Intervista a Manuel Rinaldi: “In 10 minuti ho ritrovato la mia strada, ora sono pronto ad una carriera da solista”

Intervista a Manuel Rinaldi: “In 10 minuti ho ritrovato la mia strada, ora sono pronto ad una carriera da solista”

Cover Album_10 minuti_Manuel Rinaldi_bDirettamente dall’Emilia incontriamo un cantautore alle prese con il suo album d’esordio, un mix di ironia e quotidianità unita al rock.

Vi presentiamo Manuel Rinaldi, cantautore reggiano già nell’ambiente musicale da tempo ma non da solista, dopo una band, un contratto con EMI e l’esperienza sul prestigioso palco dell’Alcatraz di Milano arriva da un viaggio Inghilterra l’ispirazione per iniziare a scrivere il suo primo prodotto discografico.
Si chiama “10 Minuti” ed è scritto interamente da Manuel per la produzione di Fabio Ferraboschi (bassista de “i Rio” e importante autore di testi, tra cui “Invisibili”, brano che ha scritto insieme a Cristiano De André) e le chitarre di Cris Maramotti (ex chitarrista di Piero Pelù).
Si definisce fuori dagli schemi ed effettivamente non possiamo che essere d’accordo, il suo album gira intorno all’ironia, alla provocazione trattando temi di vita quotidiana con un linguaggio diretto, immediato che si intreccia a sonorità brit-rock.

Abbiamo raggiunto Manuel per farci raccontare qualcosa di più, dall’inizio fino alla tournè e già i primi passi verso il nuovo album.

Ciao Manuel, il tuo incontro con la musica inizia con lo studio della chitarra fin da piccolo, poi cosa ti ha spinto a continuare?

Il discorso è molto semplice, se ti avvicini alla musica come ho fatto io grazie a mio padre collezionista di dischi in vinile, vieni circondato da tutto quanto e poi finisce che non te la scrolli più di dosso! E’ come quando resti ipnotizzato da qualcosa. Ho anche provato ad allontanarmi perchè non mi stava dando le soddisfazioni che cercavo ma niente da fare, dopo un po’ lei viene sempre fuori, è difficile da spiegare, senza rendertene conto capisci che fa parte di te e capisci di non riuscire a fare a meno di suonare uno strumento oppure scrivere una canzone.
A me succede di non toccare la chitarra per molto tempo e poi all’improvviso arriva questa “carica” di ispirazione, così cominci ad avere la voglia di fare che prima magari era un po’ spenta per vari motivi, come il tossico che ha bisogno della sua “dose” per andare avanti, lo stesso vale per me con l’ispirazione, ma alla fine da lei non riesco a tirarmi via.

Non sei nuovo nel mondo della musica e hai diverse collaborazioni con band ed artisti, ma solo adesso decidi di pubblicare il tuo primo album da solista, perchè è proprio questo il momento giusto?

Ho avuto la fortuna di passare diverse fasi, da in una band in cui ero compositore e autore ad un contratto discografico con la EMI a collaborazioni con artisti di un certo peso, quando ho finito tutte queste cose ho cominciato a scrivere le canzoni e diciamo che effettivamente non ho forse mai avuto il coraggio di buttarmi.
Il fatto di pubblicare questo disco è arrivato in un momento abbastanza particolare della mia vita, quando ho fatto uscire un singolo prevalentemente pop/dance che non mi apparteneva proprio, avevo smarrito la mia strada e le mie fondamenta principalmente dal rock, lì mi sono un po’ perso e ho avuto la necessità di staccarmi totalmente dalla musica, mi ero demoralizzato, dovevo ritrovare la mia strada. In quel periodo sono partito verso l’Inghilterra e non so cosa sia successo in particolare ma ad un certo punto mi è ritornata tutta una valanga di roba addosso, ho deciso di iniziare a scrivere il mio album e così è stato.

Si dice spesso che il secondo cd sia il più difficile da realizzare, ma il primo?

