GRANDE RACCORDO ANIMALE: Andrea Appino

GRANDE RACCORDO ANIMALE: Andrea Appino

 Grande-raccordo-animale_cover_bE anche con la sua ultima creatura “Grande Raccordo Animale”, Andrea Appino non si smentisce minimamente. Già allontanatosi nel 2013 con “Il testamento” dal suo gruppo “Zen Circus”, in questo album non fa che confermare la sua capacità di fondere il cantautorato con la natura raggae-ska, tipicamente mediterranea, nascosta tra una chitarra folk e un assolo latin jazz.
Uscito il 26 maggio, “Grande Raccordo Animale” è semplicemente l’evoluzione della precedente fatica. Potrebbe essere definito come un concept album filosofico la cui filosofia non è intellettuale o di alto registro: è quella del piccolo paese di provincia, antiteticamente al titolo che richiama il raccordo anulare romano; è un concentrato di persone, ritratti ed emozioni comuni. Appino lo definisce come “un disco scritto in viaggio e dedicato ai viaggiatori”.
Ed è vero: basta ascoltare la prima traccia dell’album. “Ulisse” è la storia di uno qualunque, uno come tutti, paragonabile forse all’Ulisse di Joyce. Un giorno, si ritrova in alto mare e s’imbarca in un viaggio che lo spaventa e lo incuriosisce- un viaggio di cui però non conosce la meta. Il punto fondamentale è andare, dove non ha importanza, lasciarsi indietro le radici, la casa in cui si è nati per vivere alla giornata, come viene. Però, ad un certo punto, anche lui si ferma e si chiede: “Ma perché Ulisse è partito quando aveva una casa sicura, una donna, radici ben piantate a Itaca? E’ matto?”. Non sono esattamente questi i versi, ma il concetto è piuttosto chiaro. Appino, comunque, non formula una risposta. Lascia al pubblico immaginare che, forse, delle volte non c’è un motivo per partire: la soluzione è solo andare. E basta.
“Linea Guida e Generale” è, probabilmente, il brano più filosofico dell’intero album. Il concetto che fa da perno a tutto il testo è semplice: non esistono istruzioni unitarie per la vita. Ci sono, appunto, linee guida sulle quali basarsi, ma la bellezza dell’esistenza è che ognuna è a se stante, diversa dalle altre. Fare una cosa, non implica necessariamente che quella cosa sia proprio così o ne implichi un’altra come conseguenza: “Dormire sempre accanto non vuol dire amare, non basta un biglietto per poter viaggiare, non serve il diverso per sentirsi uguale, non è soltanto il bene che allontana il male!”.
L’ultimo brano del disco si chiama “Tropico del Cancro” ed è qui che Appino lascia andare la sua anima dylaniana da cantautore. La canzone “alla Guccini” è un’ironica lettera al proprio proprio pubblico, mettendolo in guardia di non aspettarsi di trovarlo nei luoghi più banali perché ha imparato che “non farsi mai e poi mai trovare dove tutti ti vogliono aspettare” è il modo giusto per scrivere e cantare ciò che vuole e, per estensione, ciò che è. Ma “se voi non mi trovate, ai miei concerti chi ci verrà? Vai a lavorare!, qualcuno dirà”. Nonostante la melodia dolce e malinconica, è un testo che riesce a strappare via più di qualche sorriso proprio grazie a questo testo pseudo-impegnato, fresco e politicamente scorretto.
“Grande Raccordo Animale” è, in sintesi, un viaggio da fare solo se si ha qualcosa da perdere. Perché chi parte ha sempre un sé da cui vuole staccarsi; chi parte ha sempre qualcosa da lasciarsi indietro.
Però si sa che se parti, prima o poi devi pur tornare indietro: come Ulisse alla sua Itaca.

Martina Simonelli
5 giugno 2015

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