Intervista a Donato Santoianni: “Vorrei che i giovani si rispecchiassero nelle mie canzoni, oggi mancano gli ideali in cui credere”

Intervista a Donato Santoianni: “Vorrei che i giovani si rispecchiassero nelle mie canzoni, oggi mancano gli ideali in cui credere”
Donato Santoianni, il nuovo singolo è "Poche Ore"

Donato Santoianni, il nuovo singolo è "Poche Ore"
Donato Santoianni, il nuovo singolo è “Poche Ore”

Un artista giovanissimo, prima concorrente di Ti Lascio una canzone, poi un percorso tra Warner, Sanremo e oggi un disco prodotto da Gianni Bella.

Donato Santoianni, classe 1993 ha già un’esperienza alle spalle notevole nel mondo della musica italiana, come il Festival di Castrocaro, è vincitore di SanremoLab nel 2009 e poi concorrente del noto talent show Ti Lascio una canzone su Rai Uno, che lo ha portato a firmare un contratto con Warner Music Italia fino alla pubblicazione del suo primo album “Swinging Pop”.
Per chi segue con attenzione tutte le novità sanremesi, lo ricorderà sicuramente tra i 60 finalisti di Sanremo Giovani 2015, ed oggi Donato è pronto ad una nuova avventura discografica.
Oggi a notare il suo talento è Gianni Bella insieme alla figlia Chiara Bella e Luca Lanza che lo hanno preso all’interno della loro etichetta “Nuova Gente” per produrre e realizzare un nuovo album di inediti.
Ad anticipare il prodotto è il nuovo singolo “Poche Ore” in rotazione radiofonica dal 13 marzo, firmato da Bella – Santoianni ed arrangiato da Danilo Madonia (Renato Zero, Finardi, Oxa, Ron) è un testo d’autore e d’amore che come dice lo stesso Donato è “la dichiarazione d’amore che qualsiasi donna vorrebbe sentirsi dire”.

In occasione dell’uscita del brano abbiamo raggiunto Donato per un’intervista dove ci racconta il suo percorso, il singolo e tutto ciò lo aspetta.

Ciao Donato,
tra una madre appassionata al canto e un padre chitarrista, sei cresciuto come molti artisti a pane e musica, in che modo hai creato il tuo gusto musicale?
La loro influenza è stata fondamentale nel mio percorso musicale e nella mia crescita artistica, forse era inevitabile che nascessi con la passione della musica! nata con il tempo soprattutto grazie ai miei genitori. La mia unica grande scuola è stata l’ascolto, veramente tanti dischi, in età molto giovane, quella è stata la via maestra che mi ha indirizzato nelle mie scelte ed anche al mio gusto musicale, a volte anche lontano da quello dei miei genitori.

Non passa molto tempo prima di iniziare calcare i palchi come quello di Castrocaro e firmare un contratto con la Warner, sempre con la nomina del “più giovane”, questo lo hai sempre vissuto come pregio oppure a volte si è rivelato essere anche un “difetto/limitazione”?
Hai centrato il punto, diciamo che l’essere troppo giovane non mi è sempre stato a favore, quando c’erano da fare delle scelte tra me o un’altra persona, il fatto che io fossi particolarmente giovane, in un qualche modo, al posto di essere un pregio diventava una penalizzazione, perchè si diceva che avevo tempo e che avrei avuto comunque altre occasioni. Quando sei giovane essere etichettato come giovane, soprattutto nell’ambiente italiano viene visto quasi come un difetto. Oggi dopo molte esperienze, nonostante sia ancora molto giovane, ho un background di esperienze che mi fa stare stretto questo appellativo, però per chi sta iniziando se non ha tanta esperienza fino ai 20-22 sei ancora all’inizio e spesso, per assurdo, non è un punto a favore.

La vivevi bene o male questa situazione?
In quella fase la vivevo male, ero convinto di poter fare nonostante fossi molto giovane, perchè rispetto agli altri ragazzi di quell’età magari avevo fatto fin troppo probabilmente. Però sicuramente alcune per opportunità che mi sono state negate, dopo la delusione momentanea, credo sia andata meglio così perchè non era ancora al momento, per altre invece no, bisognerebbe contestualizzarle ma penso che alla fine se sono dove sono oggi è frutto anche di questi rifiuti che ho ricevuto.

Arriviamo all’esperienza televisiva con Ti lascio una canzone, un percorso importante che ti permette di pubblicare il tuo primo album “Swinging Pop”. Ti sei trovato bene all’interno del piccolo schermo?
Insomma, sono caratterialmente molto particolare e faccio fatica a mettere tanto di me all’interno di un ambiente televisivo, mi ha sempre spaventato questa cosa, dal punto di vista artistica mi sono trovato benissimo, ho avuto l’occasione di duettare con dei grandi della musica e sotto quel punto di vista è stato il massimo. L’aspetto più da televisivo io non l’ho vissuto benissimo, ho partecipato principalmente per l’aspetto artistico ma all’interno di dinamiche televisive dove le scelte artistiche non le fai tu, dove la musica giustamente per una serie di motivi passa un po’ in secondo piano, mi sentivo in difficoltà perchè avevo timore di non sembrare me stesso.