Il primo disco è come il primo figlio, quindi sicuramente cerchi di tirar fuori il meglio che puoi dare, dalla mia parte ad un certo punto ho avuto la necessità di circondarmi di persone che fossero estranee all’ambiente musicale, perchè solitamente in questo ambiente si è molto concentrati su quello che devono essere certi temi di stesura, di scrittura e ci si affida prevalentemente alla tecnica, a me non piace molto questo e quindi ho cercato qualcuno che dal punto di vista autorale la vedesse in maniera diversa da me, così ho chiesto ad un mio carissimo amico d’infanzia che ha una grande dote per scrivere storie di darmi degli spunti, molto vicini al mio modo di pensare che mi hanno aiutato molto nella stesura dei testi di questo disco, poi è nato tutto molto velocemente, in qualche mese avevo pronto tutto il materiale.
La produzione invece è stata la più travagliata, bisogna fare conto con i budget, gli studi di registrazione, le sonorità e inizi ad entrare in un mondo che purtroppo ha tante variabili da tener presente, io avevo iniziato con uno studio che non stava affatto soddisfacendo le mie aspettative, la persona a cui mi ero affidato non aveva la mia stessa frequenza di idee e quando non riesci ad esprimerti capisci che non è la direzione giusta, credo molto nelle energie tra le persone e lì non ho trovato un bell’ambiente, sono andato via da là buttando tutto il materiale realizzato fino a quel momento perchè non stavo facendo ciò che volevo.Manuel-Rinaldi-3_B

Dopo il periodo “nero” arriva la produzione di Fabio Ferraboschi e le chitarre di Cris Maramotti, due collaborazioni di rilievo…

Li conoscevo già tutti e due, a Fabio Ferraboschi ho fatto ascoltare la mia produzione e lui ha voluto subito iniziare a lavorare insieme, da qui è andato tutto via liscio anche insieme a Cris Maramotti, loro hanno sbloccato quella situazione che si era un po’ arenata. Credo che se avessi iniziato con questa squadra fin dall’inizio avrei finito tutto quanto nel giro di nemmeno due mesi, invece c’è voluto un anno per realizzarlo ma va bene così, vuol dire che doveva andare in questo modo.

Ma in che modo un artista emergente può riconoscere la persona giusta a cui affidarsi?

Le persone giuste sono quelle che quando gli fai ascoltare qualcosa ti dicono subito “Ok, ci sto!” senza insistere con i soliti “ma”, perchè hanno riconosciuto in te qualcosa di valido per cui vale la pena lavorarci insieme, altrimenti si fa tutto meccanicamente e diventa un servizio, ma la musica la vedo un po’ diversamente, ci vuole passione.

Lo hai intitolato 10 Minuti, descrivendoli come il tempo necessario per prendersi una pausa, quando è necessario prendersela?

E’ necessario prendersela quando non ci sei più, quando ti blocchi, non hai più idee, passione e amore, vuol dire che lì bisogna fermarsi, i 10 minuti servono in queste condizioni o quando hai delle domande irrisolte e ti prendi questi minuti, ognuno li usa un po’ come vuole.

E quando te la sei presa tu cosa hai capito?

Io me li prendo spesso questi 10 minuti! Mi faccio spesso molte domande e per me i minuti più importanti sono arrivati all’estero, dove ti devi adattare a tutto, è successo quando ero tra le vie di Brighton mentre mi chiedevo cosa dovessi fare della mia vita ed proprio lì, in quei dieci minuti ho deciso di tornare a casa e fare tutto questo.

L’ironia unita alla provocazione sono i punti di forza del tuo album, al giorno d’oggi sembra indispensabile non prendersi troppo sul serio…

Per me è fondamentale, nella vita prendersi troppo sul serio fa male alla salute, non c’è modo di migliore ad essere il primo di ridere di te stesso senza essere un giullare di corte o un comico, ma con quella sottigliezza e quella dose che ti permette di fare un sorriso, l’ironia è il condimento di un concetto, è un po’ come se nell’insalata non ci metti l’olio di oliva! non ti andrà mai giù!

Da dove nasce un brano di Manuel Rinaldi?

Quando scrivo le mie canzoni sono a casa, mi capita di strimpellare la chitarra e quando viene fuori un’aria musicale che mi piace inizio a canticchiare qualcosa, non inizio mai dal testo ma da una melodia da cui comincio a esprimere un concetto che ho bisogno di comunicare.

Ora 10 Minuti andrà in tourné? Prossimi progetti?

Prima di tutto l’album è distribuito in copia digitale sul web e fisica nei negozi di dischi, cosa che oggi sta un po’ scomparendo e per me quindi è una doppia soddisfazione, nello stesso tempo essendo molto legato ai live a cui sono molto legato sto cercando di fare un piccolo tour per portare in giro il mio spettacolo, non è semplice ma ci stiamo provando.
Non ti nascondo che ho l’intenzione nel prossimo inverno di far uscire il prossimo inverno che è già in gran parte scritto, ora non mi fermo più!

Marco Rimmaudo
26 gennaio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook