L’ossimoro del folk-metal: i Volbeat

L’ossimoro del folk-metal: i Volbeat

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Prendete due generi musicali che non c’entrano apparentemente nulla l’uno con l’altro: il folk ed il metal. Ora, aggiungeteci testi impegnati, a volte sociali, a volte polemici, altre volte romantici. Ficcateli in mezzo a quattro ragazzi danesi e mescolate.

A voi i Volbeat.

Band praticamente sconosciuta in Italia, che si distingue dalla banalità di molti altri gruppi contemporanei proprio per questa freschezza da rockabilly, che nasconde tante volte argomenti toccanti e impegnativi. I Volbeat hanno all’attivo già cinque album, tra cui l’ultimo (“Outlaw Gentleman & Shady Ladies”) risalente al 2013, e numerosissimi live a carattere mondiale e non solo europeo.

“Cape of our hero”, contenuta proprio nell’ultimo cd, è una delle canzoni che più rispecchia l’imprinting del gruppo. Così come narrato dal video musicale, è la storia del figlio di un militare che perso il padre presumibilmente sul campo, decide di seguire le sue orme. La potenza del testo si lega perfettamente con una melodia orecchiabile, ma non banale, tipica del pop rock, con spintoni metal alla batteria e alla chitarra ritmica, mentre le reminescenze folk sono evidenti durante gli assoli di chitarra distorta.

Di tutt’altro stampo è, invece, “Still Counting”, in “Guitar Gangesters and Cadillac Blood”, praticamente formata da tre tracce sovrapposte che vanno ad amalgamarsi formando un hardrock con controtempi da rendere fiero il vecchio Bob Marley. Le parole sono amare, arrabbiate e, a tratti, tentano una presa in giro: “Il signor Perfezione non esiste, mia piccola amica” è in realtà il ricordarsi che l’importante è contare sulle proprie forze prima di fare affidamento su quelle degli altri.

Interessante, tra le tante, la figura femminile di “Lola Montez” (di nuovo Outlaw Gentlemen and Shady Ladies) disegnata con tratti brevi e coincisi. Lola è una donna apparentemente molto forte, sensuale, desiderabile e desiderata. una donna che piace. E molto. Sembra, a volte, quasi una prostituta. Eppure, non è specificato che si conceda così facilmente. E’ estremamente provocante, ribelle alla morale pubblica, in grado di catturarti nella sua tela anche solo attraverso lo sguardo. Attenzione, dicono i nostri danesi, non osservarla troppo negli occhi perché potresti innamorartene e trovare la donna della tua vita. Ma perché Lola non è felice? Forse, ce lo lascia intendere un solo verso: “Sono certo che l’amore sarebbe potuto essere la chiave per tutto il tuo dolore”- che può stare a significare che lei non ha mai trovato il suo uomo, ma anche che lo sarebbe stato se non fosse successo quel qualcosa che ora l’ha resa così. E’ per questo che Lola Montez più che una prostituta, è una donna come tutte noi- sì, anche a quelle imperfette e che non catturano nessuno, quelle che ci vuole un po’ a capirle.

Ma, anche se Outlaw e Guitar Gangsters sono album particolarmente significativi nella carriera della truppa nordica in questione, il vero capolavoro ce ha dato loro tanta fortuna è il precedente “Rock the rebel/ Metal the devil”. Un po’ perché il primo che trasformò i Volbeat in… Volbeat appunto, un po’ per aver azzeccato i tempi di uscita, è senz’altro questo l’album a cui devono il loro successo. Un album, a dirla tutta, in cui è difficile sintetizzare il genere: si rincorrono il folk, il country, il blues, il metal, il rock, l’hardpop, e qualcosa di non meglio identificabile. Fatto sta che, in circa 45 minuti di musica, il vostro cervello sarà così sorpreso che sarà in grado di farvi passare per verosimile l’immagine dei Blues Brothers che cantano Enter Sandman dei Metallica con Alex Britti alla chitarra- tanto per citare qualche nostrano degno dell’appellativo di chitarrista.

Ma, a proposito di Italia, come mai i Volbeat sono per lo più sconosciuti da noi? E’ abbastanza difficile dare una risposta sensata a questa domanda. Ciò che è certo è che il loro, seppure sia un genere abbordabile dai più, non è esattamente ciò a cui le orecchie italiane sono abituate. Niente a che vedere con i nostri Vasco e Ligabue: la loro -quella dei Volbeat s’intende- è una musica che non ammette repliche né riserve, che necessita di più di un ascolto per essere realmente compresa.

Sta qui la bellezza della band. Riuscire non solo ad avvicinare generi diametralmente opposti e a sposarli con testi degni di nota, ma anche creare un qualcosa di nuovo nel panorama sempre più piatto della musica contemporanea internazionale.

Martina Simonelli

27 maggio 2015

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