(In)Tolleranza. 5 canzoni per ricordare dove sbagliamo
Il dizionario Treccani, tra le molteplici definizioni del lemma tolleranza, a un certo punto recita così:
“atteggiamento teorico e pratico di chi, in fatto di religione, politica, etica, scienza, arte, letteratura, rispetta le convinzioni altrui, anche se profondamente diverse da quelle cui egli aderisce, e non ne impedisce la pratica estrinsecazione, o di chi consente in altri, con indulgenza e comprensione, un comportamento che sia difforme o addirittura contrastante ai suoi principî, alle sue esigenze, ai suoi desiderî”
Mentre facciamo evidenti passi indietro sullo stato di diritto, potremmo almeno ascoltare un po’ di musica buona, di quella che canta cose serie.
Il 16 novembre ricorre la Giornata internazionale della tolleranza, istituita dall’UNESCO per ricordare uno dei pilastri su cui si erige la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Oggi mettete su una di queste tracce e riflettete un po’.
Solo voy con mi pena
Per tenere a mente che avere una carta d’identità in tasca non dice assolutamente nulla su chi siamo, ma allo stesso tempo, non averla, può significare essere invisibili. Sul significato di clandestino, per chi, da rispettabile persona in un paese, viene bollata con questo nome in un altro. È il passaporto la discriminante che giustifica l’isolamento?
Blood on the leaves and blood at the root
Segregazione e apartheid non sono termini che appartengono al secolo scorso. È indubbio che la società contemporanea veda ancora il mondo in modo bitonale: bianchi e neri, bianchi e gialli, bianchi e mulatti, bianchi e bianchi. Non è vero che il bianco sta bene su tutto, forse era il nero? Poco tempo fa, nella civilissima America qualcuno pendeva poco allegramente dagli alberi; non erano frutti quelli che cantava Billie Holiday. Oggi non appendiamo quasi più nessuno alla forca, meglio una divisa e un ginocchio sul collo.
Dammi l’ultimo bacio che non tornerò più
In Italia possiamo vantarci di aver avuto un tale che per primo mise nero su bianco che, forse, la pena di morte non era il massimo. Da lì, dopo un bel po’ di tempo, abbiamo iniziato a usare le patrie galere con poca parsimonia. Che popolo di delinquenti! Tuttavia, ben venga il gabbio se la colpa è concreta, ma nessuno torca un capello al condannato o all’innocente. A Giulio, a Stefano e a tutti gli altri.
I know I have to go
Siate gentili con chi è più giovane di voi e siate gentili con chi è più vecchio di voi. Siate comunque gentili, se potete. Lo scontro generazionale è normale, deve esserci. Il problema è che nessuno sa mai quando arriva il momento del turn-over, troppo presto per chi è avanti negli anni, troppo tardi per chi si sente già adulto. Se proprio dovete litigare – nessuno qui giudica – almeno provate a farlo con i toni di Cat Stevens. In fondo, tutti i vecchi sono stati bambini e anche voi, col tempo, soffrirete le meraviglie dell’artrite.
Arbitro in terra del bene e del male
Se tanto mi da tanto e ancora oggi siamo qui a ricordare che la tolleranza dovrebbe guidare molte delle nostre azioni quotidiane, può essere che qualcosa non funzioni tra chi le buone e cattive azioni le giudica? Sia mai! Il sistema è infallibile. Chissà però, che musica ascolta chi scrive le leggi.
Quo usque tandem abutere Catilina tolerantia nostra?




