Mozart massonico e funebre per Pasqua

Mozart massonico e funebre per Pasqua

PAuditorium RAIasqua è appena trascorsa e si porta sicuramente dietro gli strascichi di pranzi troppo abbondanti, prime grigliate durante un lunedì di pasquetta stranamente soleggiato, i resti delle uova di cioccolato che si spera non finiscano in purè prima dell’estate. Ma nella città di Torino questa festività è stata onorata e celebrata tramite mille sfaccettature: la riapertura del Museo Egizio, l’ondata di turisti che l’ha invasa senza lasciare nemmeno un angolino di città deserto, gli spettacoli a teatro, i concerti musicali. Ed è proprio in quest’ultima categoria che si colloca il concerto tenutosi presso l’Auditorium Rai Toscanini di Torino (in via Rossini 15), con la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale diretta dal “ma non si può non volergli bene” Direttore Jurai Valcuha.

Ad un primo colpo d’occhio sulla sala, si notava immediatamente il tutto esaurito: assai giustificato dalle esecuzioni in programma quella sera, ovvero La Musica funebre massonica in do minore (KV 477) e il Requiem in re minore (KV 626) per soli, coro e orchestra del grande Wolfgang Amadeus Mozart. Due partiture così particolari e così speculari l’una con l’altra da riuscire ad incantare l’intera platea, la quale non ha sicuramente risentito del mancato intervallo e che, al contrario, era sempre più rapita da ogni nota. Dalla sua, il direttore d’orchestra Jurai che riesce a trasmettere e a manifestare una costante sintonia con il coro e i musicisti, ma anche un’empatia musicale che gli è propria e che trasuda dalla sua pelle; in secondo luogo, il coro Maghini e i solisti che si sono presentati ed esibiti durante il Requiem, che vantano nomi come la soprano Ekaterina Bakanova, la mezzosoprano Eva Vogel, il tenore Jeremy Ovenden e il basso Tareq Nazmi, i quali hanno saputo provocare brividi da pelle d’oca durante il loro cantato; in ultimo, ma non certo per importanza, le esecuzioni di Mozart, che presentano delle caratteristiche davvero straordinarie anche a distanza di più di 200 anni dallo loro composizione. Particolarmente interessante e curiosa è la storia che ruota intorno al Requiem, il quale venne commissionato a Mozart da un uomo avvolto nell’anonimato, che si scoprì poi essere un nobile dilettante in musica, il quale era solito spacciare per propri dei lavori che in realtà commissionava ad altri.

Applausi da spella mani alla fine del concerto, che è riuscito ad estraniare e a trasportare indietro nel tempo ciascun spettatore.

Rebecca Cauda
8 aprile 2015

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