Stupido Sexy Futuro, la rivoluzione silenziosa de Lo Stato Sociale
È uscito lo scorso 5 maggio l’album de Lo Stato Sociale dal titolo Stupido Sexy Futuro: una prova di rivoluzione silente e dal basso

Ops l’ho detto
Undici tracce per quaranta minuti di album: questo il manifesto di protesta de Lo Stato Sociale, a ben sei anni di distanza da Amore, lavoro e altri miti da sfatare, arrivato in terza posizione nella classifica settimanale di uscita dell’album. Si ritorna ad un indie pop più marcato, con notevoli featuring e ad un’elettronica più spinta. Ospiti di questo disco: Management, Cimini, DrefGold, Mobrici, Naska e Vasco Brondi, degli amici più che dei colleghi di featuring. Sicuramente riuscita Ops l’ho detto, una critica non proprio velata e senza peli sulla lingua al mondo odierno senza retorica. Un attacco frontale, che si ripete in Pompa il debito, un quasi-punk spoken-word di meno di tre minuti in cui Guenzi & Co. non risparmiano proprio nessuno; facendo i nomi (“Agnelli, Elkann, Valditara/Cairo, Draghi, Berlusconi/Briatore, Moratti,/Renzi/Boschi, Salvini, Letta/Calenda, Sgarbi, Meloni”) e chiudendo con una morale dolceamara che inquadra un po’ tutto il filo conduttore del disco: “Chi era ricco è diventato anche più ricco/Chi aveva potere ha continuato ad averlo/Chi aveva armi ha continuato ad averle/Diventa brand ambassador della tua schiavitù/Pompa il debito”.
Nel cuore del Manifesto-disco
Non ci hanno convinto fino in fondo Vita di m3rda 4ever e Tutti i miei amici, probabilmente le prime ad essere state scritte, quando forse ancora un concept dietro non c’era. Sono delle tracce interlocutorie, forse Tutti i miei amici addirittura eccessivamente lunga e ripetitiva, ma è Senza di noi che ci ha lasciato più l’amaro in bocca: una canzone che sembra una Rivoluzione a metà, non compiuta, forse per concentrarsi più sulla scrittura dei featuring che, possiamo dirlo, sono pezzi superiori a quelli scritti soltanto dalla band. Questo potrebbe essere un sintomo di una primordiale crisi, ma senza fare i disfattisti, crediamo di più nell’idea che un album del genere debba contenere tante collaborazioni perché la Rivoluzione (musicale e non) non si completa da sola, non la fa un solo gruppo, una sola voce: ma una armonia. Detto questo, se Per farti ridere di me con Mobrici forse non esprime tutto il suo potenziale, Fottuti per sempre con Vasco Brondi è la traccia perfetta ed è posizionata, giustamente, sul finire dell’album. Uscito come singolo il 12 gennaio (quando nessuno sapeva bene se fosse in programma veramente un nuovo album de Lo Stato Sociale o fosse soltanto un pezzo tirato fuori estemporaneamente), Fottuti per sempre è stato definito come “il funerale dell’indie italiano”. È un pezzo che fa sorgere interrogativi, produce autoanalisi: “È la canzone più onesta che abbiamo mai scritto. Parla di come i sogni ti sappiano fregare, di una band che stava per sciogliersi, della vita che ha bussato ai finestrini di un piccolo furgone dove eravamo solo noi cinque amici che volevamo cambiare il mondo, mentre il mondo ha cambiato noi.” Queste le parole della band su Instagram.
Però siamo ancora qui
Filastrocca del disco: “Vorrei che questo disco diventasse un pacchetto e venisse poi spedito oltre ogni mare e ogni confine” ecco come inizia e, idealmente, si conclude il viaggio de Lo Stato Sociale in questo Stupido Sexy Futuro. Ma, come si dice, “se sono solo canzonette” perché allora pesa così tanto farle e poi ascoltarle? Probabilmente perché, come dicono, Stupido Sexy Futuro è quel contenitore di brani che non sono mai sufficienti per avverare una magia che duri più del tempo per salire fino in casa con la spesa tra le mani o tra un incrocio e l’altro nel traffico di punta. È così spiegata la paura di non arrivare ad ascoltare un disco per intero e Lodo vuole sottolinearlo, dicendo di aver cura dei dischi, perché solo terminandoli, soltanto in questo modo, allora, la Rivoluzione musicale potrà prendere finalmente piede.