Lo rifaresti un talent?
No, quando l’ho fatto non lo consideravo proprio un talent perchè eravamo giovani, invece per come è concepito oggi in Italia nonostante la gente pensi sia l’unico modo per apparire, io credo che non valga il rischio di partecipare perchè come arrivi alle stelle in un attimo, subito dopo cadi dalla stessa altezza.

Oggi hai attirato l’attenzione di Gianni Bella, diventato il tuo produttore, ma lo avevi già incontrato a Castrocaro! Perchè al tempo non si accorse di te fino a questo punto? Cosa è cambiato in Donato durante questi anni?
Sicuramente si, sono cambiato! Ma va detto che Gianni si accorse di me ai tempi insieme alla figlia Chiara Bella, che gestisce la sua etichetta. Avevamo già parlato e deciso un po’ di cose, poi ho fatto altre esperienze, ho chiuso il contratto con la Warner a cui non potevo dire di no e quindi ci siamo un po’ persi in modo “obbligato” sempre a livello professionale mz mai a livello umano, ritrovarsi è stata solo una conclusione di quello che era già nell’aria da tempo.

Da poco è uscito “Poche ore”, nuovo singolo che anticipa il nuovo album, firmato da te, Gianni Bella, Luca e Chiara Bella, quanto è autobiografico il testo?
Il testo non è autobiografico perchè non è un’esperienza che è capitata direttamente a me, mi sono immedesimato nei panni di chi in quella posizione c’è, è un’esperienza di vita che ho affrontato molto da vicino ma non sono io che l’ho vissuta.

Il brano ruota intorno al tema dell’amore, perchè scrivere di questo tema?
Dopo il mio singolo precedente dalle sonorità un po’ più estive, abbiamo pensato di provare a scrivere di un tema che a tratti può sembrare banale ma non lo è, in ogni caso penso che siamo riusciti sia da parte mia che da Gianni e il suo staff di creare un pezzo non banale, anche attraverso un arrangiamento molto moderno.

La produzione di Gianni con la sua etichetta “Nuova Gente” ti starà dando una nuova visione della discografia…con lui stai imparando qualcosa di più?
Dalle mie esperienze precedenti ho capito che la musica è un’industria commerciale, ed io ho capito che sono ben lontano da queste dinamiche che portano l’artista a mostrare cosa non è per vendere di più. Insieme a Gianni e a tutta la sua etichetta, che è la “vecchia guardia”, si lavora alla musica come lo si faceva un tempo, sempre per il successo ma in primis per fare delle belle cose a livello artistico, ho imparato che questo premia, vedo che questa strada sta funzionando ed è ormai obsoleta l’idea del ragazzino che canta la cosa bella per piacere alla gente.

La novità di questo progetto è la tua veste di cantautore, quando hai sentito il bisogno di parlare in prima persona attraverso i tuoi pezzi?
L’ho sempre avuta come esigenza, poi quando si lavora con delle produzioni più grandi di te come una multinazionale, le scelte non dipendono mai dall’artista soprattutto se è emergente e giovane. Sono arrivato al momento di capire che il mio difetto, ciò non mi permetteva di arrivare alla gente in maniera ampia ma comunque sincera, era la mancanza di qualcosa da dire, e io penso che in una fase come questa nel nostro periodo storico il pubblico abbia voglia di sentire delle cose nuove dette da persone nuove, se non hai niente da dire rispetto agli altri o comunque in modo sincero, ti ascoltano una volta e la seconda ne fanno a meno.

Hai qualche tematica o argomento che ti colpisce fino a scrivere una canzone?
In questo momento mi piacerebbe scrivere una canzone sulla mancanza di ideali, su noi giovani. La mia generazione non ha niente in cui credere, una volta c’erano i grandi ideali sia politici e non, per cui lottare. A noi manca questa cosa, internet e il mondo virtuale ti fa arrivare dovunque ma questo è ancora un nostro limite.

E nella musica di oggi mancano questi ideali?
Si, io penso di si. Non voglio fare il presuntuoso o avere la presunzione di essere la novità, ma quando accendo la radio mi metto nei panni dell’ascoltatore che sente sempre le stesse canzoni, e spesso mi dispiace dirlo, anche lo stesso autore! diventa problematico quando c’è un monopolio dell’ascolto, penso che ci debba essere la possibilità di avere tante cose da scoprire, da ascoltare, con tanti prodotti e personalità diverse. Oggi nei grandi network manca la possibilità di scegliere.

Dopo questo singolo, cosa farai? Tournée, live?
Uscirà il disco a cui stiamo lavorando e quindi ancora non abbiamo date, la concorrenza è tanta e stiamo studiando tutto quello da mettere all’interno. Ci saranno poi dei concerti, dal 2 aprile inizieremo le prove di quello che sarà anche uno spettacolo e qualsiasi data verrà poi pubblicata sui vari Facebook, Twitter e via dicendo. Nell’album metteremo tante tematiche a me vicine, ci sarà un po’ di sociale ma non nel senso di politica, ma di prospettive di vita, sono sicuro che i ragazzi di oggi potranno rivedersi nei miei pezzi e spero magari di unire anche più generazioni, dal cinquantenne che ama la musica bella fino al ragazzo che vuole sentirsi dire qualcosa che parla di lui e del suo futuro.

Marco Rimmaudo
3 aprile 2015

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