Måneskin, il ritorno a casa: la reunion si fa all’Ariston

Se ne parlava da mesi, a mezza voce, tra smentite caute e mezze ammissioni. Adesso è ufficiale: Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan torneranno sullo stesso palco. E non un palco qualsiasi, ma quello del Teatro Ariston, al Festival di Sanremo 2027, dal 16 al 20 febbraio.
A dare l’annuncio è stato Stefano De Martino, il nuovo padrone di casa del Festival, che ha messo a segno il primo vero colpo della sua gestione. Altro che ospite qualsiasi: questo è il ritorno del gruppo italiano più famoso al mondo degli ultimi decenni.
Lo spoiler, a dire il vero, era arrivato già a maggio, e non poteva che portare la firma di Fiorello. Lo showman, durante il suo programma su Radio2, aveva raccontato di aver incrociato il batterista Ethan Torchio agli Internazionali di tennis a Roma e di aver strappato la notizia. Classico Fiorello: arriva sempre prima degli altri. De Martino, allora, aveva frenato. Oggi, invece, conferma tutto.
Per capire perché questa notizia faccia battere il cuore a tanti italiani bisogna fare un passo indietro. I Måneskin non sono nati in un laboratorio di marketing. Erano quattro ragazzi romani che suonavano per strada, in via del Corso, con la custodia della chitarra aperta per qualche moneta. Poi X Factor, poi la gavetta, poi quella sera del 2021 in cui “Zitti e buoni” vinse Sanremo contro ogni pronostico. Qualche mese dopo arrivò l’Eurovision di Rotterdam, e da lì il mondo intero: Stati Uniti, tour negli stadi, candidature ai Grammy.
È una storia che piace perché è semplice e, diciamolo, molto italiana: talento, lavoro, fame di arrivare. Nessuna scorciatoia. In un Paese che troppo spesso si racconta come destinato al declino, quattro ragazzi di Roma hanno dimostrato che si può partire dal marciapiede e arrivare in cima alle classifiche americane cantando anche in italiano.
Certo, i Måneskin hanno diviso. Le provocazioni, i look sopra le righe, qualche esibizione pensata più per far parlare che per far ascoltare. C’è chi li ha amati alla follia e chi, davanti alla tv, ha alzato più di un sopracciglio. È legittimo. Ma una cosa va riconosciuta anche dai più scettici: quando portavano il tricolore sui palchi internazionali, lo portavano bene. Hanno fatto conoscere a milioni di giovani stranieri una band italiana senza chiedere scusa di esserlo. E questo, in tempi in cui l’orgoglio nazionale sembra quasi un tabù, non è poco.
Poi è arrivata la pausa. Dal 2024 ognuno ha preso la sua strada: Damiano con il suo album solista, Thomas con i suoi progetti, Victoria tra singoli e console da dj in giro per il mondo. Molti fan temevano che fosse finita. Non lo era.
C’è anche un altro aspetto che merita attenzione. Per anni una certa critica snob ha trattato Sanremo come un rito polveroso, roba da nonni, da guardare con l’ironia di chi si sente superiore. Eppure eccolo lì, ancora una volta, a dimostrare di essere il centro di gravità della cultura popolare italiana. I Måneskin, che hanno girato il mondo, scelgono di ripartire proprio da lì. Non da un festival americano, non da un palco a Londra: dall’Ariston. È una scelta che dice molto. Le radici contano, anche per chi è diventato una star globale.
Qualcuno dirà che è un’operazione commerciale, e sarà anche vero: il manager della band siede accanto a De Martino nella direzione musicale, e un evento così farà volare gli ascolti. Ma il pubblico, che non è ingenuo, sa distinguere tra un’operazione costruita a tavolino e un ritorno che ha un senso. E questo un senso ce l’ha eccome.
Per ora i dettagli restano top secret. La band non ha ancora commentato ufficialmente e non si sa se sarà una sola serata, un medley dei grandi successi o magari l’anteprima di qualcosa di nuovo. De Martino, intanto, lascia intendere che non saranno gli unici ospiti internazionali di peso.
Una cosa è certa: a febbraio milioni di italiani saranno davanti alla tv. Alcuni per nostalgia, altri per curiosità, altri ancora per criticare. Ma ci saranno. Perché Sanremo è Sanremo, e i Måneskin, piaccia o no, sono ormai un pezzo della nostra storia.




