalmente un po’… così. Finché involontariamente ho cominciato a gironzolare e tra le cose che sono successe, mi sono ritrovato in giro per il mondo in 12 mesi come non avevo fatto mai. E non che lo volessi fare! Poi sì, ma all’inizio volevo solo viaggiare per cercare un baricentro. Ecco anche perché son tornato a scrivere e per questo il disco è ovviamente dedicato ai viaggiatori. Non lo cercavo questo disco, è arrivato da solo- quando mi son ritrovato in posti dove non c’era veramente niente, tipo nel deserto: è stato lì che è nato tutto.

Quindi il viaggio inteso nel senso vero e proprio, senza una meta…
Sì, esatto. Inteso come trovarsi in situazioni diverse a cui non sei abituato. Pensa te che con gli Zen, io canto per l’Italia quello che significa vivere in questo Paese dai 12 ai 79.000 anni da sempre! Quindi ho avuto proprio la necessità di levarmi dalle scatole, da questo Paese a cui voglio un sacco di bene, ma che si era beccato tutta la mia creatività. E andare in giro mi ha portato un altro tipo di creatività, qualcosa che mi veniva dal di fuori- e ne avevo bisogno, a prescindere dagli altri. Non mi piace che si pensi che mi son fatto il viaggetto e poi ho scritto un disco: non è così. E’ stato soprattutto un viaggio interiore. Avevo bisogno di mettere nero su bianco delle robe che non erano le mie solite, non erano ciniche e disincantate o troppo legate a quello che è l’Italia oggi, ma più robe mie personali in cui la gente chiaramente più o meno ci si ritrova.

E a proposito dello scrivere “robe” così personali in cui la gente si rivede: quanta lucidità e quanta sensibilità ci vogliono per raccontare la vita delle persone?
Potrei dirti che ci vuole molta sensibilità, ma mi sentirei un po’ un coglione perché dovrei dire che sono un sensibile e io odio quelli che se lo dicono da soli. E’ semplicemente una cosa che faccio istintivamente, non è che m’interrogo troppo: aprivo il pc e scrivevo… per i cavoli miei in particolar modo, anche perché non è che conoscessi i cavoli degli altri. Poi la cosa bella della musica è che spesso i cavoli tuoi diventano anche cavoli degli altri, questo sì. Ma non credo sia una spiccata sensibilità o lucidità, semplicemente alleno la mia capacità costantemente. E’ solo la cosa che mi viene più naturale al mondo! Ad esempio, se sto a casa 5 giorni, non ho niente da fare e magari dopo aver presentato il disco per 20 giorni di fila, torno a casa e mi metto a scrivere: non è una cosa che faccio perché la devo fare o perché devo battere il ferro finchè è caldo, ma perchè è la cosa che mi rilassa di più al mondo.

Quindi non è stato un CD “studiato”, ma è nato da solo…
Guarda, “Il testamento” è stato molto più programmato. Lì volevo raccontare gli anni bui della famiglia italiana, partendo proprio dalla mia, ed era molto più programmato, era un concept: volevo fare quello già prima di scriverlo e l’ho registrato in base al tema scelto. Questo no, proprio perché scritto in viaggio: vedi gente diversa, respiri aria diversa, bevi acqua diversa, parli lingue diverse… non c’è un filo conduttore, se non appunto quello del viaggio.

Però ci sono delle analogie tra questo CD e “Il testamento”?
Sinceramente non c’ho pensato, ma immagino di sì. Per esempio, c’è sempre questo scemo che li scrive, però non mi ci sono interrogato troppo. Considera anche che è l’undicesimo album che faccio e durante una presentazione, ricordo che uno disse:”basta!” e io gli ho risposto:”non ti libererai facilmente di me!”. A parte questo, non è che son stato molto a pensare alle varie ed eventuali, ma diciamo che per quanto lo si voglia tingere di bianco e parlare di allegria in “Grande Raccordo Animale”, c’è comunque la stessa malinconia del precedente e penso sia legata a quello scemo di prima, quello che scrive!

E a proposito di questo nome strano… il titolo come nasce?
Il titolo nasce sul raccordo anulare a Roma! Dai, tutti noi ci siamo stati almento una volta, immersi nel traffico, che sembra che Roma non la raggiungi mai, e a volte mi è capitato di non raggiungerla veramente! E quel giorno tornavo da un viaggio e mi son immaginato questa specie di carnevale di anime, tutte stipate una accanto all’altra, che cercano di arrivare a questa Roma, una sorta di verità. Che poi la verità può essere tante cose, può essere Dio per molti e il contrario per altri.

Invece, per quanto riguarda le collaborazioni, il produttore è Paolo Baldini, giusto?
Io in realtà ho scritto tutto già pensando a Paolo. E’ uno di quelli che in Italia, attualmente, mi piacciono di più, ha carattere e lavora in modo naturale, ha un suo suono e soprattutto lui è abituato a fare raggae. Essendo io rockettaro è stata una sfida anche per lui, diciamo che l’idea interessava entrambi.

