53 anni di In the Court of the Crimson King
Cinquantatré anni dall’uscita del primo album dei King Crimson: il manifesto programmatico del rock progressivo.

Preludio
Nel 1967 il chitarrista Robert Fripp decide di rispondere ad un annuncio dei fratelli Mike e Peter Giles, rispettivamente batterista e bassista: i due, infatti, erano alla ricerca di un cantante e organista per completare la formazione di una band emergente. Nel 1968 il gruppo Giles, Giles & Fripp ottenne un contratto con una sussidiaria della Decca e con essa pubblicò un album nel mese di settembre del quale vennero vendute solamente 600 copie. Successivamente, al trio si unì Judy Dyble e il suo ragazzo Ian McDonald. Quest’ultimo si inserì presto nel gruppo, ma la sua relazione con Judy Dyble finì presto e la cantante abbandonò i membri restanti. Successivamente anche Peter Giles lasciò il progetto, a causa degli scarsi risultati e della direzione più sperimentale che la band stava prendendo e Fripp, restando praticamente da solo, contattò Greg Lake e il poeta Peter Sinfield. Proprio quest’ultimo, insieme a McDonald, scrisse il brano The Court of the Crimson King (letteralmente “La corte del Re Cremisi”, con riferimento a Beelzebub) che diede il nome al gruppo che conosciamo oggi.
I King Crimson esordirono ufficialmente nella scena britannica il 9 aprile 1969, dopo tre mesi di prove in un club di Londra. Il gruppo ebbe un impatto molto forte e subito acquisì una certa notorietà. Nella primavera stessa, il gruppo riuscì a firmare con l’etichetta Island e iniziò la leggenda.

Nella corte del Re
Già nel 1969 i King Crimson avevano tentato due volte in due studi di registrazione diversi di registrare il loro materiale, con il produttore Tony Clarke, ma non ne uscirono mai soddisfatti delle registrazioni, che rimasero incompiute e andarono perdute. Perciò Fripp decise di impegnarsi in un’autoproduzione con un registratore Ampex a 8 tracce nei Wessex Sound Studios di Londra, con la supervisione di Robin Thompson. L’inizio delle registrazioni dell’album, che per la loro durata vennero definite da McDonald “tranquille” (mai termine fu più sbagliato, ripensandoci oggi), seguì di poche ore il primo sbarco dell’uomo sulla Luna e la notizia di quello storico avvenimento colpì positivamente tutto il gruppo, che decise di ri-registrare alcuni strumenti per dargli un senso “più onirico”. Poco dopo le sessioni di registrazione, però, i componenti del gruppo si accorsero che alcuni nastri erano disallineati, e che ciò aveva portato a una perdita delle alte frequenze e a dei crepitii che colpirono alcune parti del disco. Questo lo si nota, ad esempio, nella traccia di apertura (21st Century Schizoid Man), che viene definita: “Un’ambiziosa filosofia dove la successione di rumori con un riff muscolare e i passaggi più improvvisati sembrano costruire una sorta di ponte tra la musica contemporanea, il rock e il jazz.”.
L’iconica copertina e l’accoglienza
In un’intervista a Rock&Folk, Robert Fripp commentò così la particolare copertina dell’album: “Peter ha portato questo dipinto e il gruppo lo adorava. Recentemente ho recuperato la versione originale nella sede di EG perché è stato esposto alla luce, e avrebbe potuto subire danni, così l’ho preso. La faccia esterna è quella dell’uomo schizoide, e quella l’interna è del Re Cremisi. Se si nasconde il suo sorriso, gli occhi rivelano una tristezza incredibile. Cosa potremmo aggiungere? Esso riflette la musica.”
È così, è vero: In the Court of the Crimson King fu un successo immediato e la copertina giocò un ruolo importante nelle vendite: infatti le persone, prese alla sprovvista, compravano il disco senza sapere nemmeno il contenuto o l’autore, attratte da quell’opera d’arte stampata sulla cover. Oggi si è concordi nel dire che, il primo, storico, disco dei King Crimson sia un capolavoro. Il critico Edward Macan ha affermato più volte che l’album di rock progressivo sia “uno dei più (se non il) più influente mai pubblicato”.
Perché è il manifesto di un genere. Perché è la prima, forte, voce dei King Crimson. È la firma generazionale di un movimento, quello del rock progressivo, che da In the Court of the Crimson King in poi si aprirà a nuovi ed inediti scenari, a strade mai battute prima dell’uscita di questo capolavoro.




