Sufjan Stevens, con Javelin, è tornato a fare quel che più gli piace
Il nuovo album del cantautore americano arriva dopo ben 8 anni di assenza ed è (anche) un tuffo nel passato

Dopo otto anni…
Che fosse un ritorno attesissimo nel 2023 era preventivato e un po’ ce lo sentivamo anche, ma Javelin ci ha pienamente colpito e sorpreso. Stevens ha realizzato il disco per lo più da solo nel suo studio casalingo con il contributo di diversi amici (tra cui le armonie di Adrienne Maree Brown, Hannah Cohen, Pauline Delassus, Megan Lui e Nedelle Torrisi). Inoltre, il chitarrista dei The National, Bryce Dessner, ha aiutato in fase di composizione con la sua fidata chitarra acustica.
L’album vede il ritorno dell’artista alla “modalità cantautoriale completa” per la prima volta dall’album Carrie & Lowell, pubblicato nel 2015. Ogni traccia è il prodotto di Stevens “a casa”, “costruendo da solo” e creando un sentimento (a detta sua) di “opulenza da studio della Los Angeles degli anni ’70”. Ed è vero. C’è tutto quel che serve. I giusti condimenti. Nulla di più. Ed è importante.
La struttura del disco
L’album, dedicato al suo defunto partner, Evans Richardson, vede un importante ritorno alla strumentazione acustica e, nella sua versione fisica deluxe, è accompagnata da un libro di 48 pagine di arte “visiva immaginativa” e da 10 brevi saggi legati alle canzoni. So You Are Tired è il singolo di punta e potremmo definirla come un’acclamazione universale. Con i suoi registratori barocchi, fa venire, alla fine delle dieci tracce, un mal di cuore che pochi album ci hanno “regalato” quest’anno.
Brand New Sufjan
Tra espressioni di devozione spirituale e romantica, Stevens getta un ponte tra l’universale e il personale, per questo Javelin non sembra solo un ritorno alla forma, ma una rinascita personale (oltre che musicale). Una scrittura dura, diretta. In una parola: necessaria. E si sente tantissimo.
Oltre al singolo, su tutte, consigliamo l’ascolto di Goodbye Evergreen, che apre il disco in un modo decisamente eclettico e la chiusa con There’s a World.
Un piccolo appunto tra Everything That Rises e Genuflecting Ghost: vi sembrerà il 25 dicembre, ma tranquilli, è probabilmente il solo effetto collaterale di Sufjan Stevens in Javelin (e forse nemmeno troppo negativo).




