Intervista a Giulia Mazzoni: “Il pianoforte? E’ meglio di qualsiasi psicologo!”

Intervista a Giulia Mazzoni: “Il pianoforte? E’ meglio di qualsiasi psicologo!”

Giulia Mazzoni_foto di Alessio Pizzicannella_1_b
Giulia Mazzoni all’interno della compilation “Eataly Live Project”

E’ tra le pianiste più conosciute degli ultimi anni, discussa, amata, ma sicuramente con qualcosa da dire. Noi l’abbiamo intervistata per conoscerla un po’ di più.

Giulia Mazzoni, pianista toscana, fin da piccola innamorata della musica e del pianoforte, studia presso la scuola di musica di Prato e il Conservatorio di Milano. Ha alle spalle tantissime esperienze sul palco, fin da quando ha conosciuto il primo pubblico da bambina a 16 anni, fino a quando ha vinto il prestigioso Premio Ciampi nel 2013. 
Molto discussa, amata e seguita da tanti fans, ha pubblicato il suo album d’esordio lo scorso giugno intitolato “Giocando con i bottoni”, ricco di influenze e stili diversi che hanno reso la sua musica classica, un po’ più contemporanea.
Così contemporanea che proprio recentemente è stata scelta da Stella Fabiani per essere inserita all’interno della compilation “Eataly Live Project”, raccolta dedicata al famoso ristorante di Milano che sul suo palco ha ospitato numerosissimi artisti dalla sua apertura, Giulia nella raccolta è l’unica donna presente ed anche l’unica a suonare strumentale.
L’abbiamo intervistata per farci raccontare la sua carriera, la sua visione di musica classica e del piacere di essere inserito all’interno di una compilation.

Ciao Giulia!
Scopri il pianoforte a scuola, inizi a studiarlo e te ne innamori. Hai qualche ricordo in particolare dei tuoi primi momenti sui tasti?  

Mi ricordo l’episodio di quando l’ho scoperto e i primi saggi di pianoforte nei quali ero molto emozionata, suonavo per la prima volta davanti ad un pubblico…ovviamente molto piccolo! di genitori e amici ma comunque un pubblico, suonavo musica classica e ricordo ancora l’emozione, i saggi sono stati molto importanti perchè mi hanno permesso di abbattere la timidezza iniziale che avevo inizialmente. Nonostante tutto più volte mentre lo studiavo ho pensato di smettere, il pianoforte è uno strumento che ti mette davanti ai tuoi limiti personali, non tanto riguardanti la tecnica ma è una sfida con te stesso perchè scopri tante cose di te, è uno strumento che ti porta a conoscere ogni cosa di te. E’ impegnativo e richiede molto sacrificio, tante ore di studio che magari quando sei più piccolo è difficile da mantenere con costanza.
Grazie al pianoforte ho superato molti dei miei limiti e tante piccole sfide, io per esempio sono un persona ansiosa anche se non sembra, questo riesco a gestirla grazie al pianoforte e quindi posso suonare in pubblico, stare tra le persone, e questa è stata sicuramente un grande scuola di psicologia, più di qualsiasi psicologo.

Quando ti sei resa conto che non lo avresti più abbandonato?

Sotto questo aspetto sono stata un po’ diversa dagli altri bambini, quando ho conosciuto il pianoforte ero certa di voler continuare e ho chiesto io di studiare pianoforte. Avevo le idee chiare, mi piaceva moltissimo e quindi ero anche curiosa di sapere cosa ci sarebbe stato oltre il secondo gradino, il terzo gradino e via dicendo. Volevo scoprire, anche sbagliando, cosa ci fosse di più.

Il tuo primo disco d’esordio è “Giocando con i bottoni”, un album pieno di contaminazioni, stili diversi, ma sempre con un rimando alla tua infanzia (e il titolo ne è anche la prova), sono stati fondamentali i tuoi anni da bambina per le tue composizioni?

Per questo album sì. Si rifà ad un episodio della mia infanzia molto chiaro quando da bambina mi mettevo dentro una cesta di vimini e giocavo con i bottoni, per me era emozionante e magico perchè là dentro ci vedevo storie, viaggiavo con la fantasia. La stessa che ho ritrovato toccando i tasti del piano che sono attualmente i miei bottoni. La mia infanzia è stata molto d’ispirazione ma non riguarda solo quello, parto dall’infanzia per arrivare al mio presente, parlo di sogni, morte e di molte altre cose che riguardano la vita un po’ di tutti.

Ma non solo la tua infanzia, in che modo hai deciso le “fotografie”, come da te definiti i brani, da inserire nell’album?

Le ho scelte in base alle sensazioni, al tipo di racconto che volevo fare, non c’è un filo cronologico che lega i brani.
Ho scelto di fare come un puzzle, tanti piccoli quadretti che mi hanno colpito nella vita e che avevo voglia di condividere con le persone, quindi sono tante storie di vita o di sogni, e ho scelte in base alle sensazioni e alle emozioni. E’ stata una scelta di cuore, non di testa.

