Il mondo è cattivo ma i Baustelle, con Elvis, provano comunque ad abbracciarlo
È uscito il nuovo album dei Baustelle: Elvis. Questa è la nostra recensione dell’ultima fatica di Bianconi, Bastreghi e Brasini.

Storie di uomini e di mondi
Questo potrebbe essere un sottotitolo al nuovo album dei Baustelle, Elvis, inizialmente concepito da Francesco Bianconi come un concept (“perché quando io penso a Elvis inevitabilmente penso anche alla sua fase decadente, grassa, sudata e impasticcata”, ha detto). Perciò Elvis è una sorta di contenitore di tanti ritratti di piccoli Elvis sfigati, di provincia o di città e, esemplificativa, risulta essere Gran Brianza lapdance asso di cuori stripping club. Un titolo che sembra una partita di nomi, cose e città finita male, ma la direzione dell’album, crediamo, la si comprenda ascoltando dapprima questo brano; la storia di un uomo che si innamora di una ballerina dell’est in un locale di spogliarelli. Musicalmente è la quintessenza del disco: ci sono Dylan, gli Stones, i T. Rex (citati persino alla prima strofa). Abbiamo al suo apice anche la sezione fiati, le chitarre sporche, il coro gospel. Un grande e fulgido dispiegamento di mezzi stradaioli, insomma, con un’armonica a bocca dopo il primo inciso.
Contro il mondo e invece averlo addosso
Elvis è un disco coeso, che non annoia, che non stanca e, se pure sono stati fatti uscire ben quattro singoli prima dell’uscita di un disco che contiene dieci tracce, la sensazione di “già sentito” non ci è apparsa eccessivamente palese. Questo perché la maestria di posizionamento dei brani è riuscita perfettamente e la tracklist non può che essere così. Musicalmente un disco molto differente dai precedenti, forse collegato da un unico anello di congiungimento che è rappresentato da Contro il mondo, una fotografia in tempo reale della condizione politica (nel senso più ampio, generale possibile del termine) attuale. Dove eravamo rimasti? Quanto tempo è passato? Queste le domande del trio. Chi sperava che saremmo anche un minimo migliorati, si sbagliava. Si continua piuttosto a vivere, a tirare avanti, con la ferocia di sempre e musica nuova.
I Baustelle sono la metafora dell’amore
Un ritorno al criticismo e al rock and roll. Ma anche al pop, al glam, al soul e al blues rock. Da notare anche Il regno dei cieli, una canzone interessantissima per gli intrecci canori e sonori che crea. dopo due strofe di Bianconi, un tripudio di sonorità si avvicendano nel ritornello per poi non calare mai, fino ad un outro con tantissimi ospiti: Andrea Poggio, Angelo Trabace, clauscalmo, Coma Cose, Dimartino, Galea e Laila Al Habash. “Il regno dei cieli” è un testo importante, le strofe sono un flusso di coscienza dell’infanzia, dei ricordi emozionanti e, forse, c’è anche l’idea di cosa possa essere Dio per Bianconi. Il Regno dei Cieli è una sorta di cosa che Dio, o chi per lui, mette nella testa degli uomini per non fargli vedere il vuoto. “Se tu vedi il vuoto, ti butti da un ponte” ha detto il cantautore ad Avvenire. “Non sono credente ma, certo, se ci fosse davvero la Resurrezione sarebbe il massimo, trovarsi e riabbracciarsi tutti un giorno…”.
Il mondo è cattivo, tocca ai Baustelle dargli una scossa musicale per farcelo ancora amare. E ci sono riusciti.