E gli Zen Circus in tutto questo sono stati importanti per i due album solisti?
Ma gli Zen Circus non è che sono stati importanti, sono la mia vita. Sono il mio primo gruppo da quando avevo 16 anni, e non si è mai sciolto, nemmeno mai lontanamente pensato… la nostra carriera è sempre stata un gradino alla volta e sempre in salita, contro tutto e tutti. Sono tutta la mia vita e mi mancano già. Sono importanti nel senso che hanno un’identità molto forte e ci piace lavorare con quei sei colori, per così dire; anche perché noi dipingiamo tutto lo scibile che c’è da raccontare nel nostro Paese ora. Io avevo bisogno di allontanarmi un po’ da questo tipo di struttura e, se vogliamo ancora avere una forte identità, farlo negli Zen sarebbe stata una forzatura. Ripeto, sono a tutt’oggi la mia band: mi fa ridere che alcuni giornalisti scrivano “ex Zen Circus” convinti che il gruppo si sia sciolto, ma non è così. Quando ci fermiamo ognuno fa quello che vuole, poi ci riuniamo e ripartiamo. E’ una famiglia, una roba molto più all’americana!

Tornando un attimo alle canzoni dell’album, la volpe e l’elefante sono i simboli di…?
Sono i personaggi di una storiella, una favoletta, ed è uno dei testi che mi piace di più. In realtà, è tutto scritto lì: la volpe è furba, l’elefante è saggio, ma più lento… diciamo che è una favola quasi per bambini con una piccola morale. Mi ha sempre fatto ridere chi diceva: “Bisogna essere furbi nella vita!” e a volte ti dicono: “Bisogna essere saggi”. Una volta uno mi disse: “L’elefante può schiacciare la volpe, no?”, in un’ipotetica gara, tu dici, schiaccio la volpe e hai vinto. Ma per fare una cosa del genere l’elefante avrebbe bisogno di essere furbo, e non saggio. Quindi no, è un eterno pareggio, tra volpe e elefante.

Invece, in “Tropico del cancro” nomini sia Berlinguer che Pasolini: ma tu ci credi nella politica italiana?
C’ho creduto molto, ma me ne sono allontanato negli ultimi anni, più o meno dal 2009, perché ho visto nella classe che più mi rappresentava una totale perdita della rotta che seguiva prima. Quindi sì, ovvio, mi manca la politica di quei periodi, mi manca la dialettica. Poi personalmente la politica mi interessa, ma fino ad un certo punto… alla fine faccio presto a parlare, suono la chitarrina. Sarebbe da lavorare veramente, come ho fatto per dieci anni e come sicuramente farò. Comunque vedo la politica lontana –la politica di per sé, eh- non sono un intellettuale che fa politica, spero solo di essere abbastanza lucido… che poi ovviamente prendo per il culo tutti!

Quindi secondo te musica e politica vanno comunque divise?
Non è il mio caso, ma non penso nemmeno che debbano dividersi per forza. Per quanto mi riguarda, io parlo di quello che è in me e se c’è la politica, parlo anche di quella. Ma gli Zen non ti diranno mai cosa bisogna fare, ed è un modo di lasciare a chi ascolta la scelta. Non vorrei mai un gruppo che ti dice chiaro e tondo cosa devi fare, come la devi pensare. Poi ovvio, nella mia vita personale faccio delle scelte cercando di mantenere una mia linea privata e togliere quell’altro tipo di opinione, ma cerco di non mischiarla nella musica. In più, la politica nel cantautorato italiano ha fatto tanto male. Secondo me ha proprio bloccato la crescita musicale. Ancora oggi, abbiamo un po’ quest’immagine del cantautore di sinistra e abbiamo perso il rock- e nel 2015 siamo ancora arretratissimi su questo punto di vista.

Ma per quanto ti riguarda, ti senti più un cantautore vecchia scuola o indipendente?
Indipendente cosa vuol dire? Come cantautore… l’accetto ‘sta cosa, ma non la capisco. Se per cantautore si intende uno che si scrive le canzoni da solo allora sì, sono un cantautore. Però io vengo da altre storie, vengo dal rock, dal punk. Per me una canzone viene dal mondo delle band a casa, del suonare per gli amici e con gli amici, quando il tuo migliore amico vuole suonare la batteria nel tuo gruppo, suonare dal vivo. Quello per me è fare musica e anche se a volte faccio il cantautore, preferisco restare in paese e suonare con gli altri.

Progetti futuri, infine? A parte il mare, dico…
A parte il mare? Sicuramente portare Grande Raccordo Animale in tour sia con la band che in versioni più leggere, e nel frattempo stiamo pensando di fare un disco bello, quindi ho parecchie attività, oltre il mare, chiaramente.

E quindi niente, aspettiamo tutti il tour e nel mentre ci gustiamo il CD. Magari al mare.

Martina Simonelli
11 giugno 2015

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