Ora sei stata scelta per la compilation “Eataly Live Project” da Stella Fabiani con il brano Where and When, quel locale è da sempre molto importante per te ed anche quel brano, qui sei l’unica donna presente!

E’ stato importante, una grande emozione essere stata scelta da Stella Fabiani, che è una grandissima professionista che stimo, è importante essere dentro questa compilation anche dal punto di vista affettivo perchè con Eataly ho collaborato fin da quando ha aperto e sono stata nominata pure la prima pianista residente di Eataly…o almeno spero di essere ancora io!
Condivido tantissimo la loro filosofia, mi piace il progetto e riguardo la compilation è stata una sorpresa essere scelta come unica donna ma non è quello il vero motivo d’orgoglio, per me il motivo d’orgoglio è quello d essere l’unica pianista presente, in un contesto italiano

La musica classica all’interno di una compilation, fa un po’ strano non credi?

Si, fa un po’ strano ma questo mi riempie appunto d’orgoglio perchè significa che la musica strumentale inizia ad essere considerata da tutti, mi piacerebbe che questa musica potesse essere apprezzata da più giovani come me, e per questo mi fa molto piacere essere inserita all’interno di una compilation.

Pensi che la musica classica oggi sia più ascoltata ed apprezzata, soprattutto dalle nuove generazioni?

In Italia meno. Sono stata spesso all’estero e lì la musica classica e contemporanea è ascoltata molto di più, c’è più attenzione, non so se per un discorso culturale o predisposizione naturale. Il mio tipo di musica è molto amata in Inghilterra, in America, in Cina, in Francia tantissimo dove l’ascolti nei caffè e i ragazzi nell’iPod hanno Einaudi.
Questo perchè al contrario dell’Italia nel resto del mondo la musica viene trattata tutta allo stesso livello, non esiste genere di serie A o genere di serie B, esiste uno bravo o uno non bravo e quindi si lavora sul talento, e se lo sei puoi suonare il piano o suonare in un gruppo rock. Sei bravo, ti aiuto! è questa la mentalità dei pensieri anglossasoni senza giochetti dietro, in Italia invece è diversa la situazione, i posti sono meno, perchè la musica in Italia resta qua, non c’è un progetto di farla uscire oltre i confini, è un mercato molto più piccolo rispetto al mercato internazionale, loro ci pensano subito mentre qua soltanto al nazionale. Questo va bene ma è un limite, perchè ci sono meno possibilità per tutti perchè siamo anche più piccoli di loro, quindi è più difficile come strada, però mi piacerebbe accendere la radio a Chicago e sentire una canzone di un italiano.

Questo cd e tuoi in generale, possono essere un modo per avvicinare i più giovani?

A me piacerebbe! Ci sto lavorando…ma non posso saperlo, io cerco di fare le cose con il cuore e massima trasparenza cercando di capire, guardando gli altri, quello che ascoltano. Spero di avvicinarli anche a questo tipo di musica attraverso la mia che comunque è contemporanea, all’interno ha tanti linguaggi. Potrebbe essere un ascolto diverso dagli altri, la musica classica può spaventare perchè la gente è convinta sia qualcosa di noioso, a prescindere. Ora la situazione sta un po’ cambiando perchè stanno cercando di renderla un po’ più popolare, non tutti sono usciti da un Conservatorio e il pubblico va educato all’ascolto, io stessa devo essere educata all’ascolto, tutti noi non conosciamo tutto e sarebbe un po’ come proporre come prima lettura, un libro di Platone!

Dopo un album ad ottobre, quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto lavorando al nuovo album che uscirà in autunno, ed è anche il motivo dei viaggi che ho fatto a Chicago, Parigi e Madrid, dove ho avuto l’esperienza soprattutto a Chicago di suonare in molti club e spero di aver avuto la giusta influenza da questa esperienza. Ho conosciuto una cultura completamente diversa, lo stesso discorso in Inghilterra, è stato molto importante.
Ho dei concerti, uno il 30 di aprile a Firenze in occasione della notte bianca, verrà organizzato a Palazzo Vecchio una serata dedicata a Bach dove ci saranno tutti i pianisti classici più importanti, in cui ognuno eseguirà una diversa composizione, non eseguirò la mia musica ma due brani di Bach. Per me è una nuova esperienza, suonare solo da esecutrice non mi capita spesso e poi in mezzo a mostri sacri della musica classica! quindi mi sto preparando molto bene! Un’esperienza parallela a quella creativa e discografica, ho accettato con un po’ di timore ma con grande entusiasmo.

Di cosa suonerai in futuro?

Parlerò di silenzio, di rumore, parlerò di molte cose, di mondi diversi ma più di attualità e meno del passato. Quindi tante cose, sempre autobiografico legato con uno sguardo sull’oggi.

Marco Rimmaudo
11 aprile 2015

